Attivi sin dal 1985 i Tarot raggiungono il traguardo del settimo album in studio e ancora una volta ci regalano un album heavy metal suonato con gran classe, un album a volte dalle tinte drammatiche ed oscure a volte invece più diretto e capace di emozionare. La band di Marco e Zachary Hietala inaugura quindi questo 2007 con un nuovo disco, “Crows fly black”, che si rivela come uno dei migliori episodi di tutta la loro carriera.

Zachary è in ottima forma e macina riff possenti senza un attimo di sosta, andando a creare pesanti muri di chitarre che esplodono sin dall’opener e title track “Crows fly black” che c’introduce, con i suoi toni cupi ed oscuri, all’interno di un album che sin dalla copertina si svela piuttosto tenebroso. La voce aggressiva di Marco ci regala invece attimi d’assoluta esaltazione e ottima è la sua prova su brani come “Traitor”, che abbandona le sonorità heavy del brano precedente per spostarsi su territori maggiormente power oppure su “Ahes to ashes” che personalmente ritengo essere uno dei migliori episodi di questa nuova fatica targata Tarot.
Leggermente sotto tono sono canzoni come “Messengers of God” e la successiva “Tides” mentre con “You”, singolo che precedeva di qualche mese l’uscita del disco, la band torna a comporre un brano qualitativamente molto alto, con un ottimo ritornello che si piazza subito in testa, mentre la voce di Marco esalta l’ascoltatore come non mai. A spezzare un po’ l’andamento troppo lineare del disco arriva poi “Howl” con un’ottima alternanza tra parti acustiche e “metalliche” mentre si riprende di nuovo con il power metal con “Grey”, altro brano in perfetto stile Tarot e “Before the skies come down”.

Insomma, i Tarot non sono mai stati innovativi, anzi hanno sempre sfornato album piuttosto simili tra loro e anche “Crows fly black” non si discosta tantissimo da queste coordinate. Tuttavia è un album, almeno a mio parere, godibile e più immediato del precedente “Suffer our plesures” un album consigliato a ogni modo solo ai veri amanti dei Tarot.

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