Nonostante le mie aspettative iniziali non fossero del tutto rosee per un bill a mio parere discutibile, il Thrashfest 2011 si è invece rivelato un successo.

Certo, è vero che non bisogna sempre lamentarsi, ma per un tour denominato “Thrashfest Classics” ho trovato un po’ fuori luogo mettere co-headliner Sepultura (di cui sono rimasti soltanto due membri originali e che senza i Cavalera avevano poco senso in un tour simile) e gli Exodus, presenti anche lo scorso anno e con un solo membro originale.

Ottima idea è stata quella di eseguire soltanto brani dei primi album, dando la possibilità a molti di ascoltare brani che altrimenti sarebbero stati difficilmente inseriti in scaletta, anche se certe perle, cantate da altri vocalist mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca.

La serata inizia alle 19 circa con l’entrata in scena degli australiani Mortal Sin, potente band attiva dal lontano 1985 che è stata accolta calorosamente dal pubblico italiano e che nonostante il cantante Mat Maurer fosse febbricitante non ha perso un colpo. Anche se in veste di band-apripista è comunque da far notare che questi potenti thrashers sono in attività da più di vent’anni e spero presto di poterli rivedere con un tour tutto loro dove il set non sarà ridotto.

Con la doppietta distruttiva di “I Am Immortal” e “Mayhemic Destruction” la band abbandona il palco a testa alta e con un pubblico caldo al punto giusto per l’arrivo di una delle leggende della Bay Area, gli Heathen.
Setlist:

  1. Blood, Death, Hatred
  2. Voyage Of The Disturbed
  3. Lebanon
  4. Hatred
  5. I Am Immortal
  6. Mayhemic Destruction

Capitanati da Dave White, di origini toscane e partenopee, gli Heathen vengono accolti a braccia aperte salendo con “Pray For Death” ed eseguendo una scaletta improntata sui basilari “Breaking The Silence” e “Victims Of Deception”, facendo scatenare il pubblico sulle note di “Open The Grave” e “Death By Hanging”.

Lo show è stato molto compatto ed anche se il volume non ha tenuto fede alle mie aspettative, gli Heathen sono riusciti a tenere alta l’adrenalina senza calare di intensità, attraverso brani taglienti come “Goblin’s Blade” e “Opiate the Masses”.

Pollici alzati per gli Heathen, che dopo il Killfest tour in compagnia di Overkill e Destruction a marzo hanno sicuramente ampliato i loro plausi sul suolo italiano.

 

Setlist:

  1. Pray for Death
  2. Goblin’s Blade
  3. Open the Grave
  4. Hypnotized
  5. Opiate of the Masses
  6. Mercy Is No Virtue
  7. Death by Hanging

Terminato il breve set a loro disposizione, la band scende dal palco e saluta le prime file firmando autografi e ringraziando i fan, mentre sul palco cominciavano a comparire sui teli di scena i celebri teschi di “Infernal Overkill”, capolavoro targato 1985.

Dopo l’intro i tre dell’Apocalisse compaiono sullo stage nel delirio generale creato dalla tritaossa “Total Desaster”, seguita a ruota da “Satan’s Vengeance”.

Presenti per rappresentare il thrash teutonico di alta qualità, i Destruction tengono fede al loro nome e trasformano il pit in un campo di battaglia sotto i colpi di “Mad Butcher”, “Invicible Force” e “Bestial Invasion”.

I tre, imponenti tedeschi non si fermano un attimo, se non per ringraziare il pubblico italiano con un sonoro bestemmione da parte di Schmier approvato dai thrasher presenti; con una potenza letale questi borchiati personaggi tengono alto il nome del Thrash old school creando un moshpit incessante e molto intenso, probabilmente il più indemoniato dell’intera serata.

Sulle note della indescrivibile “Curse the Gods” la band lascia il palco acclamata allo sfinimento e con quello che è stato secondo me lo show più violento e potente della giornata.

 

Setlist:

  1. Total Desaster
  2. Satan’s Vengeance
  3. Mad Butcher
  4. Black Mass / Antichrist / Death Trap
  5. Invincible Force
  6. The Ritual / Thrash Attack
  7. Tormentor
  8. Eternal Ban
  9. Bestial Invasion
  10. Curse the Gods

Non c’è tempo per le pause e a questo punto è il momento dei Sepultura, attesi e criticati da molti; la scaletta presenta brani formidabili, vedi ad esempio l’apertura con “Beneath the Remains” o la splendida “Infected Voice”.

