Pubblicato nel 2013

“Interferenze” è il primo lavoro portato alla luce dalle diverse influenze dei componenti dei SETA, band veronese nata nel 2009 . La formazione vede Luca Tosato – voce, Alberto Rossetti – synth/tastiere/cori, Rudy Ferrarese – basso, Lorenzo Meuti – chitarra, Matteo Ortolani – batteria. Ogni componente proviene da esperienze differenti ed ognuno di loro contribuisce a dare particolarità a questo album dal godibile e – a tratti- commerciale ascolto. Quando uso il termine commerciale, intendo un suono “popolare”, pop, che si mischia a toni più marcatamente elettronici/industrial, dove la massa quindi si confonde con un certo tipo di nicchia, per trovare un punto di incontro difficile da rendere piacevole , ovvero i testi in lingua italiana. Dico difficile da rendere piacevole, perchè generalmente siamo abituati ad apprezzare maggiormente lingue anglofone o teutoniche affiancate a tali generi e l’italiano, così poetico e romantico, è difficile da far collimare a certe sonorità spigolose. Quindi impresa ardua per il gruppo che, tuttavia, ha dimostrato di destreggiarsi bene in questo compito. Basta poco per far saltare l’equilibrio di certe sperimentazioni e fare flop. Nonostante ciò, i SETA sono riusciti a lenire questo contrasto, portando un disco con sorprese sperimentali, dosando l’ambiente prevalentemente elettronico con quello più marcatamente rock /hard rock, addizionando piccole parti funk e psichedeliche, per poi far assaporare lentamente una dolce ballad romantica e sognante che calca l’anima non troppo rude del gruppo, anzi … I concetti dei SETA non sono per niente di denuncia contro qualcosa o qualcuno, per niente rabbiosi, ma spensieratamente liberatori e sensibili. Un disco discreto, pacato, per nulla impegnativo, ma fluido e piacevole, che fa liberare sensi ed emozioni attraverso diverse sfaccettature. Pecca in alcune parti un po’ troppo elettroniche e ballabili dove, sinceramente, mi sono trovata in difficoltà per poterlo recensire su una rivista che si occupi di metal, ma le impennate sfumate in industrial e la presenza hard rock sono da premiare, perchè sapientemente miscelate al pop. Lodo la capacità di aver utilizzato l’italiano che , paradossalmente, è l’anello di congiunzione nei contrasti già citati poco sopra.

Album sconsigliato a cuori troppo rocciosi , cupi e funerei, ma consigliato a chi riesce a far scaldare e a piegare il proprio cuore metallico.

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