Era il 1999 quando i Tenhi pubblicarono “Kauan”, il loro primo album, un lavoro decisamente interessante che fu solo il primo di una serie di bellissimi dischi. Questi ragazzi finnici hanno infatti in seguito realizzato altri cd persino migliori, ma è di “Kauan” che vi voglio parlare oggi. Già ai tempi del debutto la band era infatti molto personale e la loro proposta era già matura e degna di attenzione (sebbene qualcosa di acerbo ancora ci fosse, come si nota anche dalla produzione, non perfetta come quella dei lavori successivi). Le tracce contenute in “Kauan” offrono già quel misto di folk, ambient e gothic tipico del gruppo, anche se le atmosfere sono meno cupe rispetto a quanto verrà fatto dopo. Certo, non fraintendetemi perché “Kauan” non è per nulla un disco allegro, tuttavia nonostante la sua gravità ha un che di positivo, un qualcosa di “estivo”, sebbene l’estate a cui si fa riferimento sia quella del Nord. Del resto pensando alla musica di un gruppo così legato alla propria terra non si può trascurarne la provenienza, che trasuda prepotentemente da ogni nota prodotta dai Tenhi. Difficilmente dalle nostre parti qualcuno scriverebbe musica di questo tipo (d’altronde sono proprio la nostra cultura ed il nostro modo di sentire le cose ad essere diversi), per questo non si può non rimanere affascinati da simili canzoni, dalle quali traspare evidentemente quel particolare legame che c’è tra l’uomo e la terra nelle zone del Nord Europa. Le canzoni di “Kauan” fanno così pensare a laghi acquitrinosi e nebbiosi e ai boschi della Lapponia, terra da cui i Tenhi provengono, e le atmosfere delle canzoni vanno di pari passo, risultando quindi malinconiche ed introspettive (aiutano molto in questo l’evocativo cantato in lingua madre, che spesso più che un cantato è in realtà un recitato, e i particolari strumenti utilizzati). L’ascolto di un lavoro del genere non è perciò facile, e un disco di di questo tipo non è di certo per tutti, tuttavia per chi è predisposto il risultato non può essere che quello di venire trasportati in un mondo distante, cullati dolcemente da suoni lontani ed arcani, un’esperienza che ha un che di quasi “sciamanico”. Se quanto scritto finora vi ha stuzzicato e volete provare qualcosa, allora “Näkin laulu”, la traccia che apre il disco, è perfetta, le sue chitarre acustiche tessono trame evocative che riescono molto bene a ricreare quel “viaggio” di cui ho parlato, inoltre la canzone è decisamente rappresentativa del disco. Anche “Revontulet” (più vivace e in qualche maniera quasi ballabile) è adatta per avvicinarsi alla musica dei Tenhi, risultando meno ostica della maggior parte delle composizioni di “Kauan”, ma essendo proprio per questo anche meno rappresentativa di “Näkin laulu”. In ogni caso nel disco non ci sono riempitivi, per cui qualsiasi traccia è degna di attenzione.

Una nota finale, se vi ho incuriosito e avete deciso di comprare il disco vi suggerisco di cercare la ristampa di qualche tempo fa, contenente due tracce in più (“Kielo”, presente anche nell’ep “Airut:ciwi”, in versione alternativa e “Niin auer hiljaa vie”) meritevoli di ascolto e tutt’altro che riempitivi aggiunti tanto per fare numero. I Tenhi sono uno dei gruppi più interessanti e personali che mi sia capitato di sentire negli ultimi anni, il mio consiglio non può quindi che essere quello di dedicare loro attenzione, e “Kauan” è un lavoro adattissimo per avvicinarsi alla loro musica.

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