“Five Shots From Underground”: Cinque domande Cinque al Top Demo di Heavy-Metal.it !

Salve ragazzi, raccontateci la vostra storia e presentate il gruppo.
Giuseppe: Il progetto Steel Cage nasce nel ’96 ma è solo nel ’99 che prende una forma concreta. Il nome della band ha un senso molto preciso, e rappresenta la gabbia sociale del nostro meridione che imbriglia e blocca tutte le nostre aspirazioni. “Obsidian” è la nostra terza release e conferma il trend positivo di recensioni e consenso dei predecessori. Il nostro primo lavoro “Vision of Dark Millennium” ci valse la partecipazione all’Agglutination Metal Festival del 2000, “Red Blood Planet”, del 2003, è stato Top demo su Metal Shock ed è stato biglietto da visita per aprire i concerti nelle date di Caserta dei tour di Cadaveria ed Illogicist.
In questi otto anni la band ha cambiato volto parecchie volte ma l’ultima formazione sembra poter godere di una lunga vita. David al basso e Giovanna alla voce, nonostante la giovane età, hanno la stessa maturità ed intenti dei trentenni del gruppo e questo lascia ben sperare in un poco di stabilità che tanto c’è mancata in questi anni.

Su cosa basate principalmente i vostri pezzi e quali sono i vostri punti di riferimento?
Giovanna: Quando inizi a scrivere musica hai sempre delle band di riferimento, poi provi a forgiare uno stile personale. Le nostre influenze appartengono ad un panorama musicale molto variegato che va dal death estremo, all’industrial, al progressive, al rock, alla musica classica.
Non vogliamo essere cloni di qualcun altro, anzi, neanche noi ora riusciamo a classificarci per bene. Con Red Blood Planet gli Steel Cage furono definiti i Testament italiani, tanto di cappello, ma cazzo! Ora siamo maturati, molto diversi e più sperimentali.
Rispetto al presente lavoro, Obsidian, i pezzi risultano più melodici ma allo stesso tempo più duri e potenti.
I testi di Silvestro sono stati molto introspettivi e più curati di quelli di Bruno.
I miei testi sono ermetici, caotici, esprimono decadenza ed hanno un pathos neogotico, al contempo sono molto lontana da inutili ed infantili elogi a satana o da testi da suicidio.
Altra novità inaugurata da Obsidian è l’ambientazione che si collegherà col suo successore, un lavoro prossimo tutto da scrivere, da ascoltare e… guardare (vedi le curate parti multimediali), con curiosità.
Concludo dicendo che siamo una band anticonformista ed aperta a mille contaminazioni. Spero che sempre più gente apprezzi la nostra proposta e riesca a sentire la potenza del metal, libero da clichè. …a chi pensa ad un potenziale “rammollimento” con la mia entrata nella band, beh dico solo di aspettare … e di ascoltare…!

Cosa non ti piace del metal in Italia e cosa cambieresti?
David Essendo l’Italia un paese in cui questo genere non affonda salde radici, la scena metal non esiste se non ad un livello underground e questo perché, mentre negli anni ’70 all’estero gruppi come Deep Purple, Led Zeppelin, Black Sabbath spopolavano, la maggior parte della popolazione italiana si dedicava all’ascolto di Gianni Morandi. Una vera e propria evoluzione non vi è stata, la gente ascolta ancora gli stessi cantanti italiani, e quindi il metal odierno (come il rock internazionale all’epoca) resta marginale.
Tale mancanza di una cultura ampia porta inevitabilmente i giovani a strafottersene dell’underground (e come potrebbe, se vengono bistrattati anche “i big”). Partendo da questi penosi presupposti, vi sono persone che dall’alto della loro non-cultura musicale si permettono il lusso di giudicare gruppi underground e a volte di sparare minchiate affermando che gruppi come Anthrax e Moonspell non suonano metal, come se l’arrivare a certi livelli di pubblico fosse contrario alla “legge” del metal!
Da noi, poi, parlare di supporto è davvero grottesco: vi è una diatriba tra gli stessi gruppi, che si sputtanano vergognosamente non solo nei “salotti” ma anche su internet: gruppi che magari hanno suonato insieme la sera prima!
Le stesse organizzazioni non vengono incontro ai gruppi italiani, poiché non danno quasi alcuna mano ad emergere da questo asfissiante strato di cenere.
L’Italia ha gruppi validissimi che emargina, portandoli a scappare. “Sfondare” è un’impresa che qui nessuno cerca di alleviare: qui non sei nessuno, anche se hai alle spalle una potente casa discografica e sotto i controcoglioni e la cosa più squallida è che la risposta ultima è la FUGA!

Miglior gruppo italiano e più sopravvalutato gruppo italiano?
Giuseppe: A mio parere la band che in questo periodo va più forte è quella dei Lacuna Coil, ma mi piacciono molto anche Infernal Poetry e Node.
Non credo, inoltre, ci siano gruppi metal sopravvalutati in Italia. I gruppi italiani sono tutti sottovalutati!
Giovanna: Dunque, gruppi italiani … Infernal Poetry e Dark Lunacy, che reputo una salubre ventata d’aria nuova, sicuramente i Natron ed i Death SS, uno dei simboli storici del metal italiano.
Gruppi sopravvalutati… non è mia abitudine gettar fango su altri gruppi. Mi limito a dire che non amo chi pensa troppo alla musica come profitto a scapito di qualità e dei fans.

Cosa ti ha dato la musica e cosa vorresti darle tu?
Giovanna: La musica è per me un linguaggio mistico e passionale che permette all’animo di mettersi a nudo con fierezza e disinvoltura.
Salire su un palco e far ascoltare i miei versi è un’esperienza unica. La voce è il pennello e la musica è la tela su cui stendere un interminabile ed unico flusso di coscienza.
Tengo a dire che non suono per liberarmi da rabbia e/o rancori, suono metal perché amo e credo in questo genere. Bisogna crederci davvero se si vuole trasmettere qualcosa. Attualmente alla musica non possiamo dare altro che la nostra personalità, il nostro tempo e risorse, ma con tutta la passione e l’impegno possibili.

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