SONISPHERE FESTIVAL ITALIA 2013
Rho Fiera Milano – 8 giugno 2013

Per qualcuno questo Sonisphere Italia 2013 è quello “dei poveri” o un concerto degli Iron Maiden con qualche band di supporto. Effettivamente, almeno per il sottoscritto, l’attesa è stata tutta per il revival del “Maiden England tour”, pure senza sottovalutare la presenza di un nome importantissimo come quello dei Megadeth. Certo è che il confronto con i Sonisphere in Francia e Spagna (vedere questo link) è un po’ impietoso, specie considerando il costo del biglietto. Poco male per l’organizzazione, visto che, a quanto pare, i Maiden alla fine hanno fruttato circa 40mila spettatori. Il resto del bill comprende una band di medio livello (commerciale) come i Mastodon e la new sensation Ghost. I nomi d’apertura, per quanto possano essere validi e promettenti, non giustificano del tutto la loro presenza in un festival così importante (per giunta di un singolo giorno).
Veniamo alla location scelta per ospitare l’evento. La “Fiera Milano” in quel di Rho, spesso contestata dai più per il fatto che sia solo cemento senza ripari dalla calura. Il tempo di quest’anno, come sappiamo, è stato avaro di sole, e anche il giorno del concerto non ha fatto eccezione. Per cui, almeno quest’anno, il problema non si è posto. Questo non toglie che la cosa vada presa in considerazione per eventi futuri. D’altro canto, se ci sono gruppi che mi piacciono, non mi formalizzo più di tanto. La mia attenzione è più rivolta verso la qualità dei suoni e dello stage. A volte capita anche che i metallari “duri e puri” si trasformino improvvisamente in mammolette…
Buone aree-food un po’ sparse dappertutto, prezzi non troppo convenienti ma il linea con questo tipo di manifestazioni.
Stendiamo un velo pietoso sui 16€ per i parcheggi e sui servizi igienici, che di igienico non hanno proprio nulla! Mai come in queste occasioni sono felice di poter pisciare in piedi!
Tirando le somme quindi, questo Sonisphere Italia 2013, va visto proprio come un concerto degli Iron Maiden con band di supporto. Ottimo evento sicuramente per i fans della Vergine di Ferro ma lontano dall’essere considerato come un importante festival itinerante.

VOODOO SIX
Sono le 15 di questo afoso 8 giugno 2013 non c’è un filo di vento quasi l’unica fortuna son le docce a cui faccio una scappata poco prima che inizino i Voodoo Six gruppo di cui conosco poco e nulla e approffito dell’occasione per andarmeli a vedere dalla transenna da cui poi si accede al pit. Il quintetto Inglese che si è fatto largo suonando a vari festival europei è oggi in Italia a presentare il disco uscito proprio il 4 giugno (distribuito da Spinefarm Records/Universal) intitolato “Songs To Invade Countries To”. Questa band dal vivo dimostra nonostante il non eccessivo tempo che gli è stato concesso di che pasta è fatta. Vedrò poi con il disco in studio; la prova dal vivo è brillantemente superata.
[Mattia Bertozzi]

 
GHOST
I Ghost (o Ghost B.C., che dir si voglia) sono sicuramente una delle band del momento. Molti attribuiscono il loro successo (o almeno parte di esso) al loro “abbigliamento” decisamente fuori dalle righe. Per chi ancora non conoscesse i sei svedesi, i Ghost sono capitanati dal fantomatico cantante Papa Emeritus, personaggio misterioso vestito da cardinale maligno, con una maschera da teschio che copre totalmente il volto. Il resto dei musicisti, anch’essi del tutto anonimi, sono i Nameless Ghouls, completamente incappucciati di nero.
Al di là dell’aspetto puramente visivo, i nostri ci sanno fare, richiamando le atmosfere oscure figlie degli anni ’70, giusto mix tra Black Sabbath, King Diamond, senza trascurare i fondamentali Death SS.

