Pubblicato nel 2007
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Regolari e sistematici, a circa due anni di distanza dal buon ‘Miasma’, ritornano sulle scene gli statunitensi The Black Dahlia Murder. Come da consuetudine, senza smentirsi, i cinque musicisti al servizio della Metal Blade fanno di tutto per evitare fastidiose autocitazioni, dando vita ad un disco “autonomo” ed evoluto rispetto al passato. E’ così che, senza mai risparmiare i pesanti tributi che hanno sempre accompagnato le sue note, senza avere la presunzione di piazzare il capolavoro, la band a stelle e strisce fornisce un’altra prova convincente e piacevole.

Nove brani che confermano, come e più di prima, l’incondizionato culto del combo in questione per quegli At The Gates, da sempre vero cardine di riferimento dei sei. Da una base tanto solida quanto abusata, i nostri riescono a costruire una proposta variegata, sincera, ispirata che, nell’esprimersi naturalmente, trova la sua fortuna sottoforma brani fluidi e godibili. A questo punto, il lettore più analitico e attento si starà chiedendo dove sono le novità in un quadro illustrato che non fa altro che ribadire nei e qualità che appartengono all’habitus del gruppo. ‘Nocturnal’ è un disco molto più freddo e pungente dei precedenti che, altre a portarsi dietro palesi passi avanti dal punto di vista del songwriting, riesce a mostrare un bacino di soluzioni vario e ben assortito. I brani sono sempre più pesanti e veloci, sconfinando spesso e volentieri in territori black (più di una volta sono chiamati in causa i Dissection) che mostrano tutte le qualità della band nel saper dosare ed incastonare con parsimonia le proprie idee. Nonostante un leggero senso di monotonia che esce fuori nel finale, la qualità di ogni singolo pezzo è alta ed omogenea con le altre, grazie all’incisività dei nostri ed alla loro abilità nel riuscire a dare il giusto peso ad ogni strumento. Oltre alla solita ficcante semplicità delle chitarre ed una sezione ritmica che aderisce a tutte le caratteristiche ricercate da un fan del genere, stavolta anche il lavoro vocale di Trevor Strnad migliora. L’utilizzo del doppio stile growl/scream viene ad essere più convincente, complice uno stile più maturo e deciso, che si adatta con espressività alla sterzata gelida del disco apparendo sempre più sottile ed acido. Un contesto mai rivoluzionario o pretenzioso che, nel suo aderire al compitino di farsi piacere, risulta inattaccabile sotto tutti i punti di vista e maledettamente perfetto nel regalare mezz’ora di musica di buon livello. I soliti.

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