Dieci anni… tanto è passato tra la pubblicazione del primo demo di questa band e questo album… dieci anni sono un’eternità, eternità però ha visto alcuni membri del nucleo iniziale fare carriera, tanto da dimenticarsi di questo progetto. Stiamo parlando nello specifico di Vyl, batterista eccezionale membro ora dei Keep of Kalessin e anche membro in sede live dei Gorgoroth (non male come curriculum, non trovate?).

I nostri  propongono 35 minuti di puro black metal melodico, con strizzate d’occhio quà e là ai capisaldi del genere, in primis i Dimmu Borgir (con tanto di cantato alterno growl – clean eseguito in maniera ottima dal singer, vero punto di forza del progetto insieme al già citato drummer).

Le song si susseguono con insistenza e si lasciano ascoltare per la loro carica energica unita ad una lieve aura di maestosità donatagli dalle tastiere sempre presenti (a volte in primo piano, molto spesso sullo sfondo per incrementare la sensazione ed emozione creata dalla musica stessa), per un mix musicale che richiama ai Satyricon quà, ai già citati Keep of Kalessin là, ma che in linea di massima raggiunge un buon livello.

Indubbiamente il drumming  è di quelli di razza e riesce a donare quel tocco di personalità e aggressività in più da far uscire dalla massa (davvero enorme) di   band black metal che il mercato sta sfornando negli ultimi anni, con una violenta aggressione (“Indulgence”) alternata ad un suono più ragionato e ricco di cambi di ritmo (“The Beast”) , in cui anche gli acuti vocali puliti riescono ad incastrarsi in modo positvo per spezzare il muro sonoro  credai vari membri della band.

Bello il gioco di chitarre presente in “Back To Zero”,con Bertsen e il singer/chitarrista Arcan che, dopo aver impostato il riff generale e ripetitivo della song, si lasciano andare a gorgheggi e orpelli intrigati, un inseguimento sonoro che distoglie l’attenzione dell’ascoltatore dalla doppiacassa prepotente dello sfondo  per introdurlo in una musicalità che si potrebbe quasi definire black-progressive, in cui anche le keys giocano un ruolo importante ed atmosferico, con risultati intriganti e  decisamente validi. E’ la song che colpisce di più in tutto il lavoro e che probabilmente mette meglio in mostra le reali potenzialità della band.

Certo non passeranno alla storia per originalità o innovazione (non che questi siano requisiti essenziali per il black metal), ma i nostri ci sanno fare, e la speranza è che i vari progetti paralleli dei membri del combo non ci facciano aspettare di nuovo dieci anni prima di una nuova release: certo nessuno piangerebbe di disperazione se così fosse, ma obiettivamente questi Subliritum non sono assolutamente cosi’ male.

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