Ghost

Lo show dei Ghost si apre con l’accoppiata Infestissumam / Per Aspera Ad Inferi direttamente dal loro secondo ed ultimo album. L’acustica non è perfetta ma il muro sonoro dei nostri è notevole. Guidati dalle movenze “aristocratiche” del Papa, i Ghost ci ipnotizzano col loro suono cupo e ossessivo. Davvero convincenti i chitarristi sia in fase ritmica che solista. Il tastierista fa da collante tra i musicisti con un suono piacevolmente settantiano. Brani come l’ormai nota Con Clavi Con Dio, o Stand By Him ne sono un perfetto esempio. Ottima riproposizione della suadente Elizabeth e del singolo Year Zero, dal coro molto catchy.
Lo show si mantiene su livelli più che discreti anche se probabilmente il contesto migliore per questo tipo di musica sarebbe sicuramente il piccolo club, con tanto luci soffuse. Poco male. L’unica pecca del concerto potrebbe riguardare le backing vocals registrate, in quanto nessuno, a parte Papa Emeritus, partecipa alle linee vocali. Del resto anche gruppi più blasonati e di generi diversi fanno uso massiccio di cori registrati (ad esempio Queensrÿche o Rhapsody Of Fire).
Il concerto dei Ghost si chiude con Monstrance Clock, con il Papa che invita il pubblico a partecipare cantando il ritornello. Buona risposta dei ragazzi presenti che sembrano avere apprezzato lo show degli Svedesi. Bene così.
[Perf]

Ghost setlist:

  • Infestissumam
  • Per Aspera Ad Inferi
  • Con Clavi Con Dio
  • Prime Mover
  • Elizabeth
  • Stand By Him
  • Death Knell
  • Year Zero
  • Ritual
  • Monstrance Clock

 

MASTODON
Sono ormai le 17:30 e sta per iniziare il momento finale del Sonisphere Italiano ed è il turno dei Mastodon di salire sul palco principale che vedrà più tardi Megadeth e Iron Maiden. Il tempo concesso agli americani Mastodon è di un ora intensissima divisa in 11 canzoni dove non si dà spazio a pause e dimostrano così il Pezzo da novanta che li si definisce nello sludge molto denso e massiccio, l’esibizione è eccellente anche se la grande pecca sono i volumi che risultano un minestrone per chi non li conosce molto bene nonostante ciò i fan sono in visibilio per lo spettacolo che offrono i cinque americani e di certo non avran conquistato nuovi probabili fan data la scarsa qualità dei volumi stessi.
La scaletta ci ha fatto sentire pezzi degli album precedenti dei Mastodon e di “The Hunter” ormai del 2011 di cui abbiamo visto la copertina alle spalle dei 4 americani.
[Mattia Bertozzi]

Mastodon setlist:

  • Black Tongue
  • Crystal Skull
  • Dry Bone Valley
  • Thickening
  • Octopus Has No Friends
  • Blasteroid
  • Crack The Skye
  • Spectrelight
  • Curl Of The Burl
  • Blood And Thunder
  • The Sparrow

 

MEGADETH
La buona riuscita di uno spettacolo dei Megadeth, che piaccia o meno, dipende dalla vena del leader Dave Mustaine. Fortunatamente questa sera il buon Dave era piuttosto in forma e di ottimo umore, chiacchierando col pubblico più del solito (rispetto alla sua normalità).
Lo show inizia con Trust, buon pezzo catchy ma, a mio avviso poco adatto per aprire un concerto. Poco male visto che il secondo brano in scaletta risponde al nome di Hangar 18: il pubblico esplode e canta assieme a Dave il coro del classico megadethiano che si conclude con la celeberrima battaglia di assolo (in questo caso) tra Mustaine e Broderick.
Lo stage è composto da monitor, due ai lati e uno più grosso al centro, che proiettano i temi di ciascuna canzone.
Altra gradita riproposizione quella di She-Wolf, dal controverso “Cryptic Writings”, con un Mustaine davvero in palla. Il resto dei musicisti non si discute, professionisti di alta scuola, con un Chris Broderick spettacolare alla sei-corde.

Megadeth

Lo show prosegue con A Tout Le Monde, dedicata, per l’occasione, da Mustaine a Roma. La nostra Cristina Scabbia (frontwoman dei Lacuna Coil) raggiunge la band sul palco per duettare con il buon Dave. Applausi del pubblico che sembra gradire anche la performance della cantante milanese.
Ora Dave introduce e rende omaggio ad uno degli album più amati dei Megadeth, il mitico “Countdown To Extinction”. Ne vengono eseguiti la superba title-track e la maligna Sweating Bullets che ha fatto saltare tutto il pubblico.
Durante l’esibizione i Megadeth hanno tempo di presentare anche due nuovi brani tratti dal nuovissimo album “Super Collider”, vale a dire la title-track e Kingmaker. Benché da vivo questi pezzi acquistino sicuramente una migliore verve, il confronto coi vecchi classici è davvero impietoso e l’accoglienza tiepida del pubblico ne è la prova. Fortuna che nel finale i Megadeth calano due assi come Symphony Of Destruction e Peace Sells che mandano in visibilio la platea. Dopo una brevissima pausa lo show si chiude definitivamente con l’arcinota Holy Wars.
Come detto in apertura il grosso di uno concerto dei Megadeth poggia sulle spalle di Dave Mustaine. Fortunatamente il rosso bad-boy californiano era decisamente su di giri, autore di una buona prova anche dietro il microfono, tenendo quindi alto il nome dei Megadeth che hanno offerto complessivamente un ottimo show.
[Perf]

