Pubblicato nel 2012
www.tsunamiedizioni.com

“Tremendo è l’abisso dell’ade e inesorabile la sua discesa; perché chi vi precipita è legge che più non risalga.” Questa è la frase che apre questo scrigno magico dai rumori e suoni lontani, che mischia il mito con il reale; che unisce maschere con facce e menti umane, dedicate a un mondo che è esistito, forse è esistito più di qualsiasi altro mondo musicale e che tenta di restare impresso, come un marchio a fuoco, come una tortura in un mondo ormai mercificato e commerciale, troppo alla portata di tutti e l’Ade non è alla portata di tutti. Ed eccoci in un saggio,un documentario, scritto talmente bene ma anche talmente in maniera tuttavia dislocativa in alcuni tratti, che ci sembra di rivivere quegli anni: gli anni in cui essere sotterranei voleva dire percorrere vie nascoste, voleva dire essere ctonici, profondi ,entrare nelle viscere della terra, della cultura, della musica e come un verme lovecraftiano risalire come un demone incazzato, che volesse impaurire la gente e quella finta normalità che non piaceva e che gridasse, o meglio, ringhiasse qualcosa di inaudito. Ed ecco quello che ci aspetta : un viaggio attraverso l’underground metal italiano, quel mondo che muoveva i primi passi sottovoce e sottoterra, ma per la superficie era un subbuglio orrorifico; era per chi adorava scavare nella profondità musicale, che amava essere alla ricerca ed essere specializzato nel contempo a esaudire le richieste di un pubblico che amava guardare nel futuro con le mitiche, ormai appunto , fanzine. Mito, musica, psicologia. Sono i tre cardini da cui muove questa descrizione nel tempo di emozioni e di uno status, quello dell’underground che non c’è più. All’interno di un Regno Nascosto . Il regno nascosto è l’Ade ed in questa prima apertura, viene raccontata in maniera filosofica e mitica la dimensione in cui musicista o poeta, si apre, entrando all’interno del sotterraneo. Un’analisi di ciò che vuol dire Inferi, Ade, contrapposta ad un analisi psicologica, quasi più reale del termine “Ade” ma che tuttavia, alla fine dei conti, si compensa e completa. Parlandone così sembra quasi che underground divenga un concetto irraggiungibile, mitologico, quando invece, ahimè, è un concetto, o meglio, uno status, che rischia di avere una valenza trasformabile : dal particolare, dal non conosciuto a tutti, dall’essere fuori dall’ordinario e dagli schemi stabiliti e imposti dalla società, nel tempo, con l’avvento di internet, la parola underground, non ha più l’accezione originaria. Riassumendo, in Underground e Scena Italiana, si analizzano le varie teorie esposte da musicisti e da giornalisti che sono partiti esattamente da un concetto underground, ma che tuttavia, per definirlo, oggi come oggi, hanno idee differenti : qualcuno ritiene che internet sia stato il vero demonio per l’underground italiano (paradosso direi quasi dato che parliamo di Ade) ed altri che ritengono sia stato ancora più evolutivo. Di sicuro le emozioni delle parole dette ed in questo caso scritte, da parte di personaggi come Signorelli dei Novembre, Ossian di Opera IX, Steve Sylvester, Nicola Bianchi degli Handful of Hate e poi .. e poi nomi come Vincenzo Barone o l’emozionante e giustificata , a parer mio, testimonianza arrabbiata di Mauro Berchi, il tutto condito da ricordi del tempo, di fanzine , di emozioni, di sfaticate per arrivare a poter spedire una semplice demo o solo per poter impaginare manualmente e veramente parole che erano mosse dalla passione per quella musica, che era stato lo scatto precursore di un genere, nato in Europa successivamente, e purtroppo mai riconosciuto come vero primato all’Italia.

