Quello corrente non è il migliore periodo per giudicare con l’opportuna lucidità un album come “Blind”. Nel marasma di proposte death-thrash che, talvolta con veri e propri plagi, stanno facendo prepotentemente riemergere il fantasma degli At The Gates è, infatti, sempre più difficile non accogliere con una certa (giustificata) diffidenza dischi come quello in questione.

Per fortuna dei Soul Demise gli undici brani che caratterizzano il prodotto riescono, grazie anche all’esperienza maturata nei quattro album precedenti, ad offrire spunti che consentono all’album di non dover essere accantonato nella già altissima pila di uscite trascurabili. Con precisione, velocità sempre elevata ed una buona dose di violenza, infatti, la formazione teutonica riesce sempre a tenere buono l’indice di gradimento di un disco che scorre via senza mai tentare di strafare nè sorprendere. Chi di questo genere è un cultore ed un estimatore non potrà fare a meno di gradire ed immedesimarsi nei riff tiratissimi delle twin guitars, i tempi egregiamente sostenuti da Roland Jahoda e negli acidi vocalizzi di Roman Zimmerhackel per la verità ancora una volta troppo legati allo stile di Lindberg. Tra il sempre buon compendio di aggressività e melodia che i cinque riescono a tessere, un pò fuori luogo sembrano le tracce strumentali che non fanno altro che addormentare il disco e, nel caso di “Mirrow Of Thoughts”, far sensibilmente scemare l’indice creativo dell’album.

Come già detto qualche riga sopra “Blind” può essere ottimamente accolto dai nostalgici dei tempi di quel capolavoro intitolato “Slaughter Of The Soul” che ne rimarranno senz’altro mediamente soddisfatti. Per tutti gli altri un album ben suonato, ottimamente prodotto ed altrettanto ben interpretato; putroppo meglio del solito ma “nient’altro” che pienamente sufficiente.

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