Salve amici di Heavy-Metal.it. Anche se so che molti di voi potrebbero storcere il naso, sto per affermare che l’album che mi appresto a recensire può essere considerato, senza alcun dubbio, uno dei migliori prodotti che il genere Prog Rock mondiale ci ha regalato negli ultimi anni. Sto parlando dell’ultima fatica discografica degli Spock’s Beard che, sebbene orfani della presenza di Neal Morse, con Gluttons For Punishment ci danno un’ulteriore prova della loro classe e della loro bravura tecnica ed artistica che ne ha fatto un vero e proprio marchio di fabbrica.
Questo album è la testimonianza live del tour di supporto ad Octane. Ciò che colpisce sin da subito è la perfezione del suono. È molto difficile ascoltare un live cd così pulito, pochi gruppi hanno curato il suono in maniera così maniacale. Ma bando alle ciance, facciamo che sia la musica a parlare. Come apertura del primo cd, dopo un intro che riporta alla memoria le sonorità che i Genesis hanno saputo regalarci con quel capolavoro intitolato The Lamb Lies Down On Broadway, il gruppo ci regala un estratto della sua ultima fatica discografica con le 7 parti della suite “A Flash Before My Eyes”, un vero capolavoro di tecnica che comincia con lo stupendo e dissonante mellotron di “The Ballet Of The Impact che funge da apripista alle elettrizzanti linee di tastiera create da Ryo Okumoto ed alle meravigliose prestazioni di Nick D’Virgilio che, grazie alla presenza dell’ospite Jimmy Keegan (che vanta delle partecipazioni di alto livello come quella con Carlos Santana nell’album Supernatural) alla batteria, ci regala delle melodie vocali di grande intensità e vigore.
Un maestoso arpeggio di chitarra acustica ci introduce “I Wouldn’t Let It Go”, una splendida ballata che sfocia in “Surfing Down The Avalanche”, una mazzata sonora caratterizzata da riff assassini di chitarra e basso. Ma ecco che si ritorna alle atmosfere melodiche e sinfoniche con “She Is Everything”, una struggente e magnetica ballata che mette in luce, grazie anche alla maestosa perizia chitarristica del titanico Alan Morse, tutta la tecnica, il carisma ed anche la dolcezza che sono ormai parte integrante del suono dei “Beard”. E si prosegue alla grande con “Climbing Up That Hill”, un pezzo che, con il suo ritmo molto settantiano che alterna parti melodiche ad altre più energiche, ci riporta alla memoria i vecchi fasti degli Zeppelin, a dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, quanto siano istrionici e camaleontici gli Spock’s Beard. Dopo la bellissima, anche se rapida, parentesi strumentale di “Letting Go”, ci tuffiamo nelle splendide ed accattivanti melodie di “The Beauty Of It All”, brano che chiude questa bellissima suite. E finalmente, per la gioia dei fans di vecchia data, la band regala un tuffo nel passato eseguendo “Harm’s Way” (tratto da The Kind Of Strangers del 1998), un brano che, con le sue alternanze di parti melodiche e struggenti, sfuriate di tecnica, riff energici ma mai scontati e dei duelli chitarra/basso/tastiera di rara potenza, avvicina il gruppo ai mitici Deep Purple, ai King Crimson ed ai Gentle Giant, gruppi che hanno fatto la storia del genere Rock e Progressive. Il primo cd si chiude, come di consuetudine, con “NWC”, altro brano strumentale tratto dall’ultima fatica discografica del gruppo, introdotto, manco a dirlo, da un duello musicale creato da quei due mostri che rispondono al nome di Alan Morse e Ryo Okumoto, a cui si aggiungono, per non essere da meno, il basso di Dave Meros e la batteria di Jimmy Keegan, che ci regala un assolo d’altri tempi davvero mirabolante che fa tornare in mente gli Zeppelin di Moby Dick. Il secondo cd è dedicato alla produzione recente del gruppo, Feel Euphoria (album del 2003 dal quale vengono eseguiti “The Bottom Line” e “Ghost Of Autumn”), V (disco del 1995 dal quale è tratto “At The End Of The Day”) e Octane (da cui viene eseguito “As Long As We Ride”), se si esclude lo splendido brano “The Light” (titleltrack dell’omonimo album del 1995) che è stato scelto dal gruppo come pezzo di chiusura per questo splendido live ed un magistrale assolo strappa-applausi di Ryo Okumoto.
Per concludere posso solo aggiungere che, se proprio dovessi trovare dei difetti ad un album del genere, dovrei ricercarli nella scelta dei brani inseriti che hanno lasciato fuori i pezzi degli album Day For night, ma in particolare di quello che, da sempre è considerato il capolavoro assoluto della band, Snow, e nella quasi totale assenza del pubblico, che fa apparire questo live troppo freddo e quasi distaccato, quasi fosse prodotto in studio. Ma tutto ciò non toglie assolutamente alcun valore ad un album suonato in maniera magistrale e che non deve, e lo sottolineo, assolutamente mancare nella collezione di chi ama la musica con la “M” maiuscola.

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