Prima sezione : il viaggio dentro le viscere dello Stivale
Questa sezione è dedicata interamente all’italia sotterranea , quella per niente facile da identificare, quella che fa tanta paura, che ha suoni metallici, oscuri, cupi, rimbombanti nelle orecchie, nel cervello, come martelli pneumatici con lo scopo di smuovere le menti e la cultura, che ha un punto di vista completamente ribaltato rispetto ai canoni sociali imposti e quindi che calchi in pieno il concetto underground. E’ quell ’Italia che odia il grigiore delle fabbriche, la decadenza, il finto perbenismo e che vuole ribellarsi a quel mondo portando in superficie ciò che, per la maggior parte dell’italiano medio cattolico, si pensa sia il vero male. Si tocca il primo vecchio triangolo industriale,Genova, Torino e Milano (ed a parer mio non è un caso che si citi questo triangolo): si parte con la discesa nell’Italia sconosciuta e poco riconosciuta : la porta degli inferi genovese ci spalancherà un mondo tanto oscuro quanto affascinante, tanto diabolico quanto artistico, passando per la ribelle Torino, per una Milano ultra violenta. Scenderemo sino ad una Roma che ci sorprenderà probabilmente al contrario delle nostre aspettative, toccheremo una Napoli , o meglio una Campania ricca di sorprese al passato (almeno per me ci sono state davvero molte sorprese e curiosità mai lette o sentite), una Puglia incattivita e schifata della realtà circostante ed una Sicilia tanto estrema quanto paradossalmente acculturata e raffinata. Inutile dire che a condire per bene queste portate, sono i racconti le storie , le testimonianze di un numero enorme di gruppi, alcuni svaniti nel nulla, altri andati in overground, ma tutti con una carica talmente affascinante che verrebbe voglia di poter ascoltare l’inascoltabile, o meglio, l’introvabile. Inutile anche dire che leggendo viene una rabbia estrema, parallela al rock ed al metal di cui questo libro si occupa, perché è proprio vero che siamo sempre portati a riconoscere che “l’erba del vicino è sempre più verde” (in questo caso mi riferisco ai gruppi stranieri), quando in realtà in Italia, avevamo una “foresta amazzonica enorme e verde smeraldo” (credo che la metafora sia abbastanza chiara).

Seconda sezione : Gli abissi infernali
La seconda sezione è dedicata prettamente al ruolo che satanismo, occultismo, paganesimo e chi più ne sa più ne sappia o ne metta, hanno avuto all’interno del metal e della cultura metal in particolare. Incontreremo gruppi che partirono come underground per poi nel tempo divenire “famosi” , virgoletto famosi, poiché mi riferisco a quel pubblico di nicchia che può considerarli tali e che soprattutto li ha visti crescere, evolversi o staccarsi e riformarsi nel tempo. Ci attendono capitoli filosofici, dai risvolti altamente psicologici, profondi che sviscerano non solo l’essenza di quello che fu, ma sono importanti per capire l’essenza di quello che potrebbe essere, se solo si facesse un passo indietro, o meglio un tuffo nel passato, per capire quanto poteva essere reale la musica che si faceva, a differenza di un underground la cui apparenza così aurea e di nicchia, l’ha persa un bel po’.

Conclusione personale (e non):
Il mio giudizio su questo libro è alto. Alto quanto il registro linguistico che ha saputo usare lo scrittore ed alto quanto le aspettative che mi attendevano per la lettura di questo . Mi è piaciuto in stile, educazione, livello culturale, espressioni, scorrimento di lettura, immagini, tante immagini corredate di tanti, tantissimi ricordi ed emozioni raccontati da musicisti e giornalisti, che personalmente, immedesimandomi nelle loro parole e nelle loro rievocazioni, mi hanno fatto venire la pelle d’oca. Un aggettivo per questo libro? Tangibile. Questo è uno di quei libri che tocchi, non solo per leggerlo, ma che tocca esso stesso un periodo che sarà difficile da far ritornare. Ti viene voglia di tornare indietro nel tempo dove tutto era più reale e più sentito. Dove il virtuale era qualcosa di abbastanza lontano da poterlo mischiare con la passione e la sublime arte testuale e strumentale e ti viene voglia di rimanere lì, nelle viscere di quell’Italia troppo poco considerata. Un’altra sensazione fantastica ma paradossale che mi ha dato questo libro, è che ha saputo trasformare in leggende o meglio, in miti, quei gruppi che sono nati nella pentola del diavolo, ma che ahimè, si sa, senza coperchio han avuto destino di svanire nel tempo. Vitolo è stato un aiutante più che “diabolico”, poiché ha saputo chiudere il coperchio di quella magica pentola. Buona lettura.

Comments

A proposito dell'autore

Post correlati