Ho colto l’occasione per poter recensire gli italiani Strenght Approach dopo aver letto in rete la notizia che avrebbero fatto da support act nelle date italiane per un gruppo a dir poco stratosferico e storico della scena hardcore americana, nientemeno che i Cro-Mags, formazione tra quelle che hanno contribuito ad inventare e diffondere il verbo del New York Hardcore. Mi aspettavo quindi una band sicuramente più moderna, ma comunque validissima visto il difficile ruolo che si troveranno a dover ricoprire. Premetto fin da subito che tutte le mie più buone aspettative sono state un po’ smentite. Per poter dire ciò voglio solo spiegare che ho avuto più e più volte a che fare con ensemble italiani dediti a questo tipo di sonorità, grazie al fatto che il genere in questione ha attecchito molto nella scena musicale veneta e delle zone limitrofe. Credo quindi che gli Strenght Approach vadano “solamente” ad inserirsi in un calderone di bands che non posseggono nulla per poter emergere di più, al contrario di altri giovani ragazzi sicuramente più meritevoli e coinvolgenti con i quali ho avuto a che fare negli ultimi anni.
Non siamo certo di fronte ad un prodotto così scarso, “All The Plans We Made Are Going To Fail” (titolo bellissimo!) è comunque un prodotto abbastanza buono, che dimostra che i nostri hanno l’attitudine e le doti giuste per comporre qualcosa di valido. Ma quello che manca qui è un fattore che di certo non è semplice da possedere nè da trovare. Mi riferisco al cosiddetto “impatto”, ovvero quella caratteristica che un disco deve possedere per poter “spaccare” e buttare giù tutto come uno schiacciasassi. Parliamoci chiaro, nessuno pretende che si riescano a trovare delle novità stilistiche e compositive in un genere che ha già detto tutto ciò che era nelle sue possibilità. E che nell’ultimo periodo viene sempre usato quasi per “contaminare”, il più delle volte in modo malsano, molti altri generi, andando a creare quel fenomeno chiamato metalcore, il cui nome è ormai talmente abusato da non poterne veramente più. Ma quello che si vuole sentire da chi in questo momento vuole cimentarsi con questo genere musicale è proprio quella potenza e quel coinvolgimento tale da differenziarsi dagli altri.
Questo, in sintesi, è il problema di “All The Plans…”, buoni pezzi, buoni stacchi più ritmati ma un senso di già sentito che fa capolino in molte occasioni. E il già menzionato problema della troppa “tranquillità” di fondo che se non ci fosse andrebbe almeno a sopperire alla mancanza di personalità che purtroppo si nota.
Andando un po’ più in profondità sono due le cose che colpiscono di più negli Strenght Approach. Per prima cosa la voce, che a me è piaciuta moltissimo. Niente di nuovo, ovviamente e giustamente, ma la classica sfuriata di urla molto acute che colpiscono davvero nel segno. Poi non si può non notare come in alcuni momenti il punk si vada a sovrapporsi al più violento e tirato hardcore, rendendo il disco un po’ meno compatto e contribuendo, purtroppo, a mettere in atto la famosa perdita di potenza alla quale mi riferivo in precedenza.
Per il resto, si naviga nella normalità, con una produzione abbastanza azzeccata, una padronanza tecnica che non manca di certo, e alcune songs più complete che alzano un po’ il livello globale del full-length.
Una prova che raggiunge la piena sufficienza dunque, con dei brani che sicuramente guadagneranno molto di più in sede live, visto che sono proprio le assi del palco il luogo migliore per mettersi in mostra. Aspetterò comunque anche la prossima prova in studio, sperando magari che i cinque possano raggranellare un punticino in più nella votazione finale con qualcosa di più potente.

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