Dopo un lungo silenzio (molti li davano per sciolti) finalmente tornano i The Third and the Mortal, e lo fanno con un album ancora una volta sorprendente e diverso dai precedenti. L’abbandono di Ann-Mari Edvardsen non sembra averli scoraggiati (del resto i 3rd avevano saputo reagire senza problemi anche all’abbandono della ninfa dei boschi Kari Rueslatten) ed i nostri hanno messo assieme una manciata di pezzi dalle influenze piu’ disparate ed incredibili…
Gia’, perche’ questo nuovo lavoro ha decisamente poco a che fare col metal (ma in fondo era cosi’ anche per i dischi precedenti…) ed e’ influenzato primariamente dal trip hop e, in maniera minore, dal jazz. Inoltre il tutto e’ condito da ispirazioni psichedeliche, settantiane e “noir”… E se tutto questo vi infastidisce smettete pure di leggere ,ma se siete aperti a sonorita’ nuove potreste trovare del buon pane per i vostri denti!!!
I 3rd hanno affermato a piu’ riprese che questo “Memoirs”, come dice il titolo, non e’ nient’altro che una descrizione di tutto quello che hanno passato in questi anni, e la scelta di non affidare la parte vocale ad una voce unica (ma di cambiare cantante ad ogni pezzo) e’ coerente col significato di fondo dell’album.
Gia’ da questo si puo’ intuire quanto i pezzi siano vari, tuttavia c’e’ un elemento che accomuna tanta diversita’ e rende il disco fortemente omogeneo, e sto parlando dell’uso massiccio dell’elettronica. Ci troviamo cosi’ di fronte a pezzi come l’opener “Zeppoliner” o il successivo “Good evening Mr. Q”, dove gli elementi elettronici si fondono con il jazz e danno vita a dei brani che sembrano una ipotetica colonna sonora trip hop di un film di James Bond (se non e’ classe questa…)!!! Altre volte invece, come in “The City”, l’elettronica serve ad accompagnare una voce maschile (avete letto bene, una voce maschile in un disco dei 3rd !!!) che declama in tono oscuro le vicende di una citta’ del futuro, evocando l’immagine di palazzi immersi nel buio e illuminati a sprazzi da luci al neon, mentre alcune figure poco definite camminano nella solitudine (sensazioni simili a quelle provocate dal magnifico “Perdition City” degli Ulver)… Per non parlare poi del brano piu’ interessante di tutto il cd, quel “Reflections” che contiene dentro di se’ un mondo, con le sue atmosfere orientaleggianti miscelate ad una psichedelia elettricissima, ogni ascolto porta davvero qualcosa di nuovo al brano!!!
In “Thin dark line” invece e’ una voce femminile a dominare il pezzo, una voce calda in contrasto con la freddezza dell’elettronica, il risultato ottenuto e’ davvero memorabile (e “sentimentale”)! Ma potrei anche parlare delle influenze settantiane che si fanno sentire in altri brani che ricordano David Bowie (“Those of my kind” e “Spider”), oppure di alcuni momenti dove un forte retrogusto “demode'” domina il tutto (“Fools like us”). E se tutto questo non basta ecco spuntare la penultima traccia “Simple Mind”, un brano fortemente trip-hop.
Insomma, questo “Memoirs” e’ un album davvero riuscito, che non si lascia scoprire subito, ma va decifrato e digerito lentamente. Tuttavia se siete dei metallari duri e puri state lontano da questo lavoro (come del resto dalla maggioranza dei lavori di cui vi parlo nelle mie recensioni), e anche se amate alla follia i vecchi dischi dei 3rd dovreste stare attenti…
Questo disco potrebbe infatti lasciarvi spiazzati (del resto e’ risaputo che i 3rd sono un gruppo da accettare in tutte le sue evoluzioni) o potrebbe stancarvi, ma c’e’ da dire che se si entra nelle sue atmosfere, la voglia di fare un viaggetto in queste “memorie” ogni tanto torna.
Tirando le somme “Memoirs” e’ l’ennesimo discone donatoci da questi ragazzi, ma ancora una volta non e’ un album per tutti…

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