Scoperti e prodotti dall’ex Labyrinth Frank Andiver, i Synthphonia Suprema ci propongono un ottimo disco in cui melodie tipicamente power/speed si fondono in maniera curiosa con loops, samples e parti elettroniche. Per capirci meglio il sound che sta alla base della band italiana ci può ricondurre a quanto i Labyrinth ci regalavano con lo splendido “No limits”, anche se in “Synthphony 001”, i Synthphonia Suprema estremizzano in maniera eclatante il lato prettamente sperimentale della loro musica.

Sin dall’opener “Fileleader” notiamo subito come i nostri preferiscano giocare su melodie accattivanti e trascinanti che si piazzano subito in testa grazie anche ad un sapiente uso di refrain immediati e cori ruffiani. L’intero disco è però permeato da un’aura quasi surreale che si manifesta grazie all’uso di massicce parti elettroniche che non snaturano per niente il sound della band, anzi lo arricchiscono, rendendolo ancora più particolare e personale. Tra richiami classici a Beethoven e parti tipicamente pop arriviamo alla splendida “Uncosmic Justice” passando per delle vere e proprie perle musicali che non c’impiegano davvero molto a rendersi amabili: “Nothing can stop me” si rivela come uno dei pezzi più attraenti dell’intero platter con un Matkracker davvero in ottima forma e capace di sfoderare una prova convincente dietro al microfono sia con l’uso di vocals pulite che no; si prosegue ancora con “Synth metal” che colpisce proprio per l’immediatezza della propria struttura che nonostante sia carica di continui cambi di tempo riesce a rendersi dannatamente intrigante. E l’ascolto del disco si porta avanti senza un attimo di tregua o un solo attimo di respiro: i Synthphonia Suprema non smettono per un solo momento di schiacciare l’acceleratore riversandoci addosso la veloce “Black cat” (impossibile non iniziare a dimenare la testa come degli invasati) che vede tra l’altro Dany All autore di una spettacolare prova alle tastiere, seguita a ruota dalla “poppettosa” “Shield saviour” e da una grintosa “Fatherland” che vede finalmente la band allentare leggermente, almeno nelle strofe dei brani e in alcuni bridge, il ritmo dei propri brani finora assolutamente veloci e dirompenti.

Se a tutto questo ci aggiungete una copertina perfetta e splendida, realizzata dal grande Ken Kelly, la cover finale di Battle of the living dead” grandissimo pezzi dei Lordian Guard di William Tsamis e una produzione cristallina e potente, “Synthphony 001” risulta un album vincente sotto tutti i punti di vista assolutamente da avere per tutti quelli che amano il power/speed e maggiormente open minded. “Synthphony 001” è un album particolare, carico di parti elettroniche e moderne ma che non mancheranno assolutamente di fare breccia nel vostro spirito.

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