Al suo secondo album, dopo il precedente “The Beginning”, il talentuoso chitarrista dei Moonlight Comedy si ripresenta nel mondo musicale con questo buon “Parallel Worlds”, una vera sorpresa per quanto riguarda la qualità del songwriting, componente molto critica in un album puramente strumentale.
L’album è dominato dalla costante ricerca della melodia, spoglia di virtuosismi che spesso caratterizzano gli album strumentali “chitarristici”. Lo stile mi ricorda molto quello di Satriani, anche se in alcuni pezzi viene mescolato a passaggi di Steve Vai.
I dieci pezzi (a dire il vero 9 in quanto la decima traccia riprende un pezzo del suo precedente album) sono accomunati da passaggi molto malinconici, e, anche a giudicare dai titoli, posso immaginare che Simone prenda ispirazione dai suoi stati d’animo vista anche l’intensità di certi fraseggi per cosi’ dire, molto “vissuti”. Dell’intero album metterei in risalto soprattutto l’iniziale “Parallel Words”, una traccia esplosiva che, dopo il suo iniziale riferimento ai Symphony X, si scatena in un susseguirsi di ottime idee. Seguono l’elegante “Blue Eyes” e la semiacustica “Again With You”, un’ottima colonna sonora nei momenti di riflessione.
La produzione è molto bella e pulita e il suono della chitarra è davvero molto potente e tagliente. Cosa aggiungere a questo album se non che risulta essere un ottimo prodotto, onesto e di grande spessore e di augurargli buona fortuna in attesa di un’ultriore prova in studio.

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