Mi chiedo… che senso ha, nel 2002 oramai già inoltrato, ridursi ad essere la copia pedissequa di quello che erano i Maiden e i Fates Warning (parlo dell’era pre “No Exit”, ovviamente) dieci e oltre anni fa?
La risposta più ovvia e sensata è “Nessuno”. Tutto si puo’ dire tranne che gli Steel Prophets siano innovativi o anche solo minimamente originali..
Questo ovviamente pregiudica la qualità del disco che alle mie
orecchie suona come noioso e, alla lunga, snervante. Le uniche due canzoni che si salvano dal “brodo” sono Among The Damned e Martyred che praticamente sono le uniche due dove il gruppo tenta di andare oltre le proprie
influenze, che pesano come macigni in tutto il resto del disco. Certo, mi sembra inutile dire che per i fan delle sonorità anni ’80 questo disco possa risultare piacevole (anche se a questo punto converrebbe
metter su i dischi DEGLI anni ’80 e non delle misere copie), mentre per me rimane oltremodo snervante e derivativo.
Un disco evitabile…

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