Dopo la pubblicazione dell’ottimo “Hesperia”, ho avuto il piacere di parlare con gli Stormlord. Il risultato è questa intervista-fiume, in cui essenzialmente si parla a ruota libera dell’arte della musica. Rispondono alle mie domande Francesco Bucci (basso), Gianpaolo Caprino (chitarra), Cristiano Borchi (voce), David Folchitto (batteria) e Andrea Angelini (chitarra).

Ciao! Benvenuti su heavy-metal.it! Iniziamo a parlare subito del nuovo “Hesperia”. Come è nata l’idea di sviluppare un concept album sull’Eneide?
FB: L’idea di questo concept in realtà è abbastanza risalente, è qualcosa che avevo in mente sin dal primo disco. Durante tutti questi anni abbiamo maturato una certa esperienza che ci ha permesso di affrontare un concept così strutturato nella migliore delle maniere. Volevo rimanere, come è poi nello stile del gruppo, su quelle tematiche classiche della latinità, dell’ambiente mediterraneo, che sin dal primo disco curiamo. L’idea quindi è stata di occuparci di quello che è probabilmente il poema più importante della latinità classica, l’Eneide di Virgilio, anche perché è un’opera che ritengo ancora molto attuale. Enea non è un eroe manicheo, invincibile come Achille o con uno straordinario ingegno tipo Ulisse: è una persona essenzialmente come noi. La mia volontà è stata quella non tanto di impelagarmi nel solito concept in cui si prende essenzialmente un’opera e ne si rileggono cronologicamente i vari passi, ma piuttosto di sfruttare l’Eneide per avere modo di sviluppare alcune riflessioni attuali. Enea è un eroe che trovo molto moderno perché è una persona che affronta il proprio destino; ha un compito gravoso che è quello di fuggire da Troia in fiamme e, come gli chiedono sia gli Dei che gli Avi, di trovare un posto dove fondare una nuova Troia. Attraverso vari pellegrinaggi arriva sulle coste del Lazio dove poi avrà modo di dare origine a quella discendenza che fonderà Roma.

Stormlord Bucci

Francesco Bucci

Enea, durante il suo compito, durante questo lungo viaggio, è un uomo che affronta il suo dovere non senza rinunce, non senza sofferenze, ma andando avanti per il volere di un bene migliore. Questa è una cosa che personalmente trovo ancora molto attuale, soprattutto per questo periodo. Il messaggio del metal normalmente è “distruggiamo tutto!”, un messaggio nichilista, che ci piace, amiamo tutti gli Slayer e tutti i gruppi devastanti, però forse in questo momento un eroe è più una persona che, nonostante gli si pongano davanti dei compiti gravosi, decide di non astrarsi dalla società ma di rimboccarsi le maniche e lavorare per cambiare quello che non gli piace col sudore della propria fronte, piuttosto che mandare tutto all’inferno. Enea è una persona così.
Oltretutto il concept verte sui primi sei libri dell’Eneide, che sono quelli del viaggio, tema che per altro abbiamo già affrontato in “Mare Nostrum” e che, secondo me, si sposano straordinariamente alla musica degli Stormlord, una musica che si adatta sia ai momenti di rabbia, sia ai momenti più epici che a quelli più intimi. In questo concept c’è un po’ di tutto: la rabbia, lo scoramento, la gioia e l’amore. Tutti sentimenti che puoi trovare in quest’opera immortale.

Avete scelto i primi sei libri avendo intenzione in futuro di elaborare un concept anche sugli altri sei successivi?
FB: No, rimarrà un unicum. Ci interessavano i primi sei libri perché trattano il tema del viaggio, dato che è un tema che mi attrae molto perché indica quanto sia importante mantenere una propria identità e le proprie tradizioni ma che ci fa anche ricordare che noi siamo tutti nomadi. Conserviamo le nostre tradizioni ma siamo anche aperti verso ogni tipo di cultura, perché alla fine tutti noi veniamo da qualche altra parte. Il viaggio è crescita e spero che questo sia un qualcosa che riflette anche il sound degli Stormlord, che rimane sempre legato alle proprie radici ma nel contempo cerca di crescere e di arricchirsi man mano che si va avanti col tempo.

