Pubblicato nel 2013

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Prima di arrivare ad affrontare e smembrare pezzo per pezzo, minuto per minuto, l’ultima fatica firmata ULVER è necessario fare qualche piccolo passo indietro nel tempo sulla discografia del colosso norvegese in questione. Per anni i primi tre album, vale a dire: “Bergtatt-Et Feventyr I 5 Capiter”(1995), “Kveldssanger” (1996) e “Nattens Madrigal-AAtte Hyme Til Ulven I Manden”(1997), sono stati osannati pro via delle innovazioni tecniche e sperimentali che la band ha iniziato a proporre, in un panorama musicale che si presentava ormai spento e povero di inventiva. La loro genialità nasce per aver fuso le controversie del black metal atmosferico con quelle dell’elettronica pura, fino a studiare note del neoclassicismo.  Senza dubbio la svolta epocale avviene con l’album “Perdition City” del 2000, che niente meno che dal New York Times fu giudicato, in un piccolo trafiletto, come l’album che segna la musica del secolo e la rinascita totale nell’utilizzo del digitale nell’innovazione artistica dando così lo scacco matto alla fine del sistema analogico. Dopo  Perdition City è il momento di Blood, Inside che esce nel 2005, un altro capolavoro destinato a rimanere anch’esso in cima alle classifiche degli album più venduti del settore ambient ed elettronico per molto tempo. (Qualcuno lo ha addirittura utilizzato per tesi di laurea N.d.R.). Nel corso degli anni, dal lontano 1995 fino ad oggi è importante tenere presente del fatto che gli ULVER, hanno dimostrato comunque di rimanere sempre al passo con i tempi della trasformazione musicale in atto in quel determinato preciso periodo. 1185934_10153184953905422_1277030133_n

MESSE I.X-VI.I  esce il primo agosto 2013 per Jester Records. Sei le tracce presenti nel disco, tra cui due cantate e il resto come di consueto, tutto strumentale. La particolarità di questo ultimo lavoro parte già dal titolo che ricorda molto uno di quei versetti che appartengono alla religione Ortodossa.  Non per altro i numeri  scritti accanto alla parola Messe che sta appunto per Messa, valgono come Messa dal capitolo uno al versetto dieci fino al capitolo sesto versetto uno. Ripercorrendo quei capitoli è chiaro che il riferimento è estremamente ortodosso e la linea di pensiero da mantenere durante l’ascolto è quella spirituale inteso come viaggio dell’anima.  Gli Ulver sfornano  un lavoro tutto concentrato sul decadentismo ostentato dalla visione oscura e mistica dell’atmosfera biblica, sia numerologicamente che musicalmente. Fateci caso. Le tracce sono sei, all’interno di uno dei capitoli vi è il numero sei e poi ancora i minuti totali di ascolto sono 44 minuti e 44 secondi quindi quattro è un multiplo di sei, quattro più quattro fa otto, otto è un numero ben preciso e molto importante nella religione ortodossa, ma questa è un’altra storia. Così come la scaletta non è stata inserita a caso nell’album, nemmeno i brani sono stati costruiti a caso. E’ facile perdersi con la propria mente ascoltando soltanto i primi undici minuti del disco, che sono a dir poco travolgenti e a tratti struggenti fino a destare qualche lacrima di commozione. Basti pensare alle uniche due tracce cantate, vale a dire: Son of Man e Mother of Mercy. Esse sono un inno sia al Padre Eterno (Son Of Man) e alla madre delle creature (Mother Of Mercy). Ecco che timidamente la voce calda di Krystoff Rygg, esce fuori lentamente come per dire “Hei mi sentite? Ci sono anche io in mezzo a questo casino mentale…” Son Of Man è il quarto brano del disco. Geniale l’accostamento elettronico ad alcune parole pronunciate e l’assemblamento delle note è da brivido, così come lo sono i passaggi resi in chiave orchestrale grazie all’inserimento e al lavoro proprio con la Tromsø Chamber Orchestra. <<O Padre, Ci sono state definite Con il nostro sangue, La Strage degli Innocenti, E il sacrificio del Figlio…>>  In Mother Of Mercy, fanno da padroni i violini e una melodia quasi angelica accompagna il brano in un inno alla madre terra, di tutte le creature e di tutte le cose che compongono questo capolavoro fino alla fine dell’intero album concludendo poi con questa frase: << O Madre, Madre della Misericordia, Mi rivolgo a voi, Dalla Valle di Lacrime, Come Figlio dell’Uomo…>>

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MESSE è uno dei migliori album usciti in un anno di profonda crisi non solo musicale ma anche economica, e gli ULVER restano i migliori artisti in assoluto per quanto riguarda il panorama mondiale dell’innovazione, della sperimentazione e della continua ricerca ossessiva della perfezione dei suoni.

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