Direttamente da Norrköping, Svezia, arriva la proposta musicale di/dei Vagh, un hard rock melodico di chiaro stampo nord europeo caratterizzato dall’ottima cura delle melodie e dal suono decisamente dominante dalla chitarra.
Che questa caratteristica della proposta del gruppo, questo suono così prorompente e presente della sei corde, che per certi versi dà al disco un aspetto più “rozzo” e “live”, sia dovuto più ad esigenze in fase di registrazione che ad una scelta meditata da parte del leader Robin Vagh non ci è dato saperlo, anche se lo stesso ha dichiarato più volte di aver voluto cercare di far convivere nel suo progetto il suono corposo e roboante dell’hard’n heavy degli ’80, le delicate atmosfere tipicamente AOR e quei ritornelli maledettamente “catchy” che si stampano in testa e dei quali si fatica a liberarsi.
Quale che sia la verità (ma poi, importa veramente?) possiamo comunque dire che Robin è riuscito a descrivere alla perfezione la musica che sentirete in questo CD: una batteria ed un basso pulsanti, una chitarra scalpitante, una voce calda ma allo stesso tempo aggressiva, dei cori a cui è inutile cercare di opporre resistenza.
Avete dei dubbi? Prendete l’iniziale “Tricky” allora, e provate a dire che non abbia il piglio e l’orecchiabilità delle migliori opener, che non sia un brano difficile da trovare oggigiorno anche nei gruppi più affermati e sostenuti da etichette più o meno importanti, che non sia uno di quei brani, in definitiva, che basta ascoltare per tornare di buon umore, che ti diverti a cantare a squarciagola sotta la doccia e che metti a manetta sulla tua autoradio. E non è certo un caso isolato: “Born Yesterday”, “Hypnotized”, “Book Of Shadows” (che ha un incedere che richiama alla mente sfacciatamente “Heaven And Hell” e molti brani di Dio), “Sleepwalking” e la conclusiva “In The Heat Of The Night”, tutti esempi validi di un songwriting decisamente riuscito, divertente e coinvolgente.
Buona la prova di Jonas Blum, già sentito in gruppi del calibro di Pole Position, Majestic e Reptilian e sostituito in “Alison” dalla collega Noomi Strågefors (che però non sembra essere esattamente a suo agio), e in generale di tutti gli altri, addirittura ottima se consideriamo che molti si siano effettivamente incontrati per la prima volta proprio in occasione delle registrazioni.

In definitiva un disco certamente non molto comune (per il mix di cui abbiamo parlato), che sicuramente non avrà difficoltà a fare breccia nell’ascoltatore già avvezzo a questo tipo di sonorità e perfetto per trascorrere una quarantina di minuti senza pensieri lasciandosi andare ad agitare piede e capoccione.
Spero di risentirli presto con una produzione che possa esaltare ancora di più le loro buone qualità.

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