Mai scalfiti da un riscontro in patria inversamente proporzionale alle qualità espresse, i Thunderstorm hanno da sempre rappresentato l’icona della band forte, piena di passione e sempre rivolta con lo sguardo in avanti. E’ così che, prevedibilmente, non poteva sfuggire alle suddette regole neanche ‘As We Die Alone’, seconda opera dei nostri presso Dragonheart, nonchè episodio più riuscito e personale della loro discografia.

Che non fossimo davanti a tre pivellini, viste le testimonianze artistiche passate, era un dato di fatto ma, sfondando ogni più rosea previsione, le dieci composizioni di questo lavoro stupiscono per l’inattaccabilità con cui si presentano. Canzoni impostate per avere quella resa globale sempre inseguita dai nostri ed ora conquistata sotto i colpi di scelte azzeccate, una fluibilità eccezionale ed un mood ormai unico. I tre musicisti non vogliono inventare niente, ma donano ad ogni brano una “mano” marcata: tangibile, corposa e ravvisabile dopo pochi secondi. Rimane l’attaccamento ad un certo doom classico che pretende di strizzare l’occhio a band come Candlemass, Trouble e, soprattutto nell’impostazione vocale, Black Sabbath e che, spesso e volentieri, rischierebbe sconfinare in copia carbone. In questo caso l’influenza è, invece, utilizzata in maniera artistica senza tendere la mano ai grandi ma camminando sulle proprie gambe. Ciò che creano i Thunderstorm viene così ad essere un album completo in cui alle classiche atmosfere angoscianti si contrappone un’anima leggera fortemente radicata ad un certo rock di matrice settantiana di cui la cover di “Voodo Child”, perfettamente calzante nel disco, è una palese traccia. Disinvolti e sicuri dei propri mezzi, i ragazzi restituiscono il lavoro che ogni amante del genere sarebbe portato a desiderare. Pezzi cangianti, grassi, striscianti che passano dai mid-tempos vicini a certi Cathedral di “Death Rides On The Highway”, alla solidità canonica di “Hypnowheel Of Life”, transitando per la graffiante epicità della stupenda “We Dream As We Die…alone”. In questo contesto, la produzione si adatta a meraviglia alla “svolta” seventy apparendo sempre meno pulita ed andando giustamente a gonfiare suoni ed atmosfere. Tutto questo, e molto atro, è questo ‘As We Die Alone’, ennesimo passo in avanti dell’inarrestabile cammino di una band matura, di qualità continentale e sempre capace di guardarsi allo specchio per migliorarsi. Da questi presupposti non poteva che nascere qualcosa di positivo e, si spera, garanzia per riconoscimenti quantomeno misurati alle capacità mostrate. Giù il cappello.

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