Diciamo subito che il mio primo impatto con il demo dei death/thrashers Subliminal Crusher non è stato troppo positivo. Vuoi per la bio abbastanza delirante (tanto da sembrare quasi frutto di una sbrigativa traduzione dall’inglese…??), vuoi per il fatto di pubblicizzarsi come band thrash quando invece la proposta musicale risulta ampiamente più spostata sul death (una pessima abitudine assai diffusa negli ultimi tempi), inizialmente mi sono ritrovato piuttosto maldisposto nei confronti di questo lavoro. Va da sè che i primi ascolti sono stati accompagnati da uno spirito molto critico, che ha fatto subito venire a galla quelli che poi anche ad un giudizio più bilanciato sono risultati essere i problemi di questo demo: prima di tutto la voce dell'”urlatore” Tooz, seppur di una certa efficacia ritmica, manca il più delle volte di quell’interpretatività essenziale per un cantato growl che non risulti monotono già dopo pochi pezzi. Secondariamente (problema comunque molto comune) i brani tendono a somigliarsi parecchio l’un l’altro, facendo permanere una certa sensazione di incompiutezza anche dopo numerosi ascolti. In ultimo, a dispetto di una produzione certamente valida, ho trovato non all’altezza i suoni della batteria (in particolare del rullante), davvero troppo inoffensivi ed ovattati. Ma non lasciatevi ingannare da questa bella carrellata di critiche: “Life Drought”, infatti, si dimostra nel complesso un lavoro buono, ed il merito va soprattutto al riffing eccellente del chitarrista Elvys, valorizzato inoltre dalla scelta di un’ottima distorsione. Generalmente, poi, anche i pezzi offrono degli spunti interessanti, in particolare nel binomio conclusivo “Life Drought”/”Affection”: quest’ultima in particolare risulta essere a mio parere il miglior pezzo del disco, dove le varie influenze scandinave “recenti” (dagli In Flames ai The Haunted) che aleggiano in tutto il demo vengono parzialmente accantonate in favore di un approccio più vecchio stile e, in definitiva, più efficace. A chiudere questo primo demo, infine, troviamo la cover di “Pull the Plug” dei Death, doveroso tributo al compianto Chuck: il risultato è una cover fedele ma non scolastica, decisamente niente male. In definitiva, “Life Drought”, pur essendo il primo demo del gruppo, mette in mostra già una band sufficientemente sicura e compatta: le potenzialità per crescere ancora ci sono tutte.

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