“My Secret Diary” è il nuovo album solista di Simone Fiorletta, chitarrista dei Moonlight Comedy e quale migliore occasione di questa per poter scambiare quattro chiacchiere sui progetti presenti e futuri di questo disponibilissimo e simpaticissimo artista? A voi tutti buon lettura!

Ciao Simone, un caloroso benvenuto sul nostro portale! Come stai e che cosa stai facendo in questi giorni?
Ciao Daniele!! In questo periodo sono impegnato con la mia scuola di musica, con un po’ di attività live ed ho iniziato la stesura del nuovo disco dei Moonlight Comedy parallelamente a un altro progetto di cui ti parlerò durante questa intervista.

Parliamo subito di “My secret diary”: questo tuo nuovo lavoro mi sembra un album maggiormente “open mind” e proiettato verso nuovi territori e situazioni musicali che ancora non avevi esplorato se paragonate al precedente “Parallel worlds”, a mio parere, più diretto e potente … sei d’accordo con me?
Sono pienamente d’accordo e ti assicuro che nulla è stato studiato a tavolino. Da solista compongo musica lasciandomi trasportare dalle mie emozioni, per questo non “posso” pianificare a priori che stile adoperare nelle mie songs e per lo stesso motivo nell’album sono presenti brani differenti tra loro, stilisticamente parlando, ma allo stesso tempo accomunati da una base Rock.

Rispetto a “Parallel Worlds” hai cambiato completamente compagni di viaggio: come mai questa scelta? Volevi forse che l’album suonasse in maniera differente?
E’ stata un’evoluzione naturale. Premettendo che da solista mi piace cercare collaborazioni nuove piuttosto che creare una vera e propria band, in passato feci ascoltare “Parallel Worlds” ad Andrea De Paoli (Labyrinth) e dopo aver ricevuto un suo grosso apprezzamento, gli proposi di suonare sul mio nuovo disco che allora era ancora nella mia mente. Lui accettò e proprio tramite Andrea arrivai a Tony Liotta e Pasko.

Quanto ha contributo, nel processo di stesura e di creazione di “My Secret Diary”, la vicinanza di Andrea, Liotta e Pasko? Intendo: hai dato libero sfogo alla loro creatività (in particolare quella di De Paoli, che ritengo essere fantastica) oppure hai fornito loro partiture già pronte da essere suonate?
Nei miei lavori devo essere io l’unico autore delle canzoni perché, come detto prima, le mie songs mi descrivono e chi può farlo meglio di me?! Quando butto giù le mie idee, lo faccio sempre accompagnando il tutto programmando basso e batteria per dare sin da subito un’impronta alla canzone. Ecco, io fornisco il brano finito ai “miei” musicisti ma per i loro arrangiamenti lascio libero spazio alle loro idee. Le parti di basso e batteria sono state riarrangiate da Liotta e Pasko mentre De Paoli è autore del suo operato. Seguo i Labyrinth da svariati anni ormai e non potevo far limitare un tastierista come Andrea, per questo in ogni canzone gli ho dato modo di sviluppare i suoi soli oltre che le sue parti ritmiche.

“My Secret Diary” è un album totalmente strumentale e quindi forse potrebbe scoraggiare a prescindere l’ascoltatore. Credi quindi che questa tua scelta possa penalizzarlo, tenendo anche conto che non è un album propriamente “metal” e che quindi potrebbe non essere preso in considerazione da chi magari ti segue con i Moonlight comedy?
Quando pubblico dischi a mio nome non pretendo che tutti i fan dei Moonlight Comedy lo ascoltino anche perché mi rendo conto benissimo che il mio stile è ben differente da quello che propongo con la mia band. Allo stesso tempo però è pur vero che, seppur essendo strumentale, è molto più facile da ascoltare e capire e quindi ciò potrebbe estendere questo lavoro a un pubblico potenzialmente più vasto. Sinceramente ciò che m’interessa non sono le vendite o cose simili ma spero solo che MSD venga ascoltato da persone che sono in grado di lasciarsi emozionare dalla musica senza cercare esercizi tecnici nelle composizioni.

Gli innesti completamente folli (ovviamente in senso buono) di De Paoli che molto spesso stravolgono l’andamento lineare del brano (vedi “I came back”) giungono totalmente inaspettati e in maniera del tutto imprevedibile: mi puoi quindi motivare la scelta di inserire break tipicamente fusion o jazz quando l’andamento del brano sembrava portare verso altre situazioni o comunque sembrava mantenere una certa coerenza e linearità?
Come hai detto tu stesso, un album strumentale già a propri potrebbe non esser visto di buon occhio…pensa se poi è composto anche da canzoni “uguali” dall’inizio alla fine senza una parte che ti colga di sorpresa…

“My Secret Diary” un titolo che già la dice lunga su quello che sarà il contenuto dell’album: sembra, infatti, suggerire una raccolta personale di emozioni e brani scritti in diversi momenti della tua vita e che rappresentano qualcosa di importante per te. Mi sbaglio o ci ho azzeccato?
Ma come devo fare con te?! Mi anticipi su tutto!!! A parte gli scherzi… ho dato questo titolo al disco perché mi piace comunicare con le persone tramite la musica descrivendo i miei stati d’animo, le mie esperienze, i miei modi di vedere e di vivere la vita. Ogni canzone è nata da tutto ciò che mi circonda, da tutto ciò che provo e per farlo capire sin da subito credo che tale titolo sia stata la cosa più azzeccata!!!

