Una delle più piacevoli sorprese musicali dello scorso anno. Questo e molto altro sono i The Orange Man Theory, pallino di Steve Austin (Today Is The Day) e molto apprezzati all’estero dove con orgoglio hanno rappresentato la validità del metal italico. Qui si parla di Steve, dei progetti futuri, del tour in Sud America e di molto altro. A voi.

Ciao! Benvenuti su H-M.it!
Gianni: Ciao!
Gabbo: Grandi…

E’ ormai trascorso un anno dall’uscita dell’ottimo ‘Riding A Cannibal Horse From Here To… ‘, per il sottoscritto la sorpresa più gradita. Che reazioni avete ricevuto e che bilancio potete fare?
Gianni: Le reazioni della stampa sia Italiana che estera sono state tutte molto positive. A un anno di distanza dall’uscita dell’album, dopo decine di concerti in Italia, un tour in Sud America e uno in Europa, abbiamo praticamente terminato le 1000 copie stampate da Indelirium Records. Per noi il bilancio è positivo, ma mi sarebbe piaciuto fare di più. Col prossimo faremo meglio.

Per quell’occasione un genio come Steve Austin ha avuto il merito e la fortuna di accorgersi di voi. Come ha fatto a notarvi e come è nata una collaborazione così riuscita che sembra durare?
Gianni: Io ero in contatto con Steve già da un paio d’anni prima che gli Orange si formassero. Lui si era interessato al mio progetto solista electro-noise-wave Arthropodz (www.myspace.com/arthropodz) e si era già parlato di collaborare. Poi durante il tour europeo di Sadness Will Prevail nel 2002 ci incontrammo di persona a Roma e io gli portai il primo demo degli Orange Man Theory. Pochi mesi dopo mi scrisse dicendo che era interessato alla nostra proposta, invitandoci a registrare da lui all’Enterprise.

Steve è spesso etichettato come un personaggio particolare, forse anche a causa della sua genialità. Che tipo è e com’è stato lavorare con lui?
Gianni: Lavorare con lui ci ha fatto crescere sia artisticamente che come persone. Il modo in cui si dedica alle sue produzioni è totale. Steve Austin non ha paura di fare qualcosa che nessuno ha mai fatto, di spingersi oltre fottendosene delle etichette e delle mode. Inoltre è molto rispettoso nei confronti della band, non esercita mai pressioni per alterare la personalità del prodotto finale. Al massimo i suoi sono consigli.

I risultati di quella collaborazione sembrano essere ottimi visto che l’etichetta di Steve (Supernova Records) ristamperà il disco. Come mai l’esigenza di ristampare il disco con una nuova etichetta? Questioni di distribuzione o un cambio d’aria anche per il futuro?
Gianni: Dopo aver messo su l’etichetta, Steve ci ha contattato proponendoci di firmare per Supernova. Noi abbiamo accettato in quanto, oltre a condividere in pieno l’attitudine e la visione dell’etichetta, la vediamo come un occasione per la band di crescere e penetrare nel mercato USA, che è uno dei più competitivi. Poi Steve stesso ha prodotto il disco, ha seguito tutti gli step dall’inizio, quindi questa era una garanzia ulteriore per noi. Lui crede in quello che facciamo ed è disposto a investire sugli Orange. Devo dire che siamo estremamente soddisfatti anche di come Indelirium Records ha lavorato in questo anno. Tra noi si è sviluppata una grande sinergia che ci ha permesso di crescere insieme raggiungendo traguardi inaspettati.

