I The Gathering sono tornati e, ancora una volta, hanno realizzato un disco davvero bello e diverso dal precedente. “Home”, la loro nuova fatica, è un album molto più diretto e facile da assimilare rispetto al precedente “Souvenirs”, non richiede diversi ascolti per essere apprezzato ma si fa invece amare fin da subito, tuttavia sembra avere anche la capacità di durare e di non stancare dopo poco (cosa che spesso accade ai lavori che catturano subito grazie alla loro “facilità di ascolto”). Le atmosfere rarefatte ed elettroniche del precedente cd hanno ora lasciato spazio a brani più “elettrici” e diretti, le melodie dominano tutte le tracce dell’album ed Anneke, sorretta da una sezione ritmica davvero adatta, nonchè da delle chitarre e da dell’elettronica a dir poco superbe, incanta come al solito (questa volta usa spesso un cantato quasi sussurrato e molto dolce, come se stesse cantando una ninna nanna ad un bambino piccolo, mi piace pensare che questo sia dovuto al suo essere diventata madre da poco). I pezzi sono tutti riusciti a parte “Solace”, contenente delle parti recitate in spagnolo ed una batteria “marziale” che sembra scandire una marcia, un esperimento riuscito a metà che trovo un po’ irritante ma che perdono subito quando parte la successiva “Your troubles are over”, così ammaliante che riuscirebbe a farmi credere che tutto va bene anche in mezzo alle situazioni peggiori! Merita poi una citazione anche “In between”, con uno di quei ritornelli capaci di emozionare e di far sognare, per non parlare di “Forgotten” (ripresa anche in chiusura di disco), malinconica ma calda e dotata di un giro di pianoforte da brividi… dovrei poi citare anche “Shortest day”, brano adattissimo a svolgere il ruolo di singolo grazie alla sua energia ed alla sua capacità di catturare l’attenzione, “Home”, canzone emozionale e carica di atmosfera, “A noise severe”, dove Anneke torna a far volare la sua voce lasciando per un momento i “sussurri” tipici di questo album, e poi ci sono le cullanti “Box” e “The quiet one”, l’inquieta “Alone” e la liberatoria “Waking hour”, ma anche gli altri pezzi che non ho nominato non sono da meno (peccato solo per quella “Solace” già citata)…
L’unica riserva che ho nello scrivere questa recensione (ma solo perchè apparirà su un sito che si occupa di un determinato tipo di musica, non per altri motivi) è che di metal ormai (e già da un po’ di tempo) non c’è più nulla nei The Gathering, più vicini ora ai The Cranberries dell’esordio o alla nostra Elisa che al loro vecchio “Mandylion”, tuttavia è bello sapere che in tanti continuano a seguire e ad apprezzare questo gruppo meritevole e coraggioso. A questo punto dipende tutto da voi, se ascoltare un cd di questo tipo non vi spaventa non posso fare altro che consigliarvi “Home”, capace di toccare ed incantare. Bravi The Gathering, ancora una volta siete stati capaci di emozionarmi!

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