Mi puoi parlare dei brani in questione? Puoi dirmi tutto quello che ti salta in mente.
“A Day In California”, opener dell’album, nata dal desiderio di poter andare un giorno in America e aspettando quel dì immagino come possa essere…suonando. “I Came Back”, come dice il titolo e da come si può ascoltare nella song, è una sorta di saluto verso tutti per annunciare il mio ritorno. “To Fly Over The Rainbow”…credo che capiti a tutti di fantasticare , di viaggiare con la mente, di sognare ad occhi aperti, di volare con la mente anche fino oltre l’arcobaleno. “Welcome, Anita!”, canzone a cui sono molto legato. Anita è la figlia di un mio caro cugino nata appena un anno fa e che io personalmente ho battezzato. Come dice il titolo, è un benvenuto a questa piccolina nel nostro mondo. “Only Three Minutes To Dream” nata in un periodo in cui, per impegni vari, avevo pochissimo tempo da condividere con la mia ragazza. “Solo tre minuti per sognare” è un modo di descrivere un arco temporale molto breve ma intenso. “Borderline” è ispirata al disturbo mentale di personalità, per questa la song è un po’ variegata nel complesso. “You Are My Past, Present, Future” è una song strutturata in tre periodi che fanno riferimento a tre fasi della vita vissute con la propria compagna. “Brawl In A Saloon” è nata dall’esigenza di inserire una song, usiamo questo termine, virtuosa e così mi è balzato nella mente l’immagine di una “rissa in un saloon” ed ho provato a musicarla a mio modo. “The Beginning Of A New Era” è stata la prima canzone che ho composto dopo aver fatto la conoscenza di tutti i membri della band e, in un certo senso, sapevo che sarebbe stato l’inizio di un nuovo percorso molto interessante. “Good Bye” è una sorta di risposta di “I Came Back”: mentre in quest’ultima, come detto prima, annuncio il mio ritorno, con “Good Bye”, invece, saluto tutti gli ascoltatori concludendo così l’album.

Ascoltando “You are my past, my present, my future” mi sembra che nella sua brevità, il brano sia suddiviso tuttavia in tre parti a indicare proprio questi diversi stati temporali … sono pazzo oppure era questo il tuo intento?
Anche qui hai pienamente ragione però devo dirti che questa song è l’unica canzone del disco composta da De Paoli ed io, in un secondo momento, ho scritto le parti di chitarra.

Penso che tu sia uno di quei pochi chitarristi che non fa un mero sfoggio di tecnica ma cerca, attraverso le sue composizioni, di regalare e trasmettere emozioni ai propri ascoltatori (e se vuoi un esempio ti cito “A day in California” e “To fly over the rainbow” ma ce ne sarebbero altre da aggiungere) : ti ritrovi in questa mia affermazione e soprattutto cosa pensi dei tuoi colleghi che macinano note su note per il solo gusto di dimostrare la loro bravura?
De Gustibus… posso dirti che personalmente prediligo chitarristi che cercano in primis la melodia se poi riescono a fonderla anche con un discorso virtuosistico, ben venga. Mi capita di ascoltare molti album strumentali di chitarristi nell’underground e non e, a mio avviso purtroppo, mi sembra che pubblicare album stia diventando una sorta di gara a chi è più o meno bravo o più o meno veloce… e la musica dov’è?!

Ho trovato “Brawl in a saloon” molto divertente: come riesci a creare e a far nascere brani così differenti tra di loro? È un processo che ti viene del tutto spontaneo oppure trai ispirazione da qualcosa?
Tutte le canzoni hanno una fonte di ispirazione. Nel caso di “Brawl In A Saloon” avevo intenzione di scrivere almeno un brano abbastanza tecnico ma non mi andava di sfornare la solita song tirata a 200 di metronomo ecc. ecc. Così ho immaginato quelle tipiche risse nei film comici ambientati nei saloon con immagini accelerate per rendere il tutto più simpatico e meno drammatico… hai presente? E così al suo ascolto, seppur privo di immagini, ti viene da sorridere e prenderla in maniera leggera piuttosto che assorbirti un mattone di canzone.