Pur suonando un genere estremo è tangibile nei vostri brani una forte vena melodica. A cosa è dovuto ciò? E cosa ne pensate di quelle band estreme che tentano di apparire brutte, sporche e cattive al limite del ridicolo?
Gabbo: Da cosa dipende la vena melodica? Non so…semplicemente in sala è uscita: ci piace, tutto qua. Il tentativo è di non lasciarsi influenzare da schemi predefiniti; apprezziamo sonorità disparate, e non ci poniamo minimamente il problema se siano in accordo o meno con “la scena” di cui facciamo parte, ammesso che facciamo parte di una scena specifica.; se ruscissimo a essere catalogati esattamente in un genere, avremmo fallito. Le band brutte sporche e cattive sono ridicole, mi sembra il termine adatto. Non vedo nulla di male nel voler curare la propria immagine per renderla più interessante al pubblico, anche se noi non ce ne curiamo troppo, forse sbagliando; però se il gruppo non è “reale” secondo me perde di credibilità, e ottiene il risultato opposto.

Dall’uscita dell’album avete avuto tantissime occasioni per esibirvi all’estero. Che accoglienza avete ricevuto?
Gianni: Suonare fuori dall’Italia è sempre molto gratificante. Specie in Europa, dove sei valorizzato come musicista e non sei visto come un coglione che “non ha ancora messo la testa a posto”. In generale abbiamo avuto esperienze positive.
Gabbo: Si, in Europa ci hanno trattato bene, soprattutto i promoters, ma l’accoglienza migliore a livello di pubblico è stata senz’altro in Sudamerica, dove la gente ha veramente sete di musica dal vivo, e ai concerti vuole solo bere e divertirsi. In Italia si vedono spesso tanti zombie; magari la musica piace, ma guai a pogare, e comunqua meglio nasconderlo, non si sa mai. Ovviamente è solo una generalizzazione, ci siamo divertiti spesso anche “in patria”, ma ancora manca qualcosa, di sicuro. Comunque io odio quelli che sanno solo dire “la musica in italia fa schifo”. Piuttosto rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo per migliorarla. Se gli eventi sono ben organizzati e publicizzati le persone ci vengono.

Durante il vostro tour avete toccato anche terre, riservate a poche metal-band europee, come il sud America. Che esperienza è stata e come è vissuto il metal in quei luoghi?
Gianni: Il metal in Sud America è vivo e sta bene. I ragazzi che vanno ai concerti sono di un calore indescrivibile. Quella sud americana è stata un’esperienza unica e siamo stati fortunati di poterla vivere (e raccontare). Ci sono stati dei momenti molto difficili e stancanti dovuti alle condizioni ambientali, igieniche e alle traversate interminabili sui pullman attraverso le Ande. Ma poi quando arrivavamo nel luogo del concerto e vedevamo così tanta gente che era lì per ascoltarci e divertirsi, l’adrenalina saliva e noi suonavamo tutta la scaletta. Poi di nuovo pullman per altre 10-15-20 ore fino alla città successiva. E’ stato un viaggio lunghissimo attraverso mezzo emisfero dalla Colombia al Chile. In quasi due mesi abbiamo conosciuto tante realtà diverse dalla nostra e tante persone interessanti con cui siamo rimasti in contatto. Dopo essere stati in tour lì possiamo andare dove vogliamo, tanto non abbiamo più paura di morire (ride nda).

Si parla spesso dell’esterofilia del pubblico italiano. Considerato il fatto che avete distribuito il disco all’estero e potete fare raffronti, qual è la vostra esperienza personale e dove pensate di aver raccolto i giusti meriti?
Gianni: Il pubblico italiano è molto diverso da regione a regione e da città a città, in generale noi abbiamo avuto esperienze molto positive ma anche pessime. Sì, forse da quando abbiamo firmato per Supernova abbiamo ricevuto più consensi, ma questo credo sia dovuto anche al fatto che esistiamo da 4 anni, suoniamo molto dal vivo e cerchiamo di promuoverci al meglio possibile.

