Nonostante si siano formati ormai dieci anni orsono, il presente è soltanto il terzo album per questo quintetto tedesco, il quale però può fregiarsi di una peculiarità non da poco, comune a pochissime altre band: la formazione non ha mai subìto mutamenti. Ed è senz’altro questa una delle ragioni che hanno portato i Superior a costruirsi un suono che, malgrado tradisca – pur senza mai risultare ‘sfacciato’- le proprie fonti di ispirazione, merita sicuramente un’autonoma considerazione nel power prog attuale. Meno noti (anche perché meno pubblicizzati) dei connazionali Vanden Plas, i nostri hanno seguito un iter parallelo, ma più intimistico e dimesso rispetto a questi ultimi, dedicando un’attenzione sempre maggiore agli aspetti ‘progressivi’ che non a quelli più strettamente metal.
Ammetto che il primo loro lavoro (‘Behind’, del 1996) mi aveva tutt’altro che entusiasmato, per la sua innegabile tributarietà nei confronti di un arcinoto quintetto americano (serve il nome?), che ormai da qualche anno poteva vantare una nutrita schiera di emuli più e meno validi. Il successivo ‘YOUnique’ (1999), di contro, mi costrinse a rivedere la mia posizione, presentando un ben più variegato spettro di influenze: echi di Dream Theater, certo, ma anche di Queensryche e Sieges Even, con incursioni latineggianti, funk e addirittura jazzy, a sostanziare brani meno heavy e alquanto interessanti. Quanto sin qui detto mi permette di collocare meglio questo ‘Ultima Ratio’, che se da un lato si pone come un ritorno alle sonorità degli esordi (il riffing ritorna decisamente metal, con una chitarra davvero incisiva e pesante, e il complesso risulta molto meno sperimentale rispetto a ‘YOUnique’), dall’altro rappresenta una sicura evoluzione a livello di songwriting: l’album è infatti un concept, una sorta di plot pensato per essere trasportato direttamente sullo schermo, sotto forma di un film ‘thriller futuristico’. Ma torno alla musica: chitarre che – come dicevo – tornano a rombare potenti, dando nerbo a pezzi d’impatto, inframmezzati da momenti più rilassati, con il pianoforte spesso a far da tappeto alla degnissima voce di Michael Tangermann, cantante di tutto rispetto. Il disco gira sufficientemente armonioso, senza traumi, si fa ascoltare volentieri. Non di rado alcune suggestioni attraversano le orecchie: ancora Dream Theater, ma decisamente in secondo piano rispetto a Queensryche (la stessa ‘vena’ del concept pare molto simile a…perdonatemi…Mindcrime) e persino Savatage, in alcuni frangenti.
Tecnica ad alto livello e produzione senza pecche completano il quadro di un’uscita decisamente sopra la media del genere, e direi anche fra le migliori degli ultimi anni in quest’ambito. Augurandomi che ‘Ultima Ratio’ possa essere il disco della meritata ‘consacrazione’ per questi ragazzi, vi invito a visitare i loro siti: www.free-minded.de, il sito ufficiale, graficamente ottimo, e soprattutto www.ultimaratio2002.de, anch’esso molto ben fatto, che vi darà un’idea più precisa dell’impianto della storia sulla quale il disco si muove.

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