Mi dispiace, mi dispiace moltissimo di essermi avvicinato all’ascolto del nuovo disco dei Sepultura nel modo che ora vi spiego. Una band allo sbando, senza i fratelli fondatori Max e Iggor Cavalera. Il primo che continua a proporre un genere trito e ritrito come quello dei Soulfly, Iggor che invece non sa più suonare la batteria come un tempo e si limità a suonare musica elettronica!!! in giro per club ubriaco fradicio, facendosi pure cacciare da un locale italiano qualche mese fa. E un progetto fin troppo scadente e commerciale come i Cavalera Conspiracy, messo in piedi solo per sfruttare ancor più la propria già spremutissima popolarità. Sulla sponda della band madre un singer come Derrick Green mai troppo convincente e accettato, degli album senza quel qualcosa in più, necessario per far fare il salto dei qualità, che non hanno mai raggiunto il livello dei capolavori del periodo Cavalera, e tour scarni e “tristi” dove i quattro si sono ridotti a fare da spalla a gruppi come gli In Flames, che ai Sepultura devono tutto o quasi. Come potesse nascere un disco bello e finalmente incisivo con queste premesse era davvero un mistero. E invece…
Invece Kisser e soci hanno reclutato John Dolabella alla batteria e hanno pubblicato il disco migliore dai tempi di “Roots”. La spiegazione che mi sono dato a questo “miracolo” è una sola. I quattro si sono resi conto di non aver più nulla da perdere, sapevano di essere screditati un po’ da tutti, e hanno deciso finalmente di tirare fuori gli attributi scrivendo qualcosa di davvero speciale. E credetemi, faranno ricredere, oltre al sottoscritto, molte altre persone.
Dopo il mediocre “Dante XXI”, che attualizzava la “Divina Commedia” di Dante senza infamia e senza lode, ecco che con il nuovo album si va a raccontare la storia del libro (poi divenuto film grazie a Stanley Kubrick) “Arancia Meccanica”. Il protagonista è Alex, che dà il titolo al disco (A-Lex), ma nella forma in cui è scritto va anche a significare “senza legge” ovvero lo stile di vita di cui si rende protagonista il nostro. Credo sappiate tutti quali siano i temi trattati, ovvero la violenza gratuita della banda di giovani, che si drogano per esaltare le sensazioni, e la cattura di Alex che ,tramite una terapia, verrà ridotto ad odiare tutte le violenze di cui si era reso protagonista per poi subirle su sè stesso. Piccola precisazione, nel concept viene scelto il finale del libro, che differisce leggermente da quello del film. Un concept chiaramente affascinante per il quartetto brasiliano, chiamato a comporre qualcosa di davvero convincente.
“A-Lex” è diviso in quattro parti, divise da altrettante intro intitolate come il disco, e numerate da uno a quattro. Ciò che stupisce di tutto il prodotto è la varietà dei diversi brani, diversissimi fra loro, e la grande qualità generale che rende giustizia ad un concept tanto complesso. Brani come l’opener “Moloko Mesto”, “What I Do”, “Forceful Behavior” o “Enough Said” non fanno prigionieri, rispuntano i ritmi tribali nell’inizio e nella fine di ” Filthy Rot”, stupiscono in positivo i “modernismi” e le nuove sonorità di “Sadistic Values” o “Conform”. Ma in generale è tutto l’insieme ad esaltare e riultare potente, cattivo, completo, compatto, e chi più ne ha più ne metta. Non mi sarei mai e poi mai aspettato di parlare così del nuovo disco dei Sepultura. E quando ormai si pensa di essere arrivati alla fine, ecco la sorpresa finale, che dimostra una volta di più come si abbia deciso di “osare”. “Ludwig Van”, traccia liberamente ispirata al genio classico Beethoven, (il protagonista del concept ha una maniacale passione reverenziale per il compositore di classica), capace di rendere metal anche quello che metal non è. E lo fa in un modo che lascia di sasso chiunque, a dir poco geniale. Ascoltate per credere.
Non c’è nulla da fare, forse sarà la sorpresa del 2009 questo splendido “A-Lex”. Un’opera ambiziosa, composta col cuore e con la passione per la musica, con un impegno ed una voglia di convincere che mancavano da ormai troppo tempo dalle parti dei Sepultura. Ascoltatelo quindi, godetevelo e lasciatevi trasportare dalle note di uno degli album chiave dell’anno in corso. Rinati.

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