Devo dire che sono rimasto favorevolmente colpito da questi Slaves To Fashion. La loro musica è si compone, fondamentalmente, di due anime distinte: quella più hard rock di matrice Europe, e quella un pochino più legata agli anni ’70 ed al progressive dell’epoca, con chiare influenze di scuola Genesis. E la cosa più incredibile è che tutto questo è chiaro anche se l’Ep autointitolato che ho tra le mani dura soltanto un quarto d’ora scarso. Il fatto, comunque, che gli Slaves To Fashion non siano degli sprovveduti lo si capisce anche dal vedere che hanno aperto delle date per Jorn Lande, non proprio l’ultimo arrivato, insomma.
Le quattro canzoni contenute in “Slaves To Fashion” sono ben fatte, arrangiate in maniera estremamente professionale e registrate con altrettanta cura. Nulla viene lasciato al caso e le linee vocali sono di quelle che ti rimangono in testa e che ti ritrovi a cantare per strada mentre vai al lavoro. Oltre a questo è da sottolineare l’omogeneità dei brani e, al contempo, il loro differenziarsi l’uno dall’altro in maniera anche piuttosto marcata. Mi rendo conto che sia un concetto complicato, ma gli Slaves To Fashion sono riusciti nell’impresa di creare delle canzoni in cui il loro stile è riconoscibile, ma anche a variare, facendo sì che l’ascoltatore non si annoi e non creda di ascoltare sempre lo stesso brano.
Il mio consiglio è quello di far vostro questo Ep, così come il disco dei P:O:B, band antecedente gli Slaves To Fashion e con la medesima formazione. Passato e presente si uniscono perfettamente in “Slaves To Fashion”, punto d’incontro ideale tra i due gruppi.

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