I Tierra Santa, giunti ormai alla loro sesta fatica, sono un gruppo di origini iberiche dedito ad un heavy metal di stampo prettamente classico, e riprova ne sono le fortissime influenze maideniane che hanno contrassegnato le loro precedenti opere. In questo ultimo lavoro però provano a distaccarsi un po’ da questo discorso, ma da qui ad ottenere un suono assolutamente personale e inconfondibile per i quattro spagnoli deve passare ancora un bel po’ di strada, a mio avviso.
Prova ne è ad esempio la maniera in cui si apre il disco, con una breve introduzione di tastiera che riporta senza troppe difficoltà alla mente un altro pezzo ben più famoso, ovvero “Tarot Woman” dei Rainbow. La canzone, “Neron”, è caratterizzata da un buon incedere, da un tappeto di hammond (che rafforza l’idea di hard rock) e da una discreta melodia che dopo qualche ascolto si pianta bene in testa. Sempre per rimanere in casa Blackmore per quanto riguarda l’ispirazione, “Tu Misión” ci offre un riff portante che è senza troppi giri di parole un plagio bello e buono di “Perfect Strangers”.
Nessuno vuole negare l’importanza fondamentale di queste e altre canzoni di gruppi come Deep Purple e Rainbow, però riutilizzarne pezzi davvero conosciuti da tutti mi sembra una cosa quantomeno sciocca…
Passando oltre, il disco ci propone brani più che discreti come “Rumbo a las Estrellas” che, partendo da una normalissima strofa come mille altre, riesce ad arrivare al ritornello con qualcosa da dire, ovvero una buona melodia e un tappeto di synth molto anni ’80. Più in generale, la melodia non è certo quello che manca nel disco, così come gli arrangiamenti che non sono nè troppo scarni nè troppo pompati e coprenti. Chitarre, basso, batteria e inserti di tastiere qua e là a sottolineare qualche passaggio, proprio come nella più classica tradizione heavy. Tutte canzoni discrete, carine, che si lasciano ascoltare molto bene da un appassionato del genere, ma che allo stesso tempo non danno niente di più.
“El Grito de la Tierra” ad esempio, energica e veloce, sebbene ricada un poco nell’imitazione dei Maiden, è probabilmente uno dei pezzi che più rimarrà impresso di questo disco, così come la successiva “Soñar con Ella”, che risulta essere il pezzo più romantico del disco nonostante non sia in assoluto una ballad. Cosa che invece è la breve e conclusiva “Hermano del Viento”, ma anche in questo caso si tratta di un pezzo che non segnerà certo nella storia del genere.

La sufficienza, in definitiva, mi sembra il voto più giusto da assegnare ad “Apocalipsis”, disco che purtroppo per i Tierra Santa non dà la svolta alla loro carriera ma che li fa rimanere nel limbo delle band strettamente di genere. Non che questo sia un peccato mortale, però in tempi di magra credo che i soldi andrebbero spesi più saggiamente…al limite, potreste dargli qualche punto in più solo se cercate una band che canti in spagnolo e non nel solito, banale, inglese.

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