Premetto che sono un fan dei Therion da tempi insospettati, li ho seguiti fin dagli esordi gothic-black alle evoluzioni più recenti e decisamente sinfoniche che hanno ampliato decisamente il pubblico e il riscontro dei nostri, e non basta, perché per chi scrive cd come “Vovin” e “Deggial” rappresentano picchi assoluti del metal moderno.
Ed ecco perché aspettavo con una certa trepidazione la prova su palco degli Svedesi, anche perché io dal vivo non li ho mai visti purtroppo, e da quanto mi dicevano le mie sentinelle al Wacken il gruppo in sede live lascia un po’ il tempo che trova.
Per cui mi sono interrogato sulla possibilità che questo fosse il solito live album lavoratissimo in post produzione dove tutto suona pulitissimo e preciso e invece…..
Già perché la qualità di questo prodotto è a dir poco scandalosa, praticamente un bootleg (ma di quelli truffaldini) che ci presenta un suono grezzo, sporco, dal quale non si distinguono le tipiche sfaccettature del sound del gruppo rendendo il tutto tremendamente difficile da sentire fino in fondo.
Ora, io mi rendo conto che per alcuni il live deve rimanere inalterato, sincero e frontale ma questo è fruibile solo se la registrazione di partenza è qualitativamente valida, insomma se il gruppo suona bene e con la amplificazione corretta.
Qui non accade affatto, anzi si sentono solo un muro di chitarre intervallate da colpi di batteria e rari inserti corali che per dirla tutta non riescono nemmeno in minima parte a ricreare le atmosfere dei cd in studio, pare anche verosimile la critica avanzata da molti giornalisti nei confronti di Johnsson che dietro la sei corde non stupisce di certo per tecnica.
Comunque resta un monumento di track-list che attirerebbe chiunque abbia sentito parlare dei Therion nella propria vita pescando da quasi ogni episodio discografico della carriera del gruppo rendendo il giusto tributo alla loro evoluzione.
Paradossalmente sono proprio i momenti più lontani del passato dei Therion a convincere maggiormente, quelle canzoni dove contavano solo le chitarre pesanti come The wings of the hydra o Baal reginon che rappresentano i classici più amati dal pubblico.
Discorso opposto per i brani tratti dagli ultimi cd come The rise of Sodom and Gomorrah o Birth of Venus Illegitima tratti da “Vovin” che vengono a dir poco sventrati dalla esecuzione live troppo grossolana e imprecisa, si assiste a una rumorosità fastidiosa che offusca completamente la raffinatezza orientaleggiante degli originali.
Insomma non ci siamo proprio, vi sconsiglio decisamente questo disco anche se la tentazione, a giudicare dalle canzoni, è forte, non lasciatevi fregare, son ben altri i contesti in cui voglio giudicare i Therion.

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