Un vero ordigno esplosivo, micidiale quanto una bomba atomica, cinico quanto un lacrimogeno. Questo ultimo capolavoro dei norvegesi Tsjuder è una nuova conferma di quanto il gruppo formato nel ’93 da Nag (voce e basso) e Berserk (non più membro Tsjuder) non abbia nessuna intenzione di cedere alle mode elettroniche di oggi, ma punti ancora su una musica diretta e profondamente in linea con la vecchia scuola black. No sintetizzatori, no alle voci femminili, nessun compresso! Questo è quanto proclamano gli Tsjuder nel 2004, rimanendo così fra quei pochi portabandiera delle lezioni del passato che hanno visto nascere sulle terre scandinave tanti gruppi ormai persi nelle mille sperimentazioni.
Anche le tematiche dei testi sono in linea col passato, sgorgando sempre da una fonte satanista. Le nove canzoni che oggi sono state composte sono un concentrato di adrenalina pura, tutte animate dalla stessa ferocia, tutte giocate su tempi veloci che lasciano pochissimi spazi ai rallentamenti che condensano l’atmosfera al punto da farla diventare spasmodica. Un ulteriore aspetto che la band non sembra aver perso è la caratteristica vena thrash che si insinua in molte canzoni, donando soprattutto ai riff black tempi più cadenzati.
Una delle dimostrazioni più succulente di tale compresso di generi è la sesta “Mouth Of Madness” dove sembra quasi di sentire una versione “tutta black” del cantato di Lemmy dei Motorhead. Da notare anche la scelta di inserire una cover dei Bathory, in onore probabilmente della perdita del suo leader Quorton, come “Sacrifice”, testimonianza anch’essa della tradizione essendo presa dall’album “Bathory” dell’84.

Un disco marziale, che vuol colpire l’ascoltatore per la sua spiccata aderenza alla semplicità di vecchi canoni, che riesce a impressionare per l’abilità nel creare un album così perfetto solo attraverso riff bellissimi e trascinanti, una batteria ipnotica e una voce che sembra l’ultimo idolo della morte. Un disco quindi che non ha niente di innovativo, che non piacerà a chi è alla ricerca di soluzioni elettroniche o evoluzioni in senso progressive metal stile ultimo Vintersorg per fare un nome, ma che farà impazzire chi è sicuro di non poter rinunciare in questi tempi così caotici alla linfa nera che scosse gli anni ’90.
Solo il terzo album questo, ma la qualità di tutti e tre i lavori di questo gruppo sono una chiara dimostrazione di come a volte sia preferibile un minor numero di uscite a favore dell’ispirazione e maturità di queste. Tsjuder, i baluardi retrò del black metal.

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