Figli del Grande Nord unitevi tutti sotto la stessa bandiera; guerrieri vichinghi impugnate le vostre armi, salutate le vostre donne e dopo aver fatto festa preparatevi a salpare il giorno seguente per una nuova battaglia!

Sono queste le parole che sembrano sussurrarmi le note che compongono le canzoni del nuovo album dei Tyr. La band, originaria delle isole Faor, è autrice di uno splendido disco di puro epic metal impreziosito da continui inseriti folkloristici che rendono l’album ancora più combattivo e battagliero, adatto sopratutto per chi sente di aver vissuto un’altra vita tra le fredde lande della Svezia e della Norvegia. Con questa nuova release i Tyr ci riportano indietro nel tempo, ci riportano ai tempi di Eric il Rosso: e, infatti, è proprio “Eric the Red” il titolo del nuovo album della band faorese, album già stampato nel 2003 e che grazie alla sapiente opera della Napalm Records vede nuovamente la luce corredato di due bonus track.

Ascoltando dunque le composizioni dei Tyr sembrerà di trovarsi al cospetto del fiero popolo vichingo, a volte nel bel mezzo di una festa, altre volte seduti su un vascello diretti verso il mare aperto, cantando inni di guerra pronti a infondere coraggio nel cuore di tutti i guerrieri. In “Eric the Red” non crediate di trovare il solito singer capace di raggiungere acuti incredibili e neppure un continuo susseguirsi di brani velocissimi dove la doppia cassa regna sovrana. I brani dei Tyr sono quasi tutti dei mid tempos farciti da una buona dose di metallo fuso, impreziositi da coroni maschili dannatamente epici tanto che a volte ci si chiede se questi personaggi non siano davvero discendenti dei vichinghi. Basta solo ascoltare l’opener “The Edge” oppure la veloce “Styrisvolurin” per rendersi conto di quanto queste mie parole siano veritiere. La voce di Heri è maestosa ed imponente senza andare a ricercare inutili vocalizzi mentre anche gli altri ragazzi della band svolgono un lavoro davvero buono con i loro strumenti senza sbilanciarsi in inutili manifestazioni di protagonismo.

In generale le canzoni presenti su questo disco scorrono via davvero molto bene, la band sa esattamente dove portare l’ascoltatore e riesce a tenerlo avvinghiato grazie a brani davvero interessanti come l’epica “Regin Smidur”, caratterizzata da un coro vichingo che si piazza subito in testa e che ci fa alzare un calice pieno di birra verso i nostri compagni guerrieri, o ancora la maideniana “Ramund Hin Unge” che dopo un intro acustico molto epico esplode in una cavalcata che ricorda proprio la vergine di ferro. Eccezion fatta per un paio di brani, tra i quali vorrei citare “Dreams” inutile e lunghissima canzone che nonostante ripeta infinite volte il proprio ritornello, si piazza in testa proprio grazie al sapiente uso dei cori maschili che la band riesce a fare, all’interno del disco brillano delle canzoni favolose come “Olavur Riddararos” e le conclusive “Alive” ed “Eric the Red” (che finalmente vede l’uso di una doppia cassa per l’unico pezzo sparato presente su disco) le quali terminano un cd davvero molto interessante e ben fatto.

Non credevo che un disco simile potesse piacermi così tanto eppure i Tyr sono stati capaci di catturare la mia attenzione. Questo disco è parecchio epico e al tempo stesso unisce sonorità metal e folk tipiche della cultura del Grande Nord come fossero una sola cosa. Ma non è ancora finita in quanto molte canzoni sono cantate in inglese, altre nella lingua madre della band, cosa che rende ancora più interessante ed epico “Eric the Red”. Consigliato.

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