Sembra che la vena artistica di Phil Vincent non si debba mai esaurire e dopo aver pubblicato un discreto numero di album nel corso degli anni il nostro cantante torna con Poetic Justice nuovo lavoro dei suoi Tragik. Non fatevi trarre in inganno dall’orrida copertina e inserite immediatamente il disco nel lettore cd: quello che ne uscirà sarà solo ed esclusivamente tanto hard rock suonato con la passione e la maestria di chi, ormai, vive questa musica da anni. Coadiuvato dalla sapiente mano di Damian D’Ercole e Dirk Phillips rispettivamente chitarra e batteria, Vincent ci regala un lungo disco fatto di tanto rock melodico di chiara matrice statunitense, che ricorda molto da vicino Dokken, Journey e Night Ranger, trasudando passione e potenza da ogni sua singola nota. Tuttavia non siamo più nel passato quando ancora la musica non era farcita da contaminazioni moderne e oggi, a rigor di logica, il buon Phil decide di inserire, all’interno dei propri brani, una piccola quando decisa spruzzata di modernità e lo fa aggiungendo brevi quanto importanti passaggi di synth ed elettronica, così slegati dal contesto musicale dei suoi brani ma così dannatamente avvincenti e ben incastrati nel contesto stesso delle canzoni. Tra i pezzi che meritano un ascolto si trovano proprio le iniziali “Show the world” e “Never stand alone” così com’è la splendida “Message to god” tutte quante capaci di mescere assieme parti moderne con un sound più datato, più sporco e corroso che rimanda con la mente indietro nel tempo.

Provate dunque ad ascoltare molto attentamente questo lavoro e a non farvi subito scoraggiare da questi innesti “moderni” che si ergono prepotentemente all’interno dei brani dei Tragik. Vincent ha fatto una scelta coraggiosa e con coraggio guarda al futuro di questo progetto: date un’opportunità a quest’album che sicuramente saprà conquistare la vostra simpatia e la vostra attenzione.

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