Pubblicato nel 2011
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Vent’anni di massacro sonoro. Vent’anni di Sadist.

Proprio in questo frenetico 2011, ad un anno di distanza dall’ultimo, potentissimo “Season In Silence”, i Sadist festeggiano il ventennale, (senza contare i cinque anni di stop tra il 2000 ed il 2005), dall’uscita dell’oramai storico EP “Black Screams”, in quel lontano 1991. Ho deciso così, di dedicare loro uno speciale che ripercorresse dagli albori, la storia che ha contornato l’ascesa della band genovese, aiutato da una piacevolissima chiacchierata con la band attuale e dal rispolvero di vecchio materiale dagli archivi privati di Tommy, Andy e Trevor.

Ancora prima di iniziare li ringrazio molto per la cordialità dimostrata e per il tempo ed il materiale che mi hanno messo a disposizione.

Gli Esordi e l’ EP

In principio furono i Necrodeath, stimata band del panorama thrash/black capitanata da Marco Pesenti, alias Peso. Proprio questo conosciuto personaggio, dopo la dipartita dalla band madre, decise di dare nuovamente vita ad un suo progetto, che decise di nominare Necrosadist; pubblicò quindi un annuncio dove si cercavano i membri mancanti per formare la band. Il primo a rispondere all’annuncio fu un giovane di nome Tommy Talamanca, che recatosi a casa del batterista in quel di Recco (nell’ entroterra di Genova) esordì provando alcuni dei riff che andarono poi a depositarsi nel seminale “Above The Light”; Peso fiuta il talento nascente e non si fa scappare l’occasione.

Dopo diverse audizioni, grazie alla raccomandazione di un amico comune, fanno la loro entrata nel primo embrione di formazione Andrea Marchini al basso (alias Andy) e Fabio Bocchiddi alla voce, in conseguenza ad una ottima audizione. Una volta composta la band, il primo obiettivo, come dichiarò Tommy, fu cercare di distaccarsi dalla vecchia band di Peso, i Necrodeath, cambiando così il monicker del gruppo da Necrosadist in Sadist, (il cui logo venne in seguito abbozzato da Andy stesso). Nonostante la militanza di Pesenti in una band di riferimento per l’allora acerba scena metal italiana fosse stata, a detta di Tommy, “un po’ sfruttata per emergere al meglio”, sin da subito l’idea generale fu di non voler nascere come un progetto alternativo ai Necrodeath, bensì di proporre qualcosa di innovativo che lanciasse la band in maniera a sé stante, cosa che si noterà ben presto con la qualità dei brani e la originalità sonora.Altro fattore che aiutò il netto distacco dall’altra creatura del batterista fu accantonare le cover dei Necrodeath riproposte in sede live per riempire l’allora scarna setlist sostituendole con nuovo materiale dal sound totalmente innovativo. Sempre Peso fu la persona giusta per poter garantire i contatti per date estere e nazionali e, non meno importante, per le conoscenze in ambito promozionale con le varie magazines dell’epoca come le storiche H/M o Metal Shock, che per quelli anni, vista la mancanza di internet, era l’unico modo oltre ai live di essere conosciuti dai più.

Fu frutto delle vaste conoscenze di Peso anche il contratto con la Obscura Plasma Records, allora comprendente un giovanissimo Stefano Longhi tra le sue file, che diventerà in seguito, per molto tempo, il master mind della celebre casa discografica Scarlet Records. Sotto l’etichetta Obscura avrà luce l’EP della band, “Black Screams”, stampato in tiratura limitata di circa duemila copie in formato 7’’ con una copertina completamente nera che vedeva come protagonista il logo del gruppo; ben presto andrà esaurito e diventerà una perfetta rampa di lancio per i quattro genovesi.

Costituito da due tracce, “Dreaming Deformities (Peso)” (che ritroveremo con sound rinnovato nella rimasterizzazione del 2005 di “Above The Light”) e la title track “Black Screams (Peso/Tommy)”, questo demo edito nel settembre del 1991 verrà ristampato in formato MC l’anno seguente da una etichetta indie che si occuperà di diffondere l’EP (altre 2500 copie che andranno nuovamente esaurite in breve tempo) in America, con una copertina che questa volta vedeva in primo piano una sorta di testa di zombie in bianco e nero ed una traccia extra rispetto al vinile, “Musicians Against Yuppies” (anch’essa contenuta come bonus track nella ristampa di “Above The Light”); la label in questione corrisponde al nome di Wild Rag Records ed al tempo non godeva di eccelsa fama.

