Sette anni lontani dalle scene a scavare all’interno delle malattie che affliggono la propria vena creativa. Tanto è servito agli Unsane affinchè i giochi di nervi, che da sempre caratterizzano i loro album, catalizzassero al meglio per restituire a chi li attendeva questo ennesimo saggio d’isteria sonora. Senza deludere nessuno e senza la pretesa di guadagnare alcunchè rispetto al passato la “corsa sanguinosa” evocata dal titolo giunge al traguardo che si presenta più concreto e spettacolare che mai agli occhi di chi lo aveva atteso.

Dieci brani estesi su novantanove tracce per rendere ancor più ardua la missione dell’ascoltatore di arrivare neurologicamente indenne al termine del disco. Molteplici sono, infatti, le prove che minano il suo percorso a partire dalla struttura dei brani: la forma canzone è completamente stravolta per lasciar spazio talvolta a strofe ripetute fino alla pazzia (senza per questo dare un senso di monotonia), talvolta a break che danno spesso e volentieri l’impressione di essere stati magnificamente improvvisati in studio. Tempi lenti, un basso molle e snervante, voci striscianti ed ovattate come proiettili impazziti spuntano inaspettati lasciando perplessi al primo approccio per poi essere paradossalmente ricercati negli ascolti successivi. L’arte degli Unsane risiede tutta nel riuscire a dare un senso di omogeneità ed organicità ad un lavoro pieno di scelte che in qualunque altra sede sarebbero apparse stonate e dissonanti, gravando sulle credenziali qualitative attribuibili all’opera.

Chiunque si senta in grado di far fronte alle sfide di coraggio e nervi a cui “Blood Run” sottopone ogni sua vittima sottoforma di riff abrasivi e confusi è invitato ad intraprenderle con fiducia e dedizione rendendo onore ad una band sempre emblematica, unica e sorprendente nel suo genere.

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