Stormlord Borchi

Cristiano Borchi

Su “Hesperia” si sentono anche strumenti particolari, rumori del mare, dei cavalli ecc… è stato fatto per rendere ancor più cinematografico e coreografico il disco? Ce ne volete parlare? Si tratta di veri strumenti o campionature?
GC: Per questo concept album, che tratta appunto di una vicenda epica molto importante, la miglior rappresentazione musicale è scegliere la strada “cinematografica”. Per questo ho personalmente approfondito studi musicali su orchestrazioni che si avvicinino molto più a qualcosa di visivo; quindi queste canzoni hanno una dinamica di emozioni e di paesaggi. Abbiamo cercato di ricreare questa atmosfera con veri strumenti ed effettistica.
FB: Simone D’Andrea è quello che si è occupato un po’ di tutti gli strumenti etnici e di matrice mediorientale, poi abbiamo avuto Mirko Palanchini che ha suonato la mandola, Elisabetta Marchetti dei Riti Occulti alla voce lirica (che ci accompagna già da numerosi album), Daniele Melis alle belas (uno strumento sardo), Volgar dei Deviate Damaen che si occupato del narrato. Li ringraziamo davvero tanto perché ci hanno permesso di esprimere quel panorama sonoro che avevamo in mente, oltre che averci aiutato anche a livello di arrangiamenti.
GC: Quindi alcuni strumenti acustici sono reali come questi appena citati, poi ci sono stati effetti sonori come i cavalli, mare, vento, che aiutano a ricostruire un paesaggio e un viaggio, il viaggio fatto appunto dal nostro eroe. Oltre allo studio musicale, la ricerca delle melodie e di temi molto forti dal punto di vista sonoro, c’è quindi stato anche uno studio di effettistica. Mi sono occupato di conchiglie e sabbia usate come maracas e altre piccole chicche pur di ottenere l’effetto desiderato, a volte usando anche metodi insoliti: ad esempio il grido dei gabbiani l’ho riprodotto con la chitarra.

Con tutti questi suoni e strumenti, immagino che dietro “Hesperia” ci sia un duro lavoro di produzione, che peraltro è ottima.
GC: È dal mini “Cult Of Medusa” che registriamo presso gli Outher Sounds Studios di Giuseppe Orlando, nei quali sono stati prodotti anche gruppi come Necrodeath, Thy Majestie, Novembre ecc… Ormai possiamo dire di essere anche cresciuti assieme a Giuseppe visto che collaboriamo con lui dal 2000 e abbiamo imparato come gestire i nostri suoni. Andare da lui è un po’ come ritrovarsi a casa e questo ci ha permesso di lavorare al meglio sulla produzione. È stata anche molto importante la parte di pre-produzione della quale ci siamo occupati direttamente noi, in particolare con Andrea che ha uno studio personale. È stato un disco molto complesso, molto difficile che ci ha portato via parecchio tempo come succede di solito! Questo essenzialmente perché noi non facciamo mai uscire qualcosa che non ci convinca completamente. Molti gruppi lo dicono ma nel nostro caso guardando la scansione temporale delle nostre uscite possiamo dire che è oggettivamente vero (cinque anni tra un disco e l’altro!). Volevamo fare qualcosa di diverso, qualcosa in più rispetto a “Mare Nostrum” e sapevamo che questa scelta avrebbe coinvolto sia l’aspetto musicale, sia tematico che di produzione. Giuseppe è stato straordinario e inoltre abbiamo fatto un ottimo mastering ai Finnvox Studios con Mika Jussila, che non ha bisogno di presentazioni, e che per altro aveva collaborato con noi già in “Mare Nostrum”; quindi un team ben rodato, ben collaudato.

