Nel 2006, “Black Roses” è stato una sorta di fulmine a ciel sereno per il nostro panorama classico. A distanza di un solo anno, gli anconetani The Dogma tornano a calcare le scene con un album ancor più bello del precedente, intitolato “A Good Day To Die” e ricco di ottime composizioni. Rispetto al lavoro d’esordio, la band italiana cambia poco o nulla a livello musicale, forte del successo di un songwriting sempre ispirato e coinvolgente. Rimangono, dunque, i toni uggiosi di alcune soluzioni musicali e le lievi puntatine in territori power/prog ed hard rock, da sempre due campi d’azione molto battuti dai The Dogma oltre al solito heavy metal di stampo classico. Un trademark che si consolida, dunque, con l’uscita di questo piccolo capolavoro di genere e che vede nella riuscita delle incredibili “A Good Day To Die”, “Autumn Years” e “She Falls On The Grave” il proprio acme artistico.
Al solito prodotto in maniera impeccabile, il secondo lavoro dei The Dogma si prospetta sin da subito come uno dei più eleganti e raffinati prodotti italiani di stampo classico di questo primo scorcio ’07, forte di un processo compositivo praticamente inattaccabile e di una prestazione corale da parte della band al dir poco sublime. Che sia Daniele Santori ad essere chiamato in causa od un altro qualsiasi della compagine marchigiana il risultato è sempre lo stesso, ognuno ha dato il proprio meglio nella gestazione di questo “A Good Day To Die” ed i risultati ottenuti sono emblematici di quanto siano coesi e compatti i The Dogma oggi. Uno stato di salute eccezionale che viene premiato con il rinnovo per Drakkar Records e con il contratto di distribuzione Sony/BMG in campo internazionale. Come se tutto ciò non bastasse, il platter può vantare anche un artwork davvero suggestivo ed in linea con le tematiche trattate all’interno del disco, anche qui molto oscure ed a volte malinconiche.

Tutto al posto giusto, dunque, per un disco che nell’arco di un solo anno solare riesce a bissare (e superare) il successo del suo ottimo predecessore.

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