A distanza di quattro anni dal primo, e credo unico, demo della band anconetana arriva finalmente nei negozi il 31 Marzo il debutto ufficiale per la Drakkar Records. Devo dire che già in passato ero rimasto ottimamente colpito dalla bravura dei nostri, e non posso che confermare il loro valore anche questa volta. Il gruppo cerca di allontanarsi dal marasma di gruppi power allegrotti, preferendo piuttosto un power a volte oscuro e malinconico a volte più prettamente heavy, ma sempre con quella nota nostalgica di sicuro impatto. La musica e il cantato di Santori esprimono un senso di amore e odio, di tristezza per un qualcosa che non si riesce ad avere completamente. A questo riguardo basta anche osservare la bellissima copertina di Andreas Marschall in cui due novelli sposi, nel giorno più bello della loro vita sono in realtà distanti e indifferenti l’uno dell’altra, e la sposa non ha in mano delle belle rose rosso passionale ma bensì nere, come per esprimere un amore buio e non colorato, così come rende bene l’idea il disegno in bianco e nero e non a colori. Oservare la copertina e provare ad immaginare cosa possono contenere le dieci tracce non vi manderà affatto fuori strada.

La produzione dell’album è semplicemente impeccabile, così come impeccabile è anche l’esecuzione e il “songwriting” del gruppo italiano che ha curato ogni minimo dettaglio, ogni minimo suono, aggiungendo quà e là alcuni suoni di elettronica che rendono il tutto più incisivo.
Certamente la musica è maggiormente ostica rispetto a quella di molti altri gruppi, e va quindi ascoltata più volte. Ed ogni volta scoprirete qualcosa di diverso. Certo non mancano brani un attimino più orecchiabili come la gustosa “Queen Of The Damned”, dal gusto più allegrotto e di sicuro impatto grazie ad un ottimo ritornello, e l’acustica “Maryann”, semplicemente bellissima.
Ottime anche la tristissima “…And Julie No More” dal forte sapore gothic, in cui è presente un efficace controcantato femminile e la sconfortante “Waiting For The Rain”, in cui si fa un uso più sinfonico delle tastiere. Ammetto però che tutti i brani, chi più chi meno, sono estremamente godibili.

Considero quest’album un brillante punto di partenza per il gruppo di casa nostra palesando ancora una volta come sia viva musicalmente l’Italia in campo metal, e manifestando un amore non solo per il power più solare e modaiolo ma anche verso sonorità maggiormente malinconiche, cercando quindi di crearsi un proprio stile personale.

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