Basta, non se ne può più! Dopo un periodo che mi aveva fatto sperare di non dovermi più trovare davanti band che fanno del fantasy la loro unica e sola ragione di vita ecco che mi ritrovo in mano il secondo album dei bergamaschi Spellblast. Ebbene sì, i nostri, e non me ne voglia la band, sono l’ennesimo gruppo clone di Elvenking, Finntroll, Domine, Rhapsody e di tutte quelle formazioni che ormai da qualche tempo ci hanno distrutto l’anima con testi riguardanti fate, unicorni, folletti e chi più ne ha più ne metta.

Le canzoni proposte in “Horns of silence” non sono poi così male alla fine, anzi si lasciano ascoltare con una certa vivacità e leggerezza,anche se già dal primo ascolto richiamano alla mente i brani delle band appena citate come capita proprio con l’iniziale “In the name of Odin” che mi ha ricordato subito i Domine. Come ho già detto prima penso che quest’album non generi ormai alcun interesse all’ascoltatore medio ormai assuefatto e completamente oppresso da uscite di questo genere e da band che sono subito incensate grazie ad una proposta musicale che si rifà a qualcun altro ma che di loro hanno ben poco. Ad ogni modo “Horns of silence” è un album che può benissimo essere ascoltato come sottofondo durante un viaggio in macchina e che non mancherà di regalarvi momenti di esaltazione grazie a brani piuttosto interessanti come “Lost in the forest” o l’ispirata “Sign of the unicorns” che si svelano canzoni caratterizzate da un songwriting niente male, piacevoli certamente ma non così tanto da lasciare il segno.

Insomma, se ancora non vi siete stufati dell’epic/power allora andate pure a procurarvi questo disco, non ne rimarrete sicuramente delusi. “Horns of silence” è un disco ottimamente realizzato e registrato e si rivela come un prodotto molto competitivo. Tuttavia la banalità dei temi trattati e la troppo poca inventiva a livello compositivo rendono quest’album povero di contenuti.

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