Dalle fredde terre della Svezia debuttano su Scarlet Records i The Ring, autori di un disco che mi ha profondamente colpito per il suo incedere tipicamente heavy e per l’immediatezza dei brani che lo compongono. Per quanto la copertina può trarre in inganno apparendo molto simile a quelle proposte dai Blind Guardian, non ci troviamo di fronte a dei cloni dei quattro bardi tedeschi: I The Ring, nonostante il concept dedicato al Signore degli Anelli, sono autori di un sound potente e oscuro dove le chitarre sono pesanti e massicce mentre la voce di Jakob Samuel, tagliente come le lame di un rasoio, regna incontrastata ergendosi sopra gli altri strumenti come un drago fa con la propria preda.
Scordatevi quindi il power metal, in questo disco troverete solamente dell’heavy metal classico che richiama molto da vicino il sound degli anni ottanta così caro ai Black Sabbath e al R.J. Dio dei tempi d’oro.

Si comincia alla grande con “In the beginning”, mid tempo dall’incedere cadenzato ed epico e dalla struttura articolata e mai scontata. I The Ring ci fanno capire sin dalle note iniziali il loro disinteresse totale per le attuali produzioni in campo metal, assorbendo in maniera completa la lezione impartita dai Maiden con le loro prime produzioni ma al tempo stesso senza diventarne dei cloni.
Con “Gathering darkness”, “Voices of the fallen kings” e “Into the wild” l’influenza dei Black Sabbath e di Dio fa capolino dalle note degli strumenti dei tre svedesi: questi sono pezzi epici e particolarmente convincente è l’interpretazione della voce che davvero sembra spuntare da un disco di vecchia data; linee vocali oscure e ritmiche cadenzate accompagnano ancora “Halls of doom” che ci trae in inganno partendo come un lento per poi trasformarsi in un mid tempo dai connotati epici e che ricorda molto da vicino i Cirith Ungol.
“The chase” si avvicina moltissimo a sonorità rock, mentre con la successiva “Last Battle” torniamo in presenza di una canzone veloce e aggressiva perfetta nel compito di concludere in maniera degna quest’album.

Terminando, la prima parte della trilogia che i The Ring si propongono come obiettivo finale risulta essere molto interessante. Tuttavia non bisogna farsi trarre in inganno dal termine epic che ho utilizzato per classificare la loro musica: in questo disco non troverete brani velocissimi e con doppia cassa alla Blind Guardian o Manowar; il genere proposto dai The Ring non si avvicina minimamente a questi gruppi: come già ripetuto più volte ci troviamo davanti a sonorità eighties molto vicine ai Black Sabbath, a Dio e Cirith Ungol soprattutto per le parti epiche.
Un buon esordio da tenere sotto controllo per questa band che sicuramente con i prossimi album riuscirà a stupire.

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