Questa etichetta era infatti considerata una di quelle che tendevano ad imbrogliare i gruppi, tanto è vero che si propose di pagare una licenza effettivamente mai pagata, ma nonostante tutto fece accrescere la fama della band facendone circolare il nome anche oltreoceano; tutto sommato possiamo quindi dire che contribuì ad aumentare l’ascesa del gruppo. Soffermandoci ancora un attimo su questo EP che fu un elemento fondamentale per consolidare l’ esordio di questi ragazzi; vorrei infatti ricordare che con sole queste poche tracce in aggiunta ad altre che finiranno poi sul primo full lenght, i Sadist intrapresero un tour con date in Francia e Portogallo, oltre chiaramente a quelle in territorio nazionale.

Ad accompagnare il 7’’ si trovava anche un foglio con tutti i dettagli della release, comprendenti ringraziamenti, liriche dei due brani, recapito dei Sadist dell’epoca in quel di Recco (Via del Castello) e notizie varie; fu registrato al Piece Of Mind Studio di Genova e mixato ai Green Recording Studio di La Spezia. In questo nuovo sound Peso fu il perfetto collante tra le sonorità baroccheggianti di Tommy ed il death metal più classico di Andy e Fabio; c’è inoltre un fattore nuovo che giunge alle orecchie dei metalheads: la tastiera.

Elemento attualmente insolito per un genere come il death, per l’epoca possiamo sicuramente dire che nella scena italiana e non solo fu un elemento del tutto innovativo e che diede il tocco definitivo al sound Sadist rendendo la band creatrice di una sonorità prettamente propria. Tommy iniziò a studiare la chitarra classica da bambino ed approcciò il pianoforte per curiosità intorno ai quindici anni, continuando sempre gli studi sulla sei corde; dalla chitarra classica però, con l’avvento dei mostri sacri del metal come Iron Maiden o Metallica, si spostò ben presto su quella elettrica.  Quando registrarono poi “Black Screams” nacque quasi per caso l’idea di inserire delle tastiere, avendo anche già tra le proprie influenze sonorità piuttosto “baroccheggianti” e Malmsteeniane, o comunque classiche che si intersecavano con elementi progressive nello stile di Goblin o Pfm. Molto vivida è infatti l’influenza nel suono di Claudio Simonetti, il quale presterà poi i suoi servigi incidendo per i Sadist le tastiere nell’ omonimo brano “Sadist”, datato 2007.

Altre influenze importanti furono quelle legate a band molto tecniche come Cynic, Atheist o gli storici Death; se vogliamo tralasciare gli statunitensi Nocturnus, che furono a tutti gli effetti i precursori del death metal con tastiere sin dal lontano 1986, in Europa i Sadist non furono secondi a nessuno, anticipando sul tempo band come Cradle Of Filth o Arcturus, che immisero elementi sinfonici nella musica estrema.Con un buon disco alla mano e con Peso tra le fila trovare luoghi in cui suonare non era un problema, certo è però, che per arrivare ai grandi palchi bisognerà attendere ancora; le date erano infatti piuttosto numerose ma distribuite molto spesso tra “locali in cima ai monti, palestre e centri sociali. Ricordo infatti molte dormite su palchi sporchi e situazioni precarie che hanno contribuito a rafforzarci le ossa come band e sono molto soddisfatto di questa attitudine punk che avevamo nel suonare in qualsiasi luogo” ricorda Tommy.

Andy invece ricorda così quei giorni: “La prima data suonammo al Topsy di Livorno, un locale carino dove eravamo supporto di un’altra band italiana, i Mortuary Drape. Ricordo che andò bene e dovrei ancora avere la registrazione anche se sarà inascoltabile! In quel periodo suonavamo veramente dappertutto, ovunque ci chiamassero per la passione che avevamo… C’era una mentalità diversa, non importavano i soldi o il posto, l’importante era suonare! Come altre date belle suonammo diverse volte a Nizza in un bel locale ed a Lisbona, che fu una data memorabile! Fu memorabile anche quando ci esibimmo a Roma in una palestra e dopo il concerto (che andò bene) mi inseguirono una trentina di naziskin perché avevo i capelli lunghi!”

