Nuovo lavoro per i The 69 Eyes dopo il controverso “Blessed Be”, che aveva scatenato pareri contrastanti a causa del passaggio dalle atmosfere rock’n’roll a quelle darkeggianti. “Paris Kills” prosegue il discorso iniziato dalla release precedente non distaccandosene molto, ed e’ chiaro che ormai la componente dark del gruppo e’ prevalente rispetto a quella rock’n’roll, comunque presente (del resto la band stessa ha annunciato di voler seguire questa direzione).
I The 69 Eyes ci offrono 10 canzoni dalle evidenti ispirazioni, tra le quali si notano soprattutto i Sisters of Mercy per la parte strumentale e Pete Steele per la voce (nonostante Jyrki cerchi di negarla in tutte le interviste la somiglianza e’ evidente). La caratteristica principale dei pezzi e’ comunque proprio la voce, calda e profonda, accompagnata da armonie darkeggianti abbondantemente ispirate ai gruppi degli anni ’80, sottolineate da un basso pulsante.
I brani in se’ non sono male, l’inizio dell’album e’ ottimo, con una “Crashing high” che e’ molto al di sopra di tutto il resto (veramente una grande canzone, magari fossero state tutte su questo livello!!), seguita da una “Dance d’amour” ruffianissima ma molto gradevole e dalla bella “Betty Blue”. Poi si ha un calando e i brani si ascoltano piacevolmente,ma senza lasciare il segno, soprattutto a causa della formula un po’ ripetitiva… Da notare pero’ qualche guizzo, come per esempio le ritmiche quasi discotecare di “Stigmata” (brano che pare fatto apposta per catturare nuovi fan, specialmente nei dancefloor goth), che pero’ non riesce ad evitare piu’ di tanto la prevedibilita’ del disco. Disco che comunque, diciamolo, ha venduto tantissimo appena uscito (forse proprio a causa di questa sua proposta poco originale, ma di effetto), e che fa trasparire una forte voglia di allargare il proprio pubblico (ultimamente in nord europa c’e’ molto interesse verso queste sonorita’). E se tutto cio’ vi sembra esagerato basta ascoltare l’enfasi che Jyrki pone nelle parti in francese di “Dance d’amour”, quasi volesse diventare un cantante strappacuori per ragazzine stile Ville degli Him (e qualche ispirazione da questi c’e’…).

Tirando le somme, il disco scorre piacevolmente e potrebbe monopolizzare i vostri ascolti per un po’ di tempo, ma non credo che lascera’ il segno. Per il resto se avete gradito “Blessed Be” fate subito vostro questo “Paris Kills”, cosi’ come se vi piacciono certe sonorita’ qui riproposte in maniera magari non molto originale, ma comunque accattivante. Se invece non avete mai apprezzato questo tipo di musica lasciate pure perdere, soprattutto visto che la ruffianaggine del gruppo (guardate anche il look con occhiali da sole e abiti in pelle rigorosamente neri!!) rende il tutto ancora piu’ fastidioso.

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