Gianpaolo Caprino

Gianpaolo Caprino

Hai in parte anticipato una domanda che volevo farti alla fine: in genere passano diversi anni fra un vostro disco e l’altro. La vostra filosofia è prendersi tempo per fare le cose per bene? Non avete mai sentito l’esigenza di pubblicare dischi in minor tempo, per tener maggiormente in circolo il nome degli Stormlord?
CB: Sicuramente ci prendiamo il tempo che vogliamo, anche perché non ci corre dietro nessuno. Non siamo una band che ha delle scadenze imposte. È anche un po’ una scelta di vita, se vogliamo, che per alcuni aspetti ci ha anche penalizzato nel corso degli anni, perché non ti dà continuità. Passa molto tempo tra un disco e l’altro e questo ha un prezzo, ma da un altro punto di vista questo ci permette di fare le cose esattamente come le vogliamo: al top delle nostre possibilità, senza trascurare neanche il minimo dettaglio. Essenzialmente Stormlord è un gruppo che nel corso della sua vita farà meno dischi ma più belli (nei limiti chiaramente delle possibilità della band). È quindi una scelta voluta: vivere senza alcuni schemi che abbiamo sempre rifiutato per nostra scelta.
FB: Progressione. Noi, il nostro sound l’abbiamo trovato. L’abbiamo trovato completamente con “Mare Nostrum”. È per noi molto importante con ogni disco riuscire ad aggiungere qualche cosa. Dato che non dipendiamo ecomomicamente da Stormlord, Stormlord è la nostra più grande passione, quella in cui riversiamo tutte le nostre energie e ci possiamo permettere di fare i dischi quando vogliamo e come vogliamo. È importante che ogni disco aggiunga qualcosa rispetto al precedente, non ci interessa fare dischi fotocopia perché altrimenti non ci divertiremmo più. E se noi non ci sentiamo stimolati, non si sente stimolato neanche l’ascoltatore che ci segue (e che noi ringraziamo per questo). E quindi non avrebbe senso suonare. Speriamo con “Hesperia” di avere raggiunto questi traguardi.

Avete introdotto anche cantati in italiano e in latino. Rimarrà un episodio o è un qualcosa che potrà avere uno sviluppo in futuro?
CB: È difficile fare una previsione. Va tutto in base alla funzionalità e in base all’ispirazione del momento. Noi difficilmente pianifichiamo a monte come deve suonare un disco. Onestamente credo che non saremmo nemmeno in grado di farlo. Quindi potrà ricapitare, come no… Deve avere senso, deve avere un perché.
FB: Onestamente a me piace molto. Occupandomi dei testi alla fine è molto più stimolante, c’è molta più possibilità espressiva. Oltretutto noi portiamo avanti questo discorso di abbracciare le tradizioni e il sound dell’area mediterranea (sottolineo mediterranea, non italiana): quindi è stimolante ogni tanto aggiungere qualche parte in latino, qualche parte in italiano, chi lo sa per il prossimo disco, magari canteremo in greco (ride, ndPerf)! Se la canzone ha la vibrazione giusta, se c’è una motivazione giusta…sicuramente non lo faremo tanto per fare.

Quindi anche per lo stile di canto può essere la stessa cosa. Nel corso della vostra carriera avete utilizzato, oltre al cantato estremo di Cristiano, anche voci femminili e clean vocals. Non sapete quindi se questa cosa potrà essere approfondita in futuro?
CB: Se il pezzo lo richiede o è idoneo a contenere una parte di Giampaolo (in cantato pulito, ndPerf), bene. Mettercela a forza no!
GC: È un po’ come se comandasse il disco stesso…comanda la musica!
DF: Va a favore della sperimentazione, sicuramente, a seconda del momento e a seconda di quello che sono i gusti personali, mantenendo però sempre la nostra identità, in modo che il marchio Stormlord sia sempre presente all’interno del pezzo.

Bearer Of Fate parla dell’amore tra Enea e Didone. È una composizione molto ricca e dettagliata. È stato difficile per voi affrontare il tema dell’amore senza cadere nel banale?
FB: La tua è una bellissima domanda, ti ringrazio! Avevo già provato a trattare questo tema che è sempre un po’ spigoloso, anche in relazione al genere che noi proponiamo. Ho provato già in “At The Gates Of Utopia” nel brano A Sight Inwards che parlava di Orfeo e Euridice; lì però essenzialmente ho raccontato il mito.