Nonostante la mancanza dei fratelli Cavalera, i brani suonano decisi e convincenti, anche se l’intero set non ha la stessa brutalità di quello della band precedente, in parte per via di intro che hanno staccato troppo tra un pezzo e l’altro.

La discutibile scelta di inserire in scaletta “Kaiowas” è stata smentita dal fatto che è stata trasformata in una interessante jam dove tutti i batteristi delle band e Green hanno eseguito degli assoli di tamburi, cosa che si è rivelata interessante e che ha visto tra gli spettatori a bordo palco Schmier dei Destruction.

Altra collaborazione è stata quella di Gary Holt durante “Refuse/Resist”, prima del gran finale con il classico “Arise”.

Personalmente è stata l’esibizione meno lineare del bill, visto che in alcuni punti ho trovato il loro spettacolo piuttosto noioso, mentre in altri punti era davvero micidiale (vedi ad esempio “Desperate Cry” o “Inner Self”); in line-up era presente inoltre il nuovo, fenomenale batterista, un diciannovenne dalla tecnica bestiale.

Con il pubblico su di giri i brasiliani ringraziano e si fanno da parte per il secondo headliner della giornata, i devastanti Exodus di Gary Holt.

 

Setlist:

  1. Intro
  2. Beneath The Remains
  3. Territory
  4. Dead Embryonic Cells
  5. Desperate Cry
  6. Mass Hypnosis
  7. We Who Are Not as Others
  8. Altered State
  9. Infected Voice
  10. Subtraction (con intro di batteria)
  11. Inner Self
  12. Kaiowas (Jam con tutti i batteristi)
  13. Refuse/Resist (+ Gary Holt)
  14. Arise

Si è giunto all’atto finale del Thrashfest, ed a introdurlo è per l’appunto “The Last Act Of Defiance”, massacrante traccia estratta dal seminale “Fabulous Desaster”; gli Exodus sono in gran forma e non faticano a dimostrarlo.

Gli americani non si fermano un attimo e scagliano contro il pubblico in delirio un classico dopo l’altro, da “A Lesson In Violence” a “Pleasures Of The Flesh”, passando per “Brain Dead” ed “Exodus”.

La scaletta è incentrata fondamentalmente sul capolavoro “Bonded By Blood”, che viene eseguito quasi per intero e che ha visto la partecipazione di Andreas Kisser sul brano “Piranha”, oltre al fan estratto dal pubblico che ha cantato il ritornello della terremotante “Metal Command”.

Dukes incita più volte il pubblico a ripetuti circle pits, il crowd surfing è incessante ed il pogo selvaggio, il thrash metal è decisamente atterrato a Bologna e tutti ne sono compiaciuti.

La giornata ed il set si chiude la massacrante “Strike Of The Beast”, con tanto di mega wall of death sotto palco che sembra aver soddisfatto la sete di sangue di Rob Dukes; gli Exodus non hanno lasciato scampo.

 

Setlist:

  1. The Last Act of Defiance
  2. A Lesson in Violence
  3. Fabulous Disaster
  4. Brain Dead
  5. Deranged
  6. Pleasures of the Flesh
  7. Exodus
  8. Piranha (con Andreas Kisser)
  9. Metal Command (Con un ragazzo del pubblico durante il ritornello)
  10. And Then There Were None
  11. Bonded by Blood
  12. The Toxic Waltz (Cook e Vaaver nei cori)
  13. Strike of the Beast

Il festival è stato un successo, sperando che possa diventare un appuntamento fisso attendiamo con ansia la prossima edizione di quello che è stato un riepilogo del Thrash vecchia scuola, ricco di emozione, sudore e violenza.

Chissà chi vedremo il prossimo anno, i nomi possibili sono tanti,Testament, Sodom, Whiplash, Anthrax, ecc. ma alla fine, metà dello spettacolo la fanno i thrasher sottopalco e sono sicuro che qualsiasi gruppo old school venga, ed oggi è stato dimostrato, il messaggio sarà lo stesso: il pit rimarrà sempre aperto.

 

 

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