Durante il 1992 però, avvengono i primi cambiamenti: Fabio lascia la band.Questo il parere di Tommy a riguardo: “Fabio è una persona squisita con cui siamo ancora in contatto (inteso il 2011 n.d.r.) ma nel momento in cui le cose iniziarono a diventare abbastanza serie, suonando all’estero o avendo anche la prospettiva di un contratto discografico, non se la sentì di proseguire a causa dei ritmi incessanti, anche se è sempre stato un grande appassionato di musica metal”.

1993: Above the Light

Fu così che improvvisamente, conclusosi il tour italiano, la band rimase con un posto vacante al microfono che andava assolutamente occupato in tempi stretti. Si decise di fare un tentativo facendo provare Andy alla voce; funzionò alla grande, ed in poco tempo, dopo aver arrangiato le parti di basso in modo tale da per poter svolgere al meglio entrambe le parti, la band ottenne un contratto discografico per due album con la Nosferatu Records nel 1993.

Siamo ora giunti ad uno dei perni fondamentali della storia di questa band e risponde al nome di “Above The Light”, lp d’esordio registrato nel gennaio del ’93 ai Waterbird Studios di Catania e destinato a diventare un masterpiece del metal estremo italiano, apprezzato in tutto il globo. Con il suo contenuto elaborato, estremamente tecnico ed innovativo, “Above the Light” riesce, grazie alla sua inaudita violenza mescolata al sound inclassificabile della band, a colpire il panorama metal attirando i fari su di sé.            Oltre a fare questo, il disco fece “etichettare” la band come un concentrato di qualità dagli esperti, nonostante i suoni non siano ancora elaborati appieno; le sonorità erano a cavallo tra un death metal canonico ed un genere più gotico che si rigirava quasi nel black con spiccatissime rievocazioni dello stile di Jeff Water degli Annihilator nelle linee chitarristiche, band che in quel periodo era uscita con l’ottimo “Alice In Hell” mandando fuori di testa Tommy.

“Above The Light” segnò un nuovo inizio per il metal estremo italiano e non, diventando per molti un disco capostipite di quelle band che poi nasceranno in seguito riproponendo death metal molto tecnico. Nonostante nacquero in contemporanea ai Sadist gruppi che all’epoca non avevano una personalità molto spiccata come Dark Tranquillity o In Flames, ma che faranno poi da traino per un accrescimento della scena svedese sorretta già da band storiche come At the Gates o Meshuggah, i nostri non riuscirono a fare da traino per un risollevamento della scena italiana, così come non ci riuscirono nel thrash i grandi Extrema, nominato miglior gruppo italiano del momento.Anche se all’estero il nome dei Sadist aveva sempre fatto da faro per la scena nazionale, all’interno di quest’ultima non riuscirono ad imporsi al meglio e decisero così di ripiegare su tour fuori dalla nostra penisola che durante il 1993 vedettero la band a supporto di Blind Guardian, Samael (in Francia) ed alle leggende del grindcore Carcass, durante la loro tappa italiana. La fama era in notevole aumento e l’lp uscì anche in Giappone, con due bonus track, “T.C. Psyche (live)” e la futura traccia numero sei di “Tribe”, “Spiral Of Winter Ghost”.

A quel punto però, i problemi iniziarono ad emergere, Andy passava un cattivo periodo con problemi personali che si ripercossero in divergenze all’interno del gruppo e arrivando così ad una spiacevole conclusione: Andy era fuori dalla band. In un momento di piena attività e con un contratto che prevedeva ancora un album, la necessità impellente era di trovare immediatamente un cantante ed un bassista, che dopo diversi provini risposero corrispondentemente al nome di Zanna e Chicco. Era il 1993, un EP ed un LP all’attivo, tour che hanno girato in lungo ed in largo l’Italia e che ha toccato diversi paesi esteri ed adesso un secondo cambio di line-up. Dopo un ottimo disco non si poteva immaginare cosa sarebbe potuto uscire con il suo successore in quel momento, sta di fatto che l’opinione pubblica generale, fans e critica, in conseguenza all’attività incessante della band ed alle composizioni incredibili per l’epoca, doveva fidarsi della scelta di Tommy e Peso nel valutare i nuovi membri. A quanto pare, visto il successo globale che raggiunse il successivo “Tribe”, la scelta, perlomeno a livello tecnico/compositivo, fu azzeccata in pieno. La distribuzione in Giappone vendette ottimamente e si prospettava un periodo molto fruttuoso per questi ragazzi, confermando l’ascesa che era stata incessante fino a quel momento: i Sadist avevano iniziato a far male sul serio.

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