David Folchitto

David Folchitto

Nel momento in cui ho ripreso in mano il testo dell’Eneide, ho trovato gli aspetti che più o meno mi interessava sviscerare, ovvero principalmente i sentimenti di Enea, più che la storia stessa. È ovvio che sia principe il momento in cui Enea sbarca sulle coste di Cartagine e si innamora di Didone. Nello specifico però, questo non è un pezzo che parla di amore, del sentimento dell’amore più nobile; questo è un amore “di pancia”, un amore che ti prende alle viscere facendoti dimenticare tutti i tuoi doveri e per te esiste solo l’amante. Infatti musicalmente è uno dei brani più duri del disco. Per questo mi è piaciuto esplorare questo aspetto, ovverosia perdersi completamente nel sentimento e poi ritrovarsi a dover fare un passo indietro in nome di un fine maggiore. Questo accade: Enea deve abbandonare Didone per continuare la ricerca di Esperia (che è il nome che davano i Greci all’Italia, che significa terra del tramonto). Lui deve abbandonare Didone perché gli Dei gli mandano un messaggero che gli dice che non può continuare a perdersi in questo suo oblio ma deve salpare e deve trovare la novella Troia. È quindi costretto ad andarsene e Didone si getta viva nella pira.
È un lato dell’amore che non sempre è sviscerato. Quando si parla di amore si tende sempre ad essere molto idealisti, l’amore che è tutto rosa ecc… No, c’è anche un aspetto oscuro che è quello da cui noi magari dobbiamo anche alienarci a volte, per vivere il sentimento in maniera giusta capendo anche qual è il nostro ruolo nella società e i doveri della società, nei confronti dei nostri eredi e nei confronti dei nostri avi.

Parlatemi della copertina: trovo che sia splendida! Di chi è il soggetto e chi l’ha disegnata?
CB: Le linee base della copertina le abbiamo un po’ pensate noi come gruppo. Ci siamo poi affidati a Gyula Havancsák, che ha già collaborato con noi in “Mare Nostrum” e con band come Annihilator, Destruction, Stratovarius… Con lui ci siamo trovati molto bene, anche perché, a parte le indubbie capacità, è una persona con cui si lavora in un clima più che amichevole…è diventato un po’ il nostro copertinista ufficiale! Non abbiamo veramente alcun motivo di cambiarlo. Gli abbiamo dato delle linee guida, anche riguardo a quello che volevamo esprimere musicalmente, e il lavoro è stato veramente incredibile.
FB: Il tema è quello del viaggio ma la copertina rappresenta tutto ciò che è compreso in questo concept: da una parte c’è l’arrivo della flotta di Enea sulle coste del Lazio (la gloria di Roma sta per compiersi, c’è anche l’aquila che è il simbolo di Roma che domina su questa flotta). Dall’altra parte tu puoi vedere un cielo tempestoso, che indica una situazione ancora non completamente realizzata: adesso è tutto nelle braccia e nei pugni della flotta di Enea, nella sua forza di volontà; il momento è quello di rimboccarsi le maniche e di costruire quello che sarà Roma. E con Roma non intendo la mia città o l’Italia, ma intendo un ideale di realizzazione, uno step avanti che devono fare l’uomo e la società.

Stormlord Hepseria

Realizzerete un video-clip per uno dei brani di “Hesperia”?
CB: Ci stiamo pensando e ci stiamo lavorando ma non vogliamo fare una cosa tanto per farla. L’idea c’è ma ancora stiamo valutando la cosa. Non annunceremo nulla finché non sarà certo.
FB: Stiamo valutando alcuni registi e se la cosa andrà in porto ci distaccheremo molto dai due clip precedenti che erano più sull’horror. Vorremmo replicare, nei limiti del possibile, tenendo conto del nostro budget, le atmosfere del disco. Per cui dobbiamo trovare anche un regista che abbia delle idee e una certa visione delle cose…altrimenti preferiamo non farlo… L’idea c’è, e forte, speriamo di riuscirci!

