Rock N Roll Arena, Romagnano Sesia (NO) – 12 Aprile 2014

Nel mio calendario c’era evidenziato bello in grosso questo appuntamento denominato “The Pagan Trinity”, con tre delle migliori band italiane (tre delle tante, dovrei dire) in circolazione: i Furor Gallico, in procinto di pubblicare il seguito del fortunato omonimo debutto, gli Stormlord in giro per l’Italia e l’Europa a promuovere l’ottimo “Hesperia” (uscito lo scorso anno), e gli Elvenking che usciranno a inizio maggio con il nuovo “The Pagan Manifesto”.

FUROR GALLICO
I Furor Gallico sono una delle live band più amate e lo dimostrano anche stasera grazie ad una prestazione molto coinvolgente, accompagnata dal calore del pubblico.
I nostri presentano i brani del loro nuovo album (di prossima uscita – si parla di settembre) accanto agli ormai classici del debutto “Furor Gallico”.
Dopo l’agguerrita Cuthubodva, che fa scaldare fin da subito i ragazzi presenti all’Arena, e l’epica The Gods Have Returned, è il momento di saggiare uno dei nuovi brani, intitolato To The End. Il pezzo, introdotto alla grande da violino, flauto e arpa, mantiene un incidere piuttosto pacato senza però trascurare delle improvvise accelerazioni. L’intro di batteria introduce Venti Di Imbolic, altro brano molto amato dall’omonimo debutto. Pubblico tra cori, incitamenti e pogo. Pubblico che avrà modo di scatenarsi definitivamente con Curmisagios, irresistibile e trascinante danza che non fa prigionieri! Gente che balla, poga, canta…semplicemente una festa!
È poi il turno di un altro pezzo nuovo, The Song Of The Earth, che inizia in modo soffuso, con violino e flauto, per poi esplodere in tutta la sua furia. Gli inconfondibili arpeggi e il flauto introducono La Caccia Morta, uno dei brani più amati dei Furor Gallico: ancora una volta il pubblico si scatena in un pogo forsennato col crescendo del pezzo.
Prima della chiusura c’è ancora tempo per un altro brano inedito, intitolato Nemain’s Breath, dedicato a tutti i cantori e musicisti delle battaglie; introdotto questa volta dalla cornamusa, il pezzo si sviluppa in modo più lento e articolato, riportando in evidenza le influenze folk dei Furor Gallico. Davvero ben riuscito lo stacco centrale di bouzouki e violino.
Il finale del concerto è per tre classici del repertorio dei Furor Gallico, tra cui spicca la sempre coinvolgente Medhelan e la nota Banshee, che è solita chiudere gli spettacoli della band.
Show, al solito, più che positivo per i Furor Gallico che salutano tra gli incitamenti del pubblico. I brani nuovi hanno lasciato intravedere un ottimo potenziale che farà sicuramente cresce l’attesa per il nuovo album.

Setlist:

  • Cuthubodva
  • The Gods Have Returned
  • To The End
  • Venti Di Imbolic
  • Curmisagios
  • The Song Of The Earth
  • La Caccia Morta
  • Nemain’s Breath
  • Medhelan
  • Ancient Rites
  • Banshee

STORMLORD
Ormai ho deciso: faccio l’abbonamento per tutti gli show degli Stormlord che terranno nel nord Italia, nella mia zona!
Band imprescindibile, autentica macchina da guerra, gli Stormlord propongono per la serata i brani tratti dai loro due ultimi studio album, “Hesperia” e “Mare Nostrum”, senza tralasciare qualche classico del passato.
Un’odalisca introduce Aeneas, e i nostri salgono sul palco con delle maschere sprigionando pura energia grazie alle atmosfere epiche del brano. Forse leggermente troppo basso il volume della voce narrante di Volgar ma grande prestazione della band che colpisce fin da subito per potenza ed intensità.
Si prosegue con Dance Of Hecate da “The Gorgon Cult”, veloce e melodica, con le tastiere in evidenza: il pubblico comincia a scaldarsi a dovere. Ancora un brano tratto da “Hepseria”, Motherland, che mette in evidenza il drumming funambolico di David Folchitto, autentico mostro dietro le pelli!
Il pubblico esplode definitivamente con Legacy Of The Snake che irrompe con le sue atmosfere mediorientali, spezzate dalle accelerazioni della band, supportate dallo screaming graffiante di Cristiano Borchi. Audience scatenata a cantare il coro by water, by fire e pogo indiavolato nelle retrovie.
Altro pezzo molto coinvolgete, la epica Onward To Roma, col bassista Francesco Bucci che invita i ragazzi presenti all’arena a cantare il coro assieme alla band. Davvero ottima la risposta del pubblico. Un altro highlight della serata è sicuramente My Lost Empire, uno dei brani più amati dall’ultimo album: coro trascinante e in evidenza il bell’assolo di chitarra ad opera di Andrea Angelini.
Lo show prosegue alla grande con And The Wind Shall Scream My Name e con il classico I Am Legend, il brano più datato della scaletta, e davvero gradito dal pubblico, che dà battaglia sul ritmo frenetico del pezzo.
Chiusura affidata a Mare Nostrum, summa del concerto: epicità, potenza, rabbia e cuore. Gli Stormlord salutano tra i meritati applausi del pubblico evidentemente soddisfatto.

