Ancora una volta il chitarrista Uli Jon Roth (tra le tante collaborazioni ex ascia degli Scorpions) da prova di incredibile apertura mentale.
Il suo nuovo ‘Under A Dark Sky’ è infatti l’ennesimo “esperimento” sonoro del geniale musicista tedesco, da sempre attratto in parti eguali da hard rock e musica classica. Un connubio che oggi fa la fortuna di molti (Rhapsody Of Fire, Haggard…) ma che in passato ha visto alcuni pionieri (tra cui lo stesso Roth) adoperarsi in tal senso e approfondirne tutte le sfaccettature possibili.

Anche qui, ad esempio, non servono due figure storiche come Liz Vandall e Mark Boals per inquadrare nel contesto rock tout court il lavoro in esame. Anche loro si inseriscono con molta intelligenza all’interno di un prodotto assolutamente sui generis, in cui la perfetta commistione tra musica classica e hard rock è raggiunta a più riprese in brani come ‘Land Of Dawn’ e ‘The Magic Word’. Una ricercatezza sonora che a volte può sembrare pretenziosa o aristocratica ma che in realtà tradisce una passione viscerale per la composizione sinfonica: sotto quest’ottica, anche un brano immenso (quasi 20 minuti) come ”Tanz In Die Dammerung’ riesce a coinvolgere l’ascoltatore in virtù di un approccio estremamente complesso ma efficace. Complesso come un po’ tutto questo ‘Under A Dark Sky’, sicuramente tra i lavori più ambiziosi del chitarrista tedesco ed ennesima testimonianza di quanto grande sia l’estro del funambolico Roth.
Niente virtuosismi o stucchevoli riproposizioni scontate, qui il rock e la classica colludono apertamente sotto l’egida di un musicista stratosferico e tremendamente ispirato.

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