Permettetemi di affermare che con la pubblicazione di “Mare Nostrum” c’è stato un salto notevole. Prima eravate una buona band, ora siete andati oltre. Cosa ne pensate?
CB: La volontà di migliorare c’è sempre: non accontentarsi mai e cercare di fare meglio del precedente album. Sicuramente con “Mare Nostrum” il salto c’è stato per un insieme di motivi… Prima di realizzare “Mare Nostrum” abbiamo passato un momento abbastanza difficile all’interno del gruppo. Superare quelle difficoltà significava fare uno step in avanti, in primis nel modo di vedere la nostra musica e abbattere anche alcune barriere mentali che avevamo. Il risultato è stato appunto “Mare Nostrum”. Direi che è andata molto bene (ride, ndPerf)!
GC: Effettivamente con “Mare Nostrum” è successo qualcosa, c’è stato un cambio di formazione e quindi un cambio di ruoli. Una volta chi si occupava della composizione poteva essere un tastierista, e si otteneva un certo stile come matrice iniziale melodica. Adesso questo ruolo è passato a me e quindi sicuramente è cambiato qualcosa a livello di stile pur mantenendo il marchio Stormlord.
FB: Sicuramente siamo anche maturati: siamo passati attraverso esperienze dure, oppure l’esperienza del Gods Of Metal in cui abbiamo proposto la nostra musica a un diverso tipo di pubblico e nel frattempo noi assorbivamo… Abbiamo avuto più fiducia in noi stessi e nel quarto disco abbiamo deciso di osare di più.
GC: In sintesi: non abbiamo avuto più paura di osare.
CB: Esatto. Anche se Stormlord non è mai stato inquadrato in preciso genere, abbiamo buttato via veramente tutto per essere noi stessi e basta.
GC: C’è stato anche l’intuito di capire chi siamo e cosa possiamo rappresentare: questo logo Stormlord che cos’è? Che cosa può dire? È stato un percorso frutto di anni di ricerche in ambito musicale e di trovare la consapevolezza nei propri mezzi.

In “Mare Nostrum” avete composto The Castaway, il vostro primo brano interamente acustico. Ora in “Hesperia” le parti acustiche sono incorporate all’interno delle singole composizioni. Quanto è stata importante The Castaway per gli Stormlord?
GC: È stata molto importante. In ogni nostro disco ci deve essere un pezzo “speciale”, diverso, più sperimentale degli altri… In “Mare Nostrum” appunto c’è stata The Castaway: un pezzo completamente acustico, però cantato in scream. In “Hesperia” è stato fatto un pezzo elettronico, lento, cadenzato e più cinematografico. Possiamo dire che appartiene allo stesso tipo di scelta anche se stilisticamente è completamente diverso. Fa parte del nostro esperimento di mettere al centro del disco una canzone molto particolare.

Andrea Angelini

Andrea Angelini

FB: The Castaway è l’esempio più lampante, ma noi su molte canzoni proviamo ad avventurarci in territori che non sono proprio i nostri. A volte ci esce bene, e volte ci esce male, però impariamo molto da queste esperienze che vengono rimuginate e rimasticate, essendo poi in grado di adeguarle ancora meglio. Senza una Castaway probabilmente non ci sarebbe stata una Those Upon The Pyre. Abbiamo sperimentato questo territorio particolare con The Castaway e abbiamo deciso di riutilizzare quell’esperienza di alcune partiture acustiche presenti su “Hesperia”: si impara. Questo rientra nel discorso del suonare per divertimento come ti dicevo prima: osi per te stesso e per portare avanti un discorso musicale in modo da non annoiarti, in modo da crescere, imparando pregi e difetti dei percorsi musicali che stai utilizzando e li rimastichi sul prodotto successivo.

Ora c’è questa data di presentazione del nuovo album, avete già pianificato altri appuntamenti sul suolo italico?
CB: La nostra agenzia, la Bagana Rock, se ne sta occupando e suoneremo più che in passato dal vivo in Italia per questo disco, grazie appunto alla collaborazione con la nuova agenzia. Stiamo pianificando proprio ora le date.
FB: Noi siamo una live band. Magari uno sentendo il disco con orchestrazioni particolarmente complesse può pensare, giustamente, che noi siamo una band da studio. No. Il momento in cui Stormlord è vivo al 100% è on stage. Il retro-pensiero sulla nostra musica, anche la più complessa, è come potrà rendere dal vivo. L’esibizione live è rimasta la nostra unica sicurezza: la band vera, la band che riesce a suonare e che riesce a trasmettere qualcosa, te lo dimostra dal vivo. Noi ci proviamo, per noi è molto importante suonare live, nei limiti del possibile.

