Gian Carlo Petracco è un simpatico ragazzo torinese con la fissa dei campionamenti e della manipolazione di suoni tramite computer e sintetizzatori. Nel 1998 fonda la sua band, Snowboy, di cui è intuitivamente unico rappresentante ed esecutore. Produce una serie di demo, e, data la mia notoria predisposizione ad apprezzare progetti sperimentali e contaminati, il sommo GDF decide di mandarmene uno da recensire. Si tratta di “Heavy Emulation”, composto nei primi mesi del 2003. Oltre al bene amato Petracco vi partecipano tali Patrik, Enrico, Carlo e Matteo, personaggi assolutamente oscuri che dovrebbero aver dato il loro contributo su “Heavy Emulation”, chi cantando, chi registrando tracce di chitarra, chi componendo testi. L’artwork del demo è decisamente scarno, ma tant’è, non è l’involucro che conta, ma quello che contiene. Prima di mettere il dischetto nel lettore, dò un’occhiata alla biografia. Tralasciando imbarazzanti errori di ortografia e costruzione di pensieri con una parvenza di senso compiuto, mi balza all’occhio la serie di band alle quali il nostro Gian Carlo dovrebbe essersi ispirato: White Zombie, Atari Teenage Riot, Prodigy, Manson, Nine Inch Nails (…). Ora, non me ne voglia Snowboy, ma qui è proprio tutto sbagliato. Quando il cd ha cominciato a compiere i suoi giri sfiorato dai raggi della fibra ottica, quello che ho sentito è stato un collage di ritmi elettronici, voci filtrate, chitarre sintetizzate, effetti il più delle volte grotteschi, voci manipolate da qualche programma demenzial-radiofonico. Le canzoni in realtà non esistono, non seguono nessuna linea melodica, sono incastri raffazzonati somiglianti più ad un quadro iperrealista dove le immagini da replicare oltrepassano le quattro dimensioni (ok, nemmeno io ho capito che intendessi con questa frase, ma Snowboy sta seriamente mettendo in difficoltà il mio già precario equilibrio psicofisico, cercate di avere compassione di me). Deliri a parte, Gian Carlo Petracco ha un talento palese nel manipolare suoni e utilizzare tecniche di cut’n’paste. Il problema è che “Heavy Emulation” non è un disco, ma una specie di esercizio che mette in evidenza queste sue capacità. Ne viene fuori un lavoro tecnicamente più che buono, ma azzardare paragoni con Nine Inch Nails o Ministry è una semi-bestemmia. E’ proprio la violenza concettuale e l’intensità emozionale a rendere grandi questi gruppi. L’utilizzo di tecnologie all’avanguardia è il mezzo per trasmettere il disagio e l’angoscia della cultura post-industriale, non il fine. Snowboy, per dirla tutta, ha invertito le parti. E risulta veramente difficile prenderlo sul serio.

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