Osservando la copertina di questo “Caught In The Act” qualcuno, magari tra i più attempati, avrà forse riconosciuto il lavoro del brillante Rodney Matthews, artista che in passato ha messo le sue capacità al servicio di gruppi del calibro di Asia, Tygers Of Pan Tang, Praying Mantis, Magnum, Nazareth, Diamond Head. Visti i nomi citati ci aspetteremmo quindi qualcosa profondamente radicato nella cultura anglosassone anche dal punto vista musicale e fortunatamente, è il caso di dirlo, non veniamo smentiti.

Gli Stormzone, quintetto di nazionalità nord irlandese che debutta proprio con questo lavoro nonostante una lunghissima gavetta, affondano le loro radici proprio nell’hard rock di vecchio stampo britannico, riportando prepotentemente a galla i dettami di Whitesnake, Rainbow, Praying Mantis, Magnum e tutta la vecchia cara scuola d’oltre manica. Capitanati da John “Harv” Harbinson, un cantante dotato di doti espressive non comuni e ben lontano dal volere impressionare gli ascoltatori scimmiottando a destra e a manca capacità vocali altrui (chi ha detto Jorn Lande?), i cinque musicisti snocciolano una prestazione maiuscola e seppure non aggiungendo niente alla storia del genere a cui appartengono disegnano un album intenso, che è un piacere ascoltare, che non stanca ed a tratti esalta, che sarebbe soprattutto un peccato passasse inosservato. L’iniziale “Spellbound”, l’esplosiva “New World”, la melodia senza scampo di “Crying In The Rain”, le più calme “Stranger Things Have Happened” e “Beating Of A Heart”… per un vecchio appassionato di quel magico sound sempre meno frequentemente riproposto c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Un debutto non esente da pecche, sia chiaro, ma sicuramente positivo e ben augurale. Era ora che la cara Emerald Isle ci regalasse nuovamente qualcosa di valido!

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