Che noia… Quando mi trovo di fronte a prodotti di questo tipo, l’unica cosa che mi viene da pensare è questa. Se poi durante l’ascolto del disco in questione si fa fatica ad arrivare alla fine, ecco che si spiega il motivo della sensazione iniziale. Stiamo parlando dei The Sorrow, band austriaca da poco accasatasi con la Drakkar Records, alla seconda prova sulla lunga distanza, con questa nuova uscita, “Origin Of The Storm”. Qui ci vuole una premessa però. Se siete parte di coloro che sono letteralmente in guerra con le “nuove” sonorità stile metalcore, smettete di leggere. Se invece siete avvezzi a tutto ciò che ruota attorno a Killswitch Engage, Soilwork, Trivium e compagnia, allora potete anche proseguire, ma di sicuro non troverete nulla di buono nei solchi delle tracce di questo dischetto.
Quello che mi domando in questi casi è questo: i The Sorrow suonano questo tipo di musica perché a loro piace o perchè gli viene imposto da qualcuno del music biz? O peggio lo fanno perchè è quello che va di moda in questo periodo? Quando penso a tutte le band che ci sono in giro che suonano “metalcore” mi viene da temere che l’ipotesi più probabile sia la terza, mista alla seconda. Una cosa fondamentale da dire è che sì, gente come i Killswitch ha senso ad andare avanti, perché volenti o nolenti questo modo di intendere la musica l’hanno quasi inventato loro e soprattutto perfezionato, ma visto il numero di cloni che ne sono usciti, è pressoché impossibile essere obiettivi e scovare del buono in mezzo a centinaia di prodotti letteralmente fatti in serie. Chi ci riesce mi contatti, voglio fargli i complimenti.
Tornando ai nostri, il titolo dell’intro “Apnoia” contiene, come già detto (e che fatalità!), tutto quello che troverete nell’intero cd. La cosa inoltre oltremodo negativa è inoltre quella di ostinarsi a seguire uno schema-canzone tipo “strofa death svedese-stacco simil hardcore-ritornello pulito e melodico quindi più commerciale”, senza staccarsi un attimo, uscendo dalle righe, con un pizzico di personalità che salverebbe il risultato finale dal totale fallimento. Una ripetitività disarmante, mi fa quasi rabbia sentire alcuni brani che cominciano con idee interessanti, sfociare poi in un refrain schifosamente melenso e pacchiano, che nulla c’entra con la strofa, buttato lì per non spaventare il pubblico medio, accaparrandosi le grazie dei ragazzini alternativi con il ciuffo, che hanno conosciuto il metal grazie ai Trivium e ai Bullet For My Valentine. Se questo dev’essere il “metal” del futuro, non voglio pensare a cosa andremo incontro. Io passo, ora vado a riascoltarmi il nuovo Napalm Death.

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