Space Metal: praticamente è da quando ascolto metal che speravo di aggiungere un disco del genere alla mia collezione.
E qui immagino che gran parte dei lettori stia già per puntare il suo browser altrove atterrito dall’idea di ore di liquidissimi effetti sonori e rilassanti synth; peggio per loro, perchè questo disco è assolutamente lontano da uno stereotipo del genere, e nel dubbio si tiene pure lontano da lunghe sbrodolate ipertecniche strumentali fatte per pura acrobazia.
Arjen Lucassen è un genuino amante della fantascienza, e ha deciso di onorare i suoi film preferiti con una serie di brani che narrano storie decisamente “simili” alle originali; se mi permettete di mettere un attimo l’estro poetico sullo scaffale, non mi stupisco visto che i diritti per Star Wars, 2001 e altre cosette avrebbero probabilmente fatto finire il progetto prima che iniziasse. Con grande tatto ha pure deciso di comprendere nelle canzoni solo alcuni “aspetti chiave” delle storie invece che cercare di infilare intere saghe in pochi minuti o, peggio, creare due o tre mostri interminabili chiudendo il disco lì tra gli sbadigli; e ci ha anche risparmiato inopportuni prelievi dalle colonne sonore originali. Per la lista delle corrispondenze vi rimando a www.ayreon.com con il tenue rammarico di non aver udito nulla su Il Quinto Elemento (che deve aver “perso” un confronto con Stargate) e Blade Runner (ingiustificabile, anche se di spazio ce n’è pochino).
Ed eccoci quindi lanciati attraverso 8 (10 nell’edizione limitata) miniconcept al cui servizio si è messa una lineup decisamente rispettabile anche se gran parte di quello che ascoltiamo è suonato da Arjen in persona. La prima cosa che farete sarà sicuramente leggere i testi, gradevoli anche se non sempre spettacolari (e qui dipende dal livello di sacralità che attribuite ai vostri film preferiti); li troverete affidati a voci decisamente capaci (e all’occorrenza sorprendenti come scelta, vedi Dan Swanö), con l’unica pecca di non essere sempre “differenti” come ci si aspetterebbe, e qui pesa molto la notizia (o forse voce) che vorrebbe Bruce Dickinson come prima voce cercata da Arjen per il progetto.
In ogni caso, se non è sempre fortissima la differenziazione (i dialoghi restano comunque chiarissimi), le capacità sono indubbie, così come lo sono quelle dei solisti che ci regalano momenti veramente spettacolari e sempre adeguati per quanto riguarda la scelta dei suoni, particolarmente abile su The Eye Of Ra e Sandrider, coraggiosamente (o blasfemamente) affiancate. Tutti i brani sono piuttosto dinamici, e più di un passaggio strizza l’occhio al mondo del power (senza mai svaccare in temutissimi trenini), dando come risultato un disco che mette d’accordo chi ama il “ben suonato” e chi vuole un po’ di sana energia.
Dovendo essere severi, raramente i brani raggiungono l’eccellenza (e uno di quelli che ci riesce è una delle due tracce non-concept), ma quando lo fanno ci troviamo una Sandrider veramente monumentale. Insomma un bel disco con alcuni ottimi momenti, ma anche qualcosa che inevitabilmente lega l’interesse per il disco a quanto si apprezzano i film a cui fa riferimento. Se avete amato i film ripresi nell’album, vi divertirete molto a confrontare la vostra immagine mentale a quella di Arjen, altrimenti potrete semplicemente apprezzare la particolarità dell’idea ma non è detto che ne sarete “rapiti” completamente.

E siccome abbiamo un’edizione speciale con disco bonus, ecco una recensione “speciale” con un po’ di caratteri bonus.

E parliamo prima di tutto di un grandissimo ospite, quel Dave Brock che può considerarsi decisamente “nonno” di questo disco e che scende direttamente dal mondo degli dei del rock per cantare su un medley di brani degli Hawkwind che rende questo disco un acquisto fondamentale per qualsiasi fan della leggenda britannica. Medley in cui tra l’altro il solito Arjen ha la buona grazia di dare una spinta in più ai brani evitando peccati di reverenza ma anche senza snaturare gli originali, insomma una bella corsa di soli nove minuti attraverso un mito del rock, e alla fine penserete che se fosse durata altri cinque minuti non vi sarebbe dispiaciuto.
Abbiamo anche altri due miniconcept sue due film forse meno “famosi” di quelli citati sul primo disco ma comunque sempre ben resi e, nel caso di Spaced Out (presentata in due versioni), sinceramente imperdibili (da guardare, intendo). Una nota decisamente stonata è una cover sinceramente brutta di David Bowie, fatta esattamente come temevo potesse essere tutto il disco all’inizio della recensione, ed è un peccato davvero. La chiusura va a una traccia nascosta assolutamente demenziale che ci mostra come Arjen non si prenda troppo sul serio; spassosa e catchy.
Ultime parole per un encomio alla confezione, dotata già nell’edizione normale di illustrazioni stupende (doppia pagina a tema per ogni film) e per l’edizione limitata una vera rilegatura in hardback con illustrazioni, foto, testi e credits supplementari per tutto ciò che è stato aggiunto. Veramente uno dei libretti più belli della mia collezione. Complimenti (e mezzo punto di bonus al disco solo per questo).

E prima di lasciarvi voglio fare una raccomandazione: dite quello che volete, ma in giro di progetti musicali in grado di avere una personalità e distinguersi dalle varie ammucchiate “della scena xxx” ci sono, premiateli.

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