Setlist:

  • Aeneas
  • Dance Of Hecate
  • Motherland
  • Legacy Of The Snake
  • Onward To Roma
  • My Lost Empire
  • And The Wind Shall Scream My Name
  • I Am Legend
  • Mare Nostrum

ELVENKING
Dopo le prestazioni maiuscole di Furor Gallico e Stormlord, gli Elvenking non tradiscono le attese chiudendo alla grande questa serata del “Pagan Trinity”.
Scaletta splendida, con tutte le migliori hit della band, più due nuovi brani dall’imminente album “The Pagan Manifesto” (in uscita il prossimo maggio).
Dopo l’intro The Manifesto, la band sale sul palco e attacca con The Looser, singolo tratto dall’ultimo (e ottimo) “Era”: ritmo incalzante e band scatenata al suono dell’ormai noto giro di violino di Lethien ed è già un tripudio di urla e braccia alzate a cantare il coro I feel alive cause I’m a loser today…! Si prosegue senza tregua con uno dei miei brani preferiti, quella Runereader dal troppo sottovalutato “Red Silent Tides”: al solito splendido lo stacco centrale di violino seguito da un’imperiosa accelerazione della band. Stupendo! The Wanderer non ha bisogno di presentazioni e infiamma definitivamente l’Arena.
È ora il momento di presentare uno dei nuovi brani dell’imminente “The Pagan Manifesto”, si tratta della già nota Elvenlegions, canzone dedicata a tutti i fans della band. E gli Elvenking la introducono nel migliore dei modi invitando a salire sul palco una fan che viene premiata con una maglietta per la sua fedeltà; davvero un bel gesto da parte dalla band.
Da qui in poi lo show è un susseguirsi di classici, tutti molto amati, come l’arcinota Pagan Purity o la veloce Trows Kind che fa scatenare ancora una volta il pubblico dell’Arena.
Un altro dei miei brani preferiti, I Am The Monster, viene eseguito alla perfezione dalla band, col cantante Damna veramente bravo ad interpretare le parti che su disco sono cantante dal mitico Jon Oliva! Lo splendido ritornello fa il resto.
The Divided Heart è al solito uno dei momenti topici degli show degli Elvenking: si vede che la band sputa l’anima e il pubblico non tradisce scatenandosi e cantando tutto il coro. E io rischio di rimanere quasi senza voce! Fortuna mi riprendo in tempo per il secondo inedito della serata, Moonbeam Stone Circle, che dal vivo si rivela davvero dirompente, con delle strofe tirate e un coro da cantare a squarciagola. Un futuro classico!
Neverending Nights fa ballare tutta l’Arena grazie agli stacchi folk e al suo coro irresistibile. Show concluso da The Winter Wake che sancisce una splendida esibizione degli Elvenking (una delle migliori che abbia visto recentemente, per prestazione e suoni) a suggello di una fantastica serata con tre grandi band.

Setlist:

  • The Manifesto (intro registrato)
  • The Looser
  • Runereader
  • The Wanderer
  • Elvenlegions
  • To Oak Woods Bestowed / Pagan Purity
  • Trows Kind
  • I Am The Monster
  • The Divided Heart
  • Moonbeam Stone Circle
  • Neverending Nights
  • The Winter Wake

Foto report a cura di Federica Borroni

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