Avete pubblicato il vostro primo full-show DVD in Canada prima dell’uscita di “Mare Nostrum”. Non pensate che converrebbe pubblicare un nuovo show con le canzoni degli ultimi due album? Magari qualcosa di speciale creato ad’hoc?
CB: Al momento no, anche se tutto può succedere.
FB: In realtà anche “Live in Canada” non era preventivato: siamo andati in tour in Canada e per la prima data a Quebec City l’organizzazione ci mise a disposizione cinque telecamere e un regista, perché loro avevano intenzione di riprendere la serata. Ci siamo poi ritrovati con delle straordinarie riprese e, avendo registrato il suono dal mixer, abbiamo ottenuto del materiale eccellente per realizzare un DVD. Chi lo sa cosa potrà succedere in futuro? Magari andremo a suonare in Germania e ci faranno la stessa sorpresa e noi ne saremo ben felici. Dal canto nostro, in questo momento, siamo più focalizzati sui live e in cose più pratiche: vi vogliamo raggiungere tutti perché vogliamo suonare sui vostri palchi per farvi vedere cos’è Stormlord dal vivo.

Una domanda da un milione di dollari: perché gli Stormlord non sono in giro in Europa con un tour da headliners?
CB: Facendo un disco ogni cinque anni…non c’è la famosa continuità! Fare breccia in maniera consistente in un panorama ampio, come può essere anche solo quello europeo (tralasciando l’America che è una situazione completamente diversa) richiede un approccio (uso un termine che sembra sminuente nei nostri confronti ma non lo è) più professionale; nel senso che la “professionalità” richiede un disco ogni due anni, massimo. Se non fai così, alcune cose non le puoi fare, non c’è modo. Nessuno te le organizzerà perché non sei un gruppo di quella “fascia”. Inoltre, uscendo con dischi dopo diversi anni l’uno dall’altro, cala anche l’attenzione del pubblico.

stormlord-band

Stormlord

FB: Per come la vedo io, Stormlord è anche difficilmente inquadrabile come genere. Questo può essere un pregio e al contempo un difetto. Con la nostra proposta corriamo il rischio di essere troppo poco estremi per l’amante del black e del death metal più truce, e troppo estremi per l’amante dell’heavy metal classico. Siamo sempre a cavallo tra molti generi, questo a noi piace moltissimo perché ci permette di sperimentare, come si diceva prima, e in questo periodo, in cui la musica viene ascoltata su internet, non più dai dischi, se tu non hai la pazienza di ascoltare, Stormlord potrebbe lasciarti anche spiazzato. Noi chiediamo al pubblico: giudicateci coi vostri gusti, come è ovvio che sia, ma cercate di dare un ascolto attento al disco perché potrebbe riservare molte sorprese. Sembra un’ovvietà ma in realtà è sempre più difficile trovare il tempo per ascoltare un intero disco. E spero che il pubblico lo faccia. Dopodiché non ci interessa essere headliners: l’importante è proporre una musica che prima di tutto soddisfi noi stessi e che poi possa suscitare delle emozioni a chi l’ascolta. Poi anche se non si fa un tour da un milione di dollari non fa nulla, noi proveremo sempre a suonare il più possibile.

Grazie per l’intervista, chiudete pure come preferite.
FB: Io rinnovo l’invito ad ascoltare “Hsperia” e l’invito a venirci a vedere dal vivo, che è la nostra dimensione ideale. Nei limiti del possibile, cerchiamo di offrire un’esperienza che lasci l’ascoltatore soddisfatto e interessato; che gli faccia fare un viaggio come quello del concept.
AA: Rock ‘n Roll!!!
FB: Ringraziamo anche voi di heavy-metal.it che ci avete fatto una recensione stupenda, che è andata molto nel merito. Dimostra che il disco l’hai ascoltato, per questo ti ringraziamo! Prendiamoci il nostro tempo, ma la musica ascoltiamola!
AA: Il metallaro si è sempre un po’ distinto dalla massa, deve distinguersi anche in questo!

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