Quando certe qualità sono insite nel DNA di un artista, non esitano a ripresentarsi con l’avanzare del tempo e delle opere proposte. E’ così che non può sfuggire alla regola neanche la bella realtà costituita dai Subliminal Fear, giovane band pugliese con appena un demo all’attivo ed ora giunta alle attenzioni dell’etichetta greca Burning Star per il primo full-length.

La formazione pugliese sembra arrivare al grande passo senza strafare, ma con quei preziosi punti fissi che avevano scandito l’uscita dell’omonimo esordio autoprodotto. Ecco allora proposto al pubblico un platter che, pur maturando ed evolvendosi, continua a mostrare la “mano” della band a forza di un sound semplice, sobrio e deciso. Ancora una volta, infatti, la band barese spinge su temi alquanto abusati come quelli del death-thrash di estrazione svedese che, se possono far storcere il naso per la frequenza con cui vengono proposti, nel caso specifico di ‘Uncoloured World Dying’ piacciono per la chimica con cui sono messi a disposizione dell’ascoltatore. Un lavoro che, dunque, si presta anche alla dura prova di ascolti ripetuti senza mai mostrare il fianco, complice anche l’intelligenza del songwriting della band. Il segreto? Guardarsi allo specchio con onestà tentando di correggere i difetti più grossolani ed affinare quanto di buono già c’era. Un ottimo punto di partenza dal quale scaturiscono nove brani lontani dal capolavoro ma freschi e piacevoli che, senza snaturare le pesante influenze del passato, mostrano un nuovo e più gradevole flavour. L’ingombrantissima ombra degli At The Gates si fa, infatti, leggermente da parte a favore di una miscela più moderna, varia ed incalzante. Rimangono dunque le tonnellate di riff ed armonizzazioni proposte dalle chitarre al pari dell’acida ed espressiva voce di Carmine, ma fanno il loro ingresso dei piacevoli interventi in clean vocals che, senza mai essere mielosi o ruffiani, recano varietà e personalità ai brani. I ragazzi mostrano neuroni nel saper dosare innovazione ed influenza e, in casi come questo, diventa un piacere ascoltare i riferimenti a band come gli ultimi Darkane o ai Soilwork di ‘A Predator’s Portrait’.

Una promozione incoraggiante per i Subliminal Fear, tanto per l’umiltà mostrata nel rimettersi in gioco, quanto per l’ennesima dimostrazione di un underground tricolore sempre vivo e pronto a dire la sua. Tutto ciò grazie ad un prodotto che, senza mai osare più di tanto né inventare nulla, mostra pregi e presupposti per meritare almeno un ascolto di chi mastica il genere in questione.

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