In questo periodo c’è stata anche la dipartita dal gruppo del bassista Remo. Quali sono i motivi di questo split?
Gianni: Remo non poteva continuare con noi per via dei suoi impegni lavorativi e per sue scelte di vita non compatibili con la band. Quindi non potendo garantire la sua presenza nei tour e in generale negli impegni live fuori Roma, ha preferito uscire dal gruppo dopo il tour sudamericano. Tra noi quattro c’è una grande amicizia e rispetto, quindi è stata una decisione che abbiamo accolto in tutta tranquillità. Comunque oltre a rimanere co-autore dei brani, e senatore a vita degli Orange, Remo continua a suonare con me nel progetto psychobilly-blues-rock The Blues Against Youth, di cui presto sentirete parlare.
Gabbo: Che fai, minacci?
Gianni: Sì. Perché non dovrei farlo scusa?

Al posto di Remo è arrivato il nuovo bassista Marco (già Arcadia). In base a cosa scegliete un musicista egli Orange Man Theory? Che caratteristiche e che motivazioni deve avere?
Gianni: Cinghio è un ragazzo di 21 anni che ama suonare più di ogni altra cosa al mondo e vuole dedicare la sua vita allo studio dello strumento, alla composizione, ai tour. Per suonare con noi bisogna essere motivati e intendere il gruppo come un progetto di vita, formato da teste pensanti che cooperano tra loro. Il fine del gruppo è esprimere se stessi nel modo più naturale e viscerale possibile, divertendosi mentre lo si fa.
Direi che Il profilo che cerchiamo è più o meno questo. A proposito…stiamo cercando anche il batterista, quindi fatevi avanti!
Gabbo: Si è così. Come ha detto il maestro Miyagi al giovan Daniel-San, “Se tu impari karate, va bene. Se tu non impari karate, va bene. Ma se tu impari karate ‘speriamo’…chick! Ti schiacciano come uva”. Suonare in una band è già difficile di suo, sperare di fare qualcosa di concreto ha bisogno di una dedizione quasi al 100%. Se lo vuoi fare solo come hobby allora meglio lasciar perdere.

Qualche sordo ha accostato il vostro nome a quello che è chiamato metalcore, secondo me totalmente fuori luogo. Come ho scritto anche in fase di recensione, io invece vedo influenze molto più nobili come gli stessi Today Is The Day, gli Unsane, Dazzling Killmen e Converge. Concordi con me?
Gianni: Ecco finalmente un critico che ci rende giustizia. Certo tra le nostre influenze ci sono esattamente quei gruppi che hai nominato, inclusi i Dazzling Killmen che per me sono una delle band più interessanti degli anni 90. Poi c’è anche altro, sai, veniamo tutti da generi differenti.
Gabbo: Vabbè, se era sordo avrà tirato a caso; perchè denigrarlo? Comunque si, non siamo accostabili al metalcore semplicemente perché neanche a noi piace. Se si intendesse la parola metalcore solo come accostamento di tendendenze metal e hc, allora probabilmente sì. Ma ormai, come il numetal, è diventato semplicemente la nuova tendenza, con regole rigide e standard da copiare.

Suppongo abbiate già materiale in cantiere per il secondo disco. Potete anticiparci qualcosa?
Gianni: Il secondo disco è pronto per tre quarti. Ci saranno elementi più rock’n’roll ma anche più progressive. Non vediamo l’ora di avere tutto pronto e andarlo a registrare.
Gabbo: Si. Ci sono già sei pezzi pronti, e altri in lavorazione. I numerosi concerti e i recenti problemi di line-up ci hanno un pò rallentato, ma nei prossimi due mesi saremo più liberi e ci dedicheremo a concludere il lavoro. Indiscrezioni dicono che entro la fine dell’anno potremmo tornare a registrarlo all’Austin Enterprise; ma sono solo voci per ora.

Come consuetudine vi lascio lo spazio per concludere come preferite, ringraziandovi per l’intervista.
Gianni: Grazie a te per questa intervista e per non averci definito un gruppo metalcore.
Gabbo:Grazie a voi e un consiglio: ascoltate sempre il maestro myagi e riuscirete a fare il colpo della gru.

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