Questa volta non ci siamo proprio… La parabola discendente iniziata dalla pubblicazione di “Destiny” (album che comunque ritengo ottimo) non si è interrotta con l’ultimo nato: Elements è di gran lunga uno degli album più noiosi che mi sia capitato di ascoltare nei passati sei mesi (se la combatte con la “Rock Opera” di Liverani diciamo).
La prima cosa che risalta durante l’ascolto del disco è la divisione dei brani in due tipologie: una è di matrice tipicamente “happy” (in puro stampo Stratovarius insomma), mentre l’altra è più elaborata, ricca di cori e orchestrazioni, di variazioni ritmiche e metriche. Entrambe hanno in comune l’uso massiccio di tastiere (mai Johansson ha avuto la possibilità di mettersi così in mostra), che confermano la bravura di Jens e l’idea che fosse sempre stato costretto a suonare in un certo modo (e gli assoli presenti qui, molto belli fra l’altro, confermano la mia opinione). Gli assoli di Tolkki invece rimangono esercizi di chitarra messi su una canzone, ahimè.
Ma ritornando alle due tipologie di brani, devo dire che l’una, quella tipicamente Stratovarius, scoccia di già al primo ascolto, per via dell’effetto “già sentito”: praticamente si tratta della stessa canzone (tipo Paradise o Phoenix) con gli accordi cambiati. Perdonatemi, ma veramente pare di averle già sentite.
I brani più elaborati, invece, risultano secondo me un esperimento solo in piccola parte riuscito, visto che alla lunga annoiano: insomma, i nostri finnici amici hanno compiuto il proverbiale passo più lungo della gamba. Dodici minuti di title track sono veramente insopportabili (fra l’altro richiama fin troppe volte la ben più riuscita Destiny)!
Passando a giudicare i vari musicisti: promosso a pieni voti Johansson (mi dispiace che suoni così bene su un album così inutile), rimandato Kotipelto (che risulta a tratti snervante con i suoi acuti in falsettone), giudizio sospeso per Tolki che oramai suona nello stesso modo da decadi, mentre la coppia ritmica rimane come al solito precisissima e solida.
Passando alle canzoni, sono carine ma insipide “Eagleheart” e “Learning to Fly”, estremamente noiose altre come “Fantasia”, “Papillon” e “Elements”.

Sinceramente non mi sento di consigliarlo proprio a nessuno, con tante altre valide uscite in questo campo…

Matteo “Allanon” Borselli

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