Facciamo il punto della situazione: i Dillinger Escape Plan sono uno dei gruppi più interessanti ed estremi in circolazione, la loro mistura sconcertante di grind, jazz e hardcore crea impasti sonici tanto perfetti dal punto di vista tecnico quanto assolutamente privi di schemi o contorni. Chi li ha visti dal vivo (come il sottoscritto) racconta di un’esperienza del tutto straniante e stordente.
Cosa importate, i Dillinger Escape Plan cominciano ad uscire dal sottobosco che li ha creati: dal tour con i System Of A Down fino a questa collaborazione con Mike Patton il salto è importante.
E’ naturale che i Nostri non diverranno mai un fenomeno di massa, ma sono ormai più noti dei loro (ormai ex) compagni di underground (dai Converge ai Poison The Well, dai Burnt By The Sun fino ai December passando per i defunti Botch).
Alla luce di tali referenze e, soprattutto, di una pubblicazione fondamentale, quel “Calculating Infinity” che sezionò con violenza aberrante 10 anni di metal e hardcore, “Irony Is A Dead Scene” lascia un po’ perplessi. Vuoi per l’attesa spasmodica che si era creata soprattutto a livello inconscio, vuoi per le reazioni strabordanti di entusiasmo di chi era riuscito a dare un ascolto preventivo di questo EP, la realtà risulta meno fuori dalle righe di quanto ci si potesse aspettare.
“Irony Is A Dead Scene” è un mini album composto 3 pezzi inediti più una cover (la malsana “Come To Daddy di Aphex Twin, un brano tra jungle, death metal e industrial, che deve la sua notorietà anche grazie al relativo video clip, tra i più terrificanti mai concepiti) per poco meno di venti minuti di assortite amenità.
Perso il gelido screamer Dimitri Minakakis, i DEP si affidano al Demetrio Stratos dell’epoca post – industriale. Fresco reduce dall’ironia nera di Fantomas e Tomahawk, Mike Patton dona le proprie distorte corde vocali al più distorto dei gruppi possibili. Quasi consequenziale, verrebbe da dire. Ma le cose non funzionano alla perfezione in quanto Patton finisce col distruggere l’essenza dei DEP.
Non che i brani siano di bassa qualità, tutt’altro: le divagazioni grind – jazzistiche ci sono sempre, i rallentamenti e le ripartenze a velocità folli anche, e i truci sperimentalismi dell’ex singer dei Faith No More rendono la materia ancor più stupefacente.
Quello che viene a mancare, ed è questo il punto fondamentale, è il mood agghiacciante e lacerante di “Calculating Infinity”, il suo suono quasi meccanico, il senso di smarrimento e terrore che riusciva ad infondere. “Irony Is A Dead Scene” è a tratti quasi demenziale, suona come un Frank Zappa innamorato dei Napalm Death.
I DEP e Mike Patton giocano con ritmi forsennati, accenni spagnoleggianti e cori bambineschi (“Pig Latin”). “Hollywood Squares” potrebbe essere un’out – take di “Pranzo Oltranzista” se solo ci fosse il sax tenore di John Zorn. “When Good Dogs Do Bad Things” è forse il pezzo che più degli altri ricalca lo spirito dei DEP di “Calculating Infinity” ed è sicuramente uno dei più interessanti mai scritti dalla band.
“Irony Is A Dead Scene” è un EP interlocutorio, un esperimento fine a sé stesso, un po’ autocelebrativo e solipsistico.
Bisognerà aspettare ancora qualche mese per esprimere un giudizio credibile su questa band, quando sarà disponibile (si vocifera intorno a giugno) il nuovo full – length.
Da non sottovalutare che nel frattempo i DEP hanno preso in pianta stabile il mastodontico Greg Puciato, urlatore dai deltoidi impressionanti che ho potuto ammirare con caustico timore durante il loro concerto di fine estate in quel di Bologna. Il suo modo di “cantare”, più simile alle grida raggelanti di Minakakis che alle cantilene di Patton, potrebbe far riacquistare ai DEP il loro (perduto?) istinto omicida.
Tutte queste elucubrazioni da intellettuale (o pippe mentali, se preferite) non tolgono il fatto che “Irony Is A Dead Scene” è fresco e godibile e che la cover di “Come To Daddy” sia quantomeno da applausi (irresistibile il climax di urla di Mr. Patton intorno a metà pezzo, sentire per credere).
I presupposti perché la band diventi importante ci sono tutti, ora dipende dalla direzione che decideranno di imboccare. Intanto un’ascoltata a questo EP la si può anche dare…

Vincenzo “Third Eye” Vaccarella

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