Che cosa ti porta a comporre un album i cui brani sono così diversi tra loro? E soprattutto come mai all’interno di tutto “My Secret Diary” c’è questo continuo alone jazz, fusion e a volte anche new age?
Descrivendo la mia vita e le mie emozioni, viene spontaneamente una tracklist variegata dato che, come tutti, provo emozioni diverse, vivo situazioni diverse e via dicendo. Le influenze stilistiche, poi, mi vengono date da un ascolto che si estende dal Metal al Rock, dal Pop alla Fusion. Pensa che in questo periodo nel mio lettore cd c’è Elisa e Anastacia.

La produzione del disco mi sembra più orientata verso la pulizia dei suoni piuttosto che prediligere l’impatto sonoro … come mai questa scelta?
L’album ha ben poco, o forse è meglio dire, non ha nulla di Metal e credo che un discorso di impatto sia richiesto più per un altro tipo di genere. Ho cercato maggiormente la pulizia per far risaltare la canzone e non l’aggressività.

Ogni volta che riascolto “My Secret Diary” scopro nuove sfumature che prima non avevo notato e rimango sempre più affascinato dall’eleganza dei brani proposti, in particolare sto parlando di “Welcome, Anita!” e “Only three minutes to dream”. Hai mai pensato di realizzare, ad esempio, un disco totalmente acustico o in ogni modo semi acustico che magari racchiuda al suo interno brani come quelli appena citati?
Un disco totalmente acustico, almeno per ora, non me la sento di proporlo però a un album composto solo da ballad e momenti più soft ci sto facendo un pensierino.

E ora qualche domanda un po’ più frivola: come va con “Les Enfants Production”? Ai tempi della nostra intervista “doppia” con il De Paoli mi dicesti che avevi appena incominciato a collaborare con loro…
Con loro funziona che invii brani e non sai se e quando vengono pubblicati. Ma comunque si può dire che me ne sono tirato fuori per pensare maggiormente a tutti i miei progetti che ho in cantiere e che ti assicuro non sono pochi.

Ti potremo vedere in tour con quest’album solista?
Credo sia un po’ difficile perché questo mio side-project è nato come progetto studio. Per i live preferisco di gran lunga farmi vedere con i Moonlight Comedy.

Questi sono i miei chitarristi preferiti: Michael Romeo, John Petrucci, Kiko Loureiro (che tra l’altro ha registrato un disco jazz davvero niente male, non so se l’hai sentito … s’intitola “Universo Inverso”) e poi sì, Simone Fiorletta … cosa ne pensi di loro e mi puoi dire quali sono le tue attuali influenze?
Innanzi tutto ti ringrazio per il tuo parere e per avermi inserito tra nomi grossi della chitarra!!! Romeo è un chitarrista che da un po’ di tempo a questa parte seguo molto anch’io e trovo che abbia delle idee davvero pazzesche, ovviamente nulla togliendo a Petrucci ed altri. Per quanto riguarda le mie influenze posso dirti che, se parliamo di solisti, amo molto lo stile di Satriani, Zaza e tutti coloro che “usano” la musica per creare canzoni e non esercizi.

Le tue prossime mosse future? Hai già del nuovo materiale pronto?
Attualmente abbiamo dato il via alla composizione del nuovo disco dei Moonlight Comedy. Nello stesso tempo sto lavorando ad un nuovo album, questa volta non strumentale, insieme a Milan Polak (Paul Gilbert, Marty Friedman ed altri) alla chitarra e voce, Andrea De Paoli (Labyrinth) alle tastiere, Armando Pizzuti (Moonlight Comedy), Domenico Citriniti e Walter Cerasani (Neil Zaza) al basso, Tony Liotta (Santana, Sting), Andrea Scala (Moonlight Comedy) e Marco Aiello alla batteria.

Convincimi a comprare “My secret diary”…
Forse posso anche essere bravo come musicista, ma come venditore non me la cavo proprio per niente,,,eh eh

Che cosa vuol dire per te scrivere dischi da solista? Senti il bisogno di esprimere emozioni ed esplorare strade che forse con i Moonlight Comedy non puoi intraprendere?
Con i Moonlight Comedy, essendo una band, nascono composizioni in cui ognuno di noi gioca il proprio ruolo a volte limitandosi per permettere all’altro di emergere. Da solista, invece, sono io che parlo, sono io che descrivo e che racconto. Però tengo a precisare che sia da solista sia nei Moonlight Comedy c’è sempre “Simone Fiorletta” alla chitarra seppure in vesti diverse.

Un messaggio ai nostri lettori se ti va e … abbiamo finito! È stata dura?
E’ stato un vero e proprio piacere!!! Caro Daniele, saluto te e tutti tuoi lettori che sono stati così pazienti nel leggere questa nostra chiacchierata. Sperando che nessuno si sia annoiato, vi invito a venirmi a trovare su www.simonefiorletta.it. A presto!!!

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