Audiodrome, Torino – 27 Marzo 2014

Ci sono concerti e concerti. Perché mai a qualcuno potrebbe venire in mente di andare a vedere gli Aristocrats? Beh… Ci possono essere svariate spiegazioni:

  • essere amanti della fusion rockettara
  • avere la fissa per i tecnicismi
  • avere grande stima di uno o di tutti i membri del trio
  • stare cercando una motivazione per appendere lo strumento al chiodo.

Guthrie Govan, chitarra, già Asia/GPS, Steven Wilson. Bryan Beller, basso, legato a nomi come Steve Vai, Joe Satriani, Mike Keneally e i Dethklok. Marco Minnemann, batteria, nel suo curriculum Adrian Belew, UKZ, Steven Wilson, Joe Satriani, Necrophagist, oltre al fatto do essere un pazzoide polistumentista.

Due ore e fischia di show con ben poche soste, momenti seri frammezzati dalla comparsa in scena di porcellini e polli giocattolo che fanno i versacci, tanto per spezzare un pò. Le orecchie di una ragazza come me. che non suona e che quindi certe finezze non è in grado di coglierle, ne hanno percepito puro e semplice piacere, il mio cervello è stato continuamente pungolato e sopreso dalle variatio e dal vortice creatosi attorno a quella molto ben domata tempesta musicale. E’ opinione di molti che gli shredder “rompono le scatole dopo un pò”, “non li reggo”, “dopo cinque minuti guarderei Amici della De Filippi”. A parte prendere a badilate gli assertori di quest’ultimo concetto, vi dirò, personalmente mi sono divertita come poche altre volte, mi sono meravigliata di fronte alla sinergia del trio, sono rimasta impietrita di fronte alla loro preparazione, e soddisfatta di aver assistito allo show.

Per capire cosa intendo, non posso fare altro che invitarvi a visionare qualche loro video su youtube, e se fossero di passaggio, assistere a un loro concerto.

Per capire cosa intendano trasmettere loro con questo progetto, vi rimando al loro sito ufficiale, the-aristocrats-band.com‎ e a questo piccolo stralcio tratto dalla sezione “about”:

“It’s not just fusion. It’s not just shredding. It’s not even meant to be taken seriously at times. It’s just the sound of three guys who did a single pickup gig and suddenly discovered they had something musically deep going on together…along with a propensity for employing R-rated song titles”.

“Non si tratta solo di fusion. Non è solamente virtuosismo. E non è nemmeno da prendersi troppo sul serio, talvolta. E’ solo il sound di tre tizi che una volta hanno buttato lì un concerto ed hanno scoperto di avere moltissimo in comune…oltre alla tendenza a dare titoli bizzarri ai propri pezzi”.

A presto!

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