Una miscela di metal moderno, hardcore e post rock: è così che può essere grossolanamente descritta la proposta musicale degli Shank. L’ennesimo gruppetto di incapaci raccomandati pseudo-innovativi? Nient’affatto, perchè se alla formazione salentina deve essere reso un merito questo consisterà nel constatare la capacità di questi ragazzi di mostrare, al debutto discografico, una convinzione nei propri mezzi e una personalità tutt’altro che trascurabili.

Come suggerito dal titolo e dall’artwork del lavoro, le composizioni che lo caratterizzano risultano effettivamente “infettate” da quel senso d’insofferenza urbana ormai da tempo smarrito dal crossover e qui riscontrabile anche a livello lirico. I tempi su cui si stagliano i brani risultano dinamici e sorprendenti, il songwriting amorfo ma piacevolmente inconfondibile dopo pochi ascolti. In questo gioco di comparse improvvise, attacchi sonori frontali e pause riflessive dolenti (e mai stonate con il background creato) un ruolo fondamentale è ricoperto dallo splendido lavoro vocale del cantante Enrico Moscatelli. Con una flessibilità ed un’efficienza che pochi altri sarebbero in grado di mostrare riesce a finalizzare il buon lavoro strumentale messo in atto dal resto della band in maniera a dir poco perfetta donando, a seconda delle necessità: bellissime melodie, parlato incalzante e growls degni di colleghi più titolati (spesso il suo stile ricorda quello di Chino Moreno). L’unica pecca di “Sounds of the Infected”, perdonabile visto il debutto ma comunque abbastanza notevole, è quella di non riuscire a mantenere un’omogeneità qualitativa costante per tutta la durata del lavoro che perde colpi con gli ultimi tre brani tra i quali si salva l’esplosività della buona “(That’s) My Way” e nient’altro.

Una bella sorpresa che, con questo debutto, fonda delle solide basi da cui, con sicurezza e decisione, ripartire per un futuro notevole e di sicuro successo, garantito anche dai margini di miglioramento che la band ha a questo punto della propria carriera.

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