Setlist Megadeth:

  • Trust
  • Hangar 18
  • Kingmaker
  • She-Wolf
  • A Tout Le Monde
  • Countdown To Extinction
  • Sweating Bullets
  • Public Enemy No. 1
  • Super Collider
  • Cold Sweat (Thin Lizzy cover)
  • Symphony Of Destruction
  • Peace Sells
  • Holy Wars… The Punishment Due

 

IRON MAIDEN
Il palco adornato da ghiaccio e i due grossi monitor proiettano immagini di enormi iceberg che si sciolgono. Quando parte l’intro sulle note del classico Doctor, Doctor il pubblico del Sonisphere è già in festa! Gli Iron Maiden tornano in Italia per celebrare il leggendario “Maiden England”, show del fu “Seventh Tour” del 1988.
Parte il celebre prologo “Seven deadly sins…” cantato praticamente da tutto il pubblico e sulle prime note di Moonchild entrano i Maiden e la folla esplode!
Il sestetto inglese ci mette davvero poco a mettere a ferro e fuoco il palco! Tra fuochi d’artificio e le urla del pubblico si fa strada Bruce Dickinson, che con consumata maestria non si limita solo a cantare (divinamente): interpreta, recita, ti ammalia, tiene sotto scacco tutto il pubblico! Accanto al folletto di Worksop, tre chitarristi che hanno segnato un’epoca (o almeno due dei tre) con le loro armonizzazioni e i loro solo incrociati. E poi c’è lui, alla destra del palco (rispetto al pubblico), davanti al sottoscritto. Inutile nominarlo, per lui gli anni non passano mai. Una grinta fuori dal comune, mentre snocciola le sue terzine alla velocità della luce e canta tutti (cazzo tutti!) i pezzi dall’inizio alla fine. Una leggenda vivente che mi commuove tutte le volte che lo vedo!
Ripresomi dal fragore dell’estasi iniziale, ritorno alla realtà. Noto che il palco al solito è immenso e su due livelli. Bruce Dickinson, incurante delle sue 55 primavere, salta su e giù da una parte all’altra dello stage, appostandosi prima sopra la batteria per poi guadagnare il centro della scena. Il suono è davvero potente e pulito. Posso distinguere chiaramente le tre chitarre e il basso pulsante di Harris che accompagna il funambolico MacBrain alla batteria.

Iron Maiden 02

Sullo sfondo del palco un grosso monitor che proietta i temi delle varie canzoni. Così non si può sbagliare quando vediamo la testa di Eddie trapassata da una mano. Can I Play With Madness irrompe col suo celeberrimo coro cantato a squarciagola da tutto il pubblico. Anche se in tema, il brano non è certo una novità nelle setlist maideniane. La prima gradita sorpresa è invece The Prisoner, direttamente dal 1982, brano non riproposto spessissimo ma con un coro travolgente e una superba parte solista in cui si mette in evidenza il mitico Adrian Smith. La prima vera palpitazione cardiaca! Segue un altro arcinoto classico che risponde al nome di 2 Minutes To Midnight. Una novità di questa scaletta è Afraid To Shoot Strangers, brano lento, dalla grande intensità. Ok, il pezzo è decisamente fuori tema visto che è post ’88 (del 1992 per la precisione) e probabilmente molti, come il sottoscritto, avranno pensato che il pezzo in questione abbia “rubato” il posto di Infinite Dreams. Potrebbe anche essere…ma nonostante questo Afraid… manca da parecchi anni nelle setlist e risentirla dal vivo è stato comunque piacevole, non fosse altro per la toccante interpretazione di Dickinson che pare narrarci le storie di guerra trattate nel testo della canzone.
The Trooper e The Number Of The Beast non hanno certo bisogno di presentazioni, servono solo ad aizzare ulteriormente la folla, per altro sempre e completamente partecipe. Altra “fitta” al cuore quando Bruce annuncia Phantom Of The Opera. Un giorno il cantante inglese ha affermato che chi non ama questo pezzo non è un fan degli Iron Maiden: cazzo se ha ragione! Oltre sette minuti di cavalcate metalliche che mi hanno riportato indietro nel tempo! Lacrime trattenute a fatica!
Con Run To The Hills abbiamo il piacere di salutare il buon vecchio Eddie, questa volta in versione soldato che, al solito, si va ad azzuffare con Janick Gers. Wasted Years è l’unico brano dal mai troppo lodato “Somewhere In Time”, canzone perfetta che col suo intro di chitarra ha influenzato intere generazioni.
L’apice dello show per il sottoscritto, e credo anche per molti dei presenti, è stato l’esecuzione della mastodontica Seventh Son Of A Seventh Son. L’Eddie intento a leggere un vecchio libro di fronte a una sfera di cristallo troneggia dietro la batteria di Nicko e il settimo figlio è tra noi… Pelle d’oca fin dall’incipit “Here they stand brothers them all…”, con un Bruce Dickinson straordinario cantore che ci guida nei meandri di questa epica composizione. Steve Harris pare indemoniato a scandire il tempo col suo basso pulsante. Il pubblico è stregato ma partecipa al coro cantando assieme a Bruce fino alla parte centrale: “Today is born the seventh one / Born of woman the seventh son…” ed ecco che esce dal palco un lugubre organo a canne suonato da un losco individuo mascherato. La tensione e l’eccitazione sono palpabili, grazie all’atmosfera creata dalle tastiere, fin quando le chitarre non prendono nuovamente il sopravvento nell’orgia di assolo finali! E stavolta è davvero dura trattenere qualche lacrimuccia! Applausi a scena aperta!
Dopo cotanta intensità emotiva, la band ripropone un altro dei migliori brani da “Seventh Son Of A Seventh Son”, la mitica The Clairvoyant, col suo caratteristico giro di basso iniziale. Ancora una volta il pubblico in subbuglio, cantando e agitandosi, per quanto il poco lo spazio a disposizione lo permetta.
Fear Of The Dark è il secondo “intruso” della serata, datato anch’esso 1992. La band e i fans non possono proprio fare a meno di questo celeberrimo classico, del resto molto atteso soprattutto dalle nuove generazioni. Questa volta il buon Dickinson riesce a cantare il brano senza essere sovrastato dal pubblico, come successe nel 2006 a Milano per il tour di “A Matter Of Life And Death”!
Lo show si chiude, come da copione, con l’inno Iron Maiden, con l’Eddie della copertina di “Seventh Son” che trattiene il settimo foglio nel suo stomaco! “Good night from Iron Maiden, from Eddie and from the boys!”. Giuro che se non avesse detto questa frase non sarei andato a casa!

Iron Maiden 03

Dopo una piccola pausa, in cui urla, cori e incitamenti per i propri beniamini l’hanno fatta da padrone, la band ritorna on stage. Dopo l’ormai stranoto discorso di Winston Churchill irrompe Aces High: certo che a questo punto dello show non deve’essere stato facile per Bruce cantare questo brano dalle linee vocali decisamente impegnative! Eppure il singer inglese stupisce tutti grazie all’ennesima ottima performance. Una vera goduria anche la coppia di assolo centrali, ormai storia di un genere.
Altri due super classici come The Evil That Man Do e la mitica Running Free dal primo disco chiudono lo show in maniera definitiva. Con Running Free Bruce fa cantare tutti i presenti e ne approfitta per presentare la band (come se ce ne fosse bisogno!). Al solito numerosi applausi per Nicko, da sempre il beniamino del pubblico italiano! Lancio di plettri, polsini, bacchette, piatti della batteria e la band saluta davvero tutti.
Ogni volta che vedo uno show dei Maiden mi rendo sempre più conto come pochissime band del passato o del presente siano in grado di proporre concerti ad alta intensità come questo, sorprendente mix di musica, scenografia e professionalità, grazie all’abilità dei musicisti e a una miniera di classici che non stancano mai!
A questo giro abbiamo avuto anche il piacere di ripercorrere (almeno in parte) la magia di un’epoca che, purtroppo sappiamo, non tornerà più. Grazie ragazzi!
[Perf]

Setlist Iron Maiden:

  • Doctor Doctor (intro)
  • Moonchild
  • Can I Play With Madness
  • The Prisoner
  • 2 Minutes To Midnight
  • Afraid To Shoot Strangers
  • The Trooper
  • The Number Of The Beast
  • Phantom Of The Opera
  • Run To The Hills
  • Wasted Years
  • Seventh Son Of A Seventh Son
  • The Clairvoyant
  • Fear Of The Dark
  • Iron Maiden
  • Churchill’s Speech / Aces High
  • The Evil